15/01/12

Il progetto democratico, uno sforzo, ancora incompiuto

«L’ironia è l’interrogazione diretta allo scopo di svelare all’uomo la sua ignoranza, di gettarlo nel dubbio e nell’inquietudine per impegnarlo nella ricerca. L’ironia è il mezzo per svelare la nullità del sapere fittizio, per mettere a nudo l’ignoranza fondamentale che l’uomo nasconde anche a se stesso cogli orpelli di un sapere fatto di parole e di vuoto. L’ironia è l’arma di Socrate contro la boria dell’ignorante che non sa di essere tale e perciò si rifiuta di esaminare se stesso e di riconoscere i propri limiti. Essa è la scossa che la torpedine marina comunica a chi la tocca e difatti scuote l’uomo dal torpore e gli comunica il dubbio che lo avvia alla ricerca di sé»
Così diceva Nicola Abbagnano. E riprendendo Cornelius Castoriadis, il sociologo Bauman dice: «Ciò che non va nella società in cui viviamo è che ha smesso di mettersi in discussione. La nostra è un tipo di società che non riconosce più alcuna alternativa a se stessa e di conseguenza si ritiene esente dal dovere di esaminare, dimostrare, giustificare (e ancor meno provare) la validità dei suoi assunti taciti ed espliciti»
Ci siamo fermati chiusi ognuno nel prorio individualismo. Non c'è più elaborazione colletiva. La nostra società ci dice cosa mangiare, che film andare a vedere, cosa comprare, che libro leggere. E ci convince che questa sia libertà. Ci indica questa come democrazia. E a proposito della parola "democrazia" cos' si esprime Cornelius Castoriadis:
«Quando uso questa parola, io intendo (come faccio sempre) qualcosa che in Grecia come in Occidente è esistita solo come abbozzo, come germe. Il progetto democratico è lo sforzo, ancora incompiuto, di concretare nelle istituzioni, per quanto sia possibile, l'autonomia individuale e sociale. In altre parole, esso procede di pari passo con l'emergere e l'affermarsi della capacità di mettere in discussione le istituzioni e di cambiarle da parte della società stessa», diceva nel 1988, in un dibattito con Octavio Paz, Jorge Semprun e Carlos Barral sul ruolo «politico» dello scrittore" E aggiunge:
"Ciò che è necessario è una nuova creazione immaginaria di una importanza senza confronti nel passato, una creazione che ponga al centro della vita umana significati diversi dalla produzione e dal consumo, che possa proporre obiettivi riconoscibili da tutti noi come ciò per cui vale la pena di vivere. Questa è la grande difficoltà che dobbiamo affrontare. Noi dovremmo volere una società nella quale i valori economici cessino di essere centrali (o unici), dove l’economia venga rimessa al suo posto giusto come semplice mezzo della vita umana e non fine ultimo. Una società in cui si rinunci pertanto a questa corsa folle verso un consumo sempre più diffuso. Tutto ciò non è solo necessario per evitare la distruzione definitiva dell’ambiente terrestre ma anche e soprattutto per uscire dalla miseria psichica e morale che definisce l’umanità contemporanea".
Illustrazione di Max Ginsburg 

3 commenti:

  1. Mi guardo in giro e penso che c'è molto da lavorare -:)))

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  2. Mi sembra fondamentale - dando per scontato che se ne possa parlare solo per l'Occidente sinora - ripartire dalla consapevolezza di Cornelius Castoriadis sulla relatività del concetto di democrazia, per affermarne il significato di essenziale conquista ancora largamente da conseguire.

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  3. La consapevolezza arriva solo quando è la propria pentola a essere vuota.

    I concetti sociologici rimangono a uso degli studiosi.

    La gente comune ha altri parametri per riuscire a rendersi conto che la democrazia è ancora da venire.

    http://www.youtube.com/watch?v=Yu_LcNj0XLM&feature=share

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