06/12/11

Quando la parola sacrificio riprende il suo significato

Si è parlato molto del pianto della ministra Fornero. Ma, secondo me, se n’è parlato con una certa superficialità. C’è chi ha detto: “un ministro non piange” (e perché no?) e c’è chi ha detto “Lacrime da coccodrillo”.
Il suo pianto era sincero, questo, almeno a me, era molto chiaro. Ma perché ha pianto? Cosa era quel groppo alla gola che le ha impedito ad un certo punto di parlare? Cosa l'ha quasi costretta ad esporsi allo sguardo quasi sempre impietoso? Non è facile esporre il volto delle emozioni, un volto che non siamo abituati a vedere nei politici. L’altro giorno, invece, davanti alle telecamere le emozioni hanno fatto irruzione nel teatrino della politica. E' successo qualcosa di inusuale, di quasi impensabile.  

Come dice Barbara Spinelli: “È significativo che il ministro si sia bloccato, domenica, su una precisa parola: sacrificio. La diciamo spesso, la pronunciano tanti politici, quasi non accorgendosi che il vocabolo non ha nulla di anodino ma è colmo di gravità, possiede una forza atavica e terribile, è il fondamento stesso delle civiltà: l'atto sacrificale può esser sanguinoso, nei miti o nelle tragedie greche, oppure quando la comunità s'incivilisce è il piccolo sacrificio di sé cui ciascuno consente per ottenere una convivenza solidale tra diversi.
Non saper proferire il verbo senza che il cuore ti si spacchi è come una rinascita, dopo un persistente disordine dei vocabolari. È come se il verbo si riprendesse lo spazio che era suo. Nella quarta sura del Corano è un peccato, "alterare le parole dai loro luoghi". Credo che l'incessante alterazione di concetti come sacrificio, riforma, bene comune, etica pubblica, abbia impedito al ministro del Lavoro - un segno dei tempi, quasi - di compitare una locuzione sistematicamente banalizzata, ridivenuta d'un colpo pietra incandescente. Riformare le pensioni e colpire privilegi travestiti da diritti è giusto, ma fa soffrire pur sempre.
Di qui forse la paralisi momentanea del verbo: al solo balenare della sacra parola, risorge la dimensione mitica del sacrificio, il terrore di vittimizzare qualcuno, la tragedia di dover - per salvare la pòlis - sgozzare il capro espiatorio, l'innocente”.
La parola "sacrificio" ha riacquistato, in quell'attimo, tutto il suo valore, il suo peso. E quel pianto ha destato stupore.
Sarebbe stato bello se la Fornero avesse dato parola al pianto, avesse spiegato da dove arrivava. Ha forse pensato che sotto quel provvedimento alberga l’ingiustizia, ha percepito la mancanza di coraggio di rendere cioè “giustizia” a chi da sempre paga, a trasformare pensioni già povere ancora più povere? Oppure voleva dire che lei questa scelta l’ha dovuta fare perché non c’era altra soluzione o perché qualcun “altro” (l’attuale parlamento) non l’ha resa possibile. Illazioni le mie. Così non è stato. Quel pianto è rimasto un momento da archiviare al più presto.
Quello che davvero non mi è piaciuto è la fretta con cui la Fornero è tornata alla “compostezza”, a quella compostezza che permette ad un politico di “raccontare bugie”, di “tradire la gente”, di privilegiare i più forti ai più deboli.
Sappiamo tutti che in questo momento viviamo sotto ricatto e per molti è ragionevole “accettare” i sacrifici perché altrimenti “sarà peggio”. Ma sappiamo tutti che potrebbe essere stato diverso, molto diverso, se l’Italia e tutti gli altri paesi avessero messo al centro di ogni loro discorso o decisione politica la parola “equità” per non “sacrificare” tanta gente al privilegio di pochi che neanche garantiscono una crescita economica.
Dobbiamo poi dire grazie a Monti per aver rinunciato a due dei suoi stipendi? O dovremmo dirgli che forse non doveva essere un suo "gesto privato", ma un "sacrificio" (e lo dico con ironia questa volta)  da chiedere ai molti che vivono a sbafo di noi cittadini consapevoli e sacrificati.
"Poniamo che un tizio volesse strappare la maschera a degli attori che sostengono la loro parte su di un palcoscenico e rivelare agli spettatori le loro facce vere e reali. Non guasterà costui tutta la finzione scenica e non meriterà d'esser preso per matto furioso e cacciato dal teatro a sassate? D'improvviso lo spettacolo assumerà un nuovo volto: prima c'era una donna, ora c'è un uomo, prima un vecchio, ora un giovane; chi era re, d'un colpo è divenuto una canaglia e chi era un dio, lì per li ci appare un omiciattolo. Ma togliere l'illusione significa mandare a monte tutto quanto il dramma, poiché proprio l'inganno della finzione scenica incanta l'occhio dello spettatore. Orbene! Che cos'è la vita dell'uomo, se non una commedia, in cui ognuno va coperto d'una maschera sua particolare e ognuno recita la sua parte, sinché il regista lo allontana dalla scena? Sempre il regista affida al medesimo attore il compito ora di mettersi addosso la porpora regale e ora gli stracci d'un miserabile schiavo. Dunque sul palcoscenico tutto è posticcio, ma la commedia della vita non si svolge in un modo diverso".
Erasmo da Rotterdam

9 commenti:

  1. Ti adoro!
    Ho letto il titolo e ho pensato:" no, non leggo, non posso credere che anche lei si sia fatta incantare...."
    Invece no, nel post trovo la solita lucidità, onestà e saggezza.
    Che purtroppo però non bastano a farmi passare la rabbia...
    Equità.
    Che bella parola.

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  2. Tu leggi e t'informi e ti documenti,partendo dal tuo senso di sapere e i cogliere ogni lato di una parola, o di un atteggiamento.
    Hai scritto un post meraviglioso.
    Cristiana

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  3. Ben detto. Io sono disposta al sacrificio se questo è egualmente suddiviso, altrimenti non posso condividere certe scelte.

    Un abbraccio

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  4. Io non ammiro la Fornero. Non si può parlar di sacrifici in abiti eleganti e carichi di gioielli(così si presenta il nostro ministro in tv). Anche San Francesco predicava povertà e sacrificio... ma si era vestito con un saio e prima di richiedere la rivoluzione agli altri, l'aveva fatta dentro sè stesso. Questo dovrebbe fare la classe dirigente, siano tecnici o politici di professione, prima di andare a predicare agli altri rigore e sacrificio. Un caro saluto, Fabio

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  5. Infatti. O nel Parlamento attuale non passa altra manovra che questa oppure si tratta di un governo di insensibili liberisti.

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  6. Anche a me ha colpito quella reazione perché inconsueta. La sostanza comunque non cambia: diverso stile ma solito ombrello, come dice Robecchi.

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  7. Splendida e oltremodo significativa la citazione da Erasmo da Rotterdam.
    Sei sempre favolosa, cara Giulia!
    Ciao e un abbraccio,
    Lara

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  8. piangere parlando degli altrui sacrifici, guadagnando circa 30 mila euro al mes (quale consulente del sole 24ore, oltre che come ministro...), con al dito un anello chem mi costerebbe 5 anni di stipendio per me è stato una villanata!

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  9. Ciao,
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