22/11/11

Una pericolosa concezione della grandezza...

«(…) I migliori generali che ho conosciuto sono uomini sciocchi o distratti. Il migliore di tutti è Bagratiòn, come lo stesso Napoleone ha riconosciuto.
Ma anche Bonaparte! Ricordo la sua faccia soddisfatta, espressione d'una mente limitata, sul campo di Austerlitz. Non solo un buon condottiero non ha bisogno di genio o di qualità particolari, qualunque siano, ma al contrario deve mancare delle più alte e migliori qualità umane: amore, poesia, tenerezza, dubbio filosofico e indagatore. Deve essere limitato, fermamente convinto che ciò che egli compie è molto importante (altrimenti non avrebbe sufficiente pazienza), e soltanto allora sarà un valoroso condottiero. Dio lo scampi dell'essere un uomo: se sarà un uomo, amerà qualcuno, avrà pietà di qualcuno, penserà a ciò che è giusto e ingiusto. Si comprende che fin dall'antichità abbiano inventato apposta per loro la teoria del genio, perché essi sono il potere».
Lev N. Tolstoj, Guerra e pace, vol. IlI, parte prima, cap.ll.

«[...] quando l'azione è ormai evidentemente contraria a " ciò che tutta l'umanità chiama buono e anche giusto, gli storici adducono il concetto redentore di Grandezza. La Grandezza sembra escludere la possibilità di misurare il bene e il male. Per l'uomo Grande il male non esiste. Non esiste misfatto di cui possa essere incolpato colui che è Grande.
"C'est Grand!" dicono gli storici, e allora non esiste più ne il bene ne il male, ma esiste ciò che è Grand e no.
Grand è il bene e il non Grand è il male. (…)
E a nessuno viene in mente che il riconoscere una Grandezza che non può essere misurata con la misura del bene e del male, equivale a riconoscere la propria nullità e incommensurabile piccolezza».
Lev N. Tolstoj, Guerra e pace, vol. IV, parte terza, cap. 18

«La nostra concezione della Grandezza è quella medesima che ha ispirato tutta la vita di Hitler.[...]
Hitler voleva una cosa sola e l'ha avuta: essere nella storia. Sia che lo si uccida, o lo si torturi, o lo si imprigioni, o lo si umili, la storia sarà presente a proteggerne l'anima contro ogni colpo della sofferenza e della morte. Qualunque cosa gli si infligga, si tratterà sempre di una morte storica, di una sofferenza storica; sarà storia. [...] Tutto quello che si vorrà imporre a Hitler, non gli impedirà di sentirsi una creatura Grandiosa. E soprattutto non impedirà, fra venti, cinquanta, cento o duecento anni, a un piccolo ragazzo sognatore e solitario, tedesco o no, di pensare che Hitler è stato un essere Grandioso, che ha avuto dal principio alla fine un destino Grandioso, e di desiderare con tutta l'anima un eguale destino. In questo caso, guai ai suoi contemporanei.
La sola punizione capace di punire Hitler e di distogliere dal suo esempio i ragazzi affamati di Grandezza che vivranno nei secoli avvenire è una così completa trasformazione del senso della Grandezza, che necessariamente lo escluda. (…)
(Simon Weil, La prima radice, Comunità, Milano 1973

9 commenti:

  1. Quanta materia di riflessione, Tolstoj ha la forza dell'inventiva, Weil quella dell'esperienza. Un abbraccio, Annarita

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  2. Hai citato brani da due grandi scrittori di epoche diverse, ma dello stesso sentire.
    Il desiderio di Grandezza può essere micidiale se una serie di concatenazioni storiche creano l'humus necessario a permettere che ne venga esasperato fino all'ossessione.

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  3. Questo é un campo minato. Vediamo. Mettiamo che su Hitler il giudizio storico sia netto e condiviso. E che non occorra aggiungere altro. Rimane Napoleone. Grande criminale di guerra di sicuro. Quando lessi la prima volta il capolavoro di Tolstoj ammetto di non aver condiviso il suo giudizio, diciamo tecnico, su Bonaparte. Tanti anni dopo capisco meglio il suo assunto etico. E qui mi fermo perché su Napoleone il discorso é molto, molto più complesso.

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  4. Queste citazioni sono geniali . Pare che Tolstoj fosse un uomo pallosissimo, ma questi scritti me lo rivalutano completamente . Penso che bisognerebbe leggerli tutti i giorni e applicarli ai vari personaggi di potere che ci sfilano davanti.

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  5. e' per questo che mi piace essere cosi' "piccolo".

    Adriano. Credo che il problema non sia evitare di ammettere la grandiosita' di Hitler. Se per grandiosita' intendiamo l'importanza storica, Hitler e' stato decisamente grandioso.
    Credo invece che bisogni eliminare il valore etico che implicitamente attribuiamo alla grandiosita'. Hitler e' grandioso, ma non per questo e' buono.
    Bisogna che la nostra cultura si incanali nel tentativo di imitazione di cio' che e' buono perche' e' buono, non di cio' che, in maniera distorta, consideriamo buono solo perche' grandioso.
    Guardandomi indietro mi pare che l'ho sempre pensata cosi' (anzi, in realta' ho sempre apprezzato la mediocrita', addirittura). Pero' mi immagino la scena di un bambino che, studiando il nazismo sul libro di storia alza gli occhi lucidi in un sorriso ed esclama, tra se e se "Grandioso, quell'Hitler". Mi preoccuperebbe, perche' indicherebbe un apprezzamento morale e una tensione a perseguirne, se non addirittura imitarne l'esempio.

    Bello, invece, mi pare colui che vive una vita silenziosa e viene dimenticato presto al termine della sua esistenza, ma contribuisce al bene collettivo. Questo mi pare sia un modello migliore da seguire.

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  6. Le tue citazioni fanno sempre riflettere molto.

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  7. Credo sia veramente importante, in tempi di insulsa apparenza e di vuota grandeur, riportare l'attenzione sulle riflessioni di questi pensatori che costituiscono la vera ricchezza dell'umanità. Un caro saluto, Fabio

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