15/12/11

Doveri, sì. Ma diritti?

È strano. Quando si parla dei diritti degli immigrati c’è sempre qualcuno che alza la mano e chiede: “e i loro doveri?”. I doveri degli immigrati. Gli immigrati devono rispettare le leggi italiane. Devono rispettare la cultura italiana. Devono rispettare gli usi e i costumi del popolo italiano. Devono imparare la lingua italiana. Devono lavorare. Devono amare o almeno rispettare l’Italia che li accoglie. Non devono pisciare sui muri. Non devono occupare le piazze. Meglio se sono silenziosi. Non possono bere fuori, stare in gruppo nelle vie degli italiani. Meglio se sono invisibili. Non possono entrare in Italia da clandestini. Non possono vivere in Italia da clandestini. Non possono cucinare il loro cibo anche se non sono clandestini. Se perdono il lavoro devono tornare a casa loro, anche se per molti anni hanno lavorato qui. Possono amare donne italiane ma non le possono sposare se sono clandestini. Non possono avere belle macchine, non possono vestirsi bene. Devono dare sempre questa immagine da poverini così possono essere “aiutati”. Non devono avere nessuna opinione. Non devono fare vedere che sono intelligenti. Devono sempre seguire e dire sì. Dire sì a tutti, anche a quelli che a loro non piacciono. Devono tifare per l’Italia. Sventolare la bandiera italiana. Cantare l’inno italiano. Non devono praticare la loro religione. I loro figli devono studiare in delle scuole separate. Così cresceranno meglio e potranno integrarsi bene nella realtà italiana, avendo però sempre ben chiaro di non essere italiani. Non devono fare gruppi. Non devono organizzare le loro feste. Non devono parlare se non sono d’accordo. Zitti. Lo sanno gli italiani cosa devono fare. Non devono fare politica. Non devono scrivere quello che pensano. Non devono dire quello che pensano. Non devono pensare. Devono solo partecipare alle manifestazioni che organizzano gli italiani. Essere contenti quando li chiamano. Non devono portare il velo. Non devono essere rumeni, moldavi e albanesi. Non devono essere marocchini. Non devono essere senegalesi. Devono rimanere a casa loro. Devono ritornare a casa loro, qui non c’è più niente. Non devono vendere prodotti falsi. Non devono rivendicare i loro diritti. Devono ringraziare di poter vivere in un paese democratico, mostrare sempre riconoscenza. Devono essere umili, dimostrare sempre qualcosa. Devono impegnarsi ad essere l’eccezione, quella che non ruba, che non stupra le donne degli altri, che sa come ci si comporta. E poi di che diritti parlano?


Noi tutti siamo potenzialmente dei razzisti, per ignoranza, per cattiva informazione, per paura di culture molto diverse dalle nostre. La reazione è spesso di rimanere un po' scioccati, è umano, è naturale. Devo generalizzare, ad esempio se si vede che qualcuno ha un sentimento di paura, bisogna chiedergli: perché e di che cosa hai paura? Non si deve mai lasciar perdere, ma capire che è una reazione naturale davanti a ciò che non si conosce e che è necessario intervenire per superare questa difficoltà. Se nessuno invece interviene, questo sentimento di paura diventa fonte di inquietudine e turbamento.
Bisogna sempre fare un lavoro di analisi continuo, di controllo continuo.
Non credo che debbano esserci "giorni speciali contro il razzismo", diventa altrimenti un antirazzismo di maniera, ben poco efficace.
È necessaria una educazione civile di ogni giorno. Questo deve entrare nella testa di tutti, responsabili politici, educatori, media.

Il rispetto è essenziale. D'altra parte la gente non pretende l'amore, ma l'essere rispettati nella sua dignità umana. Rispettare vuol dire avere riguardo e considerazione. Vuol dire saper ascoltare. Lo straniero non reclama amore e amicizia, ma rispetto. L'amore e l'amicizia possono venire dopo, quando ci si conosce meglio e ci si apprezza. Ciascuno ha diritto alla sua dignità. Con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita in tutto ciò che ha di bello, di meraviglioso, di diverso e inatteso. Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gli altri con dignità".
Tahar Bel Jelloun

3 commenti:

  1. Il 'RISPETTO', in questa parola risiede la democrazia di un Paese.
    Cristiana

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  2. I miei sinceri Auguri Giulia; Buone festività Natalizie e Buon Anno 2012
    Maurizio

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  3. Tanti auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo, Fabio

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