18/02/12

Ripartire da quel che abbiamo perduto: l'umanià

Da qualche tempo i giornalisti aprono la posta con un moto d’angoscia. Finiti i tempi in cui i lettori si arrovellavano su destra e sinistra. Ora parlano di licenziamenti, debiti, rese esistenziali. Ieri mi ha scritto un uomo di 56 anni: aveva una moglie, un figlio, una piccola attività e un mutuo in banca. Poi l’azienda è fallita, la moglie lo ha lasciato portandosi via il ragazzino e la banca gli ha messo alle costole un’agenzia di recupero crediti. Non sapendo dove andare, è tornato nel grembo di sua madre, che lo ha ripreso in casa con amore e sofferenza perché non è un figliol prodigo ma uno sconfitto della vita.
Quando avevo l’assolutezza dei vent’anni ero un potenziale ministro tecnico che teorizzava la meritocrazia e disprezzava i mediocri, i pigri, i falliti. Mio padre mi accusava di infondere nelle utopie liberali lo stesso fanatismo che comunisti e fascisti mettevano nelle loro. Mi spiegava che il mondo non è abitato da supereroi, che la maggioranza degli uomini è fragile, poco competitiva ed esposta ai venti del destino, e che una società è tale se riesce a garantire anche a costoro un tenore di vita dignitoso. Lo Stato sociale ha rappresentato la trasposizione pratica del discorso di mio padre. Ne abbiamo abusato con sprechi e ruberie.
Ma quell’obbrobrio di buon cuore ci ha tenuti insieme. Ora che si sta estinguendo sotto il peso del debito, milioni di persone si scoprono sole con le loro debolezze, i loro errori difficilmente rimontabili. Non saranno le sferzate di qualche ministro a riscattarle, ma una politica economica che riparta da quel che abbiamo perduto: l’umanità.
Massimo Gramellini

Il linguaggio che viene usato ci racconta tutto di quanto poco si consideri l'uomo in quanto persona. I drammi individuali non fanno notizia, è importante risanare i conti e "non fare mai i conti" con il disastro umano che questi conti producono. è importante "non fare i conti" con quelli che sono causa di questa situazione. Gramellini dice che abbiamo perduto l'umanità, io mi chiedo se c'è mai stata umanità o se solo qualche uomo ha tentato di lottare perchè qualcosa cambiasse. E se qualcosa cambierà è perchè si comincerà a pensare partendo dagli ultimi invece che cercando di preservare i privilegi dei primi. Solo così potremo dire di non aver perso l'umanità che dovrebbe vibrare dentro di noi. Aspettando che qualcosa succeda cominciamo noi a farlo succedere. Come? Ognuno prendendosi cura dei più deboli là dove si trova.

4 commenti:

  1. Mi domando anch'io se c'è mai stata umanità.

    Buona domenica!

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  2. Si, la moralità sta laddove c'è umanità. Niente di più stupido e criminale che dimenticare che veniamo tutti dalle stesse madri e che andiamo tutti verso un fine unico. Solo il prenderci per mano dà una dimensione nobile alla vita.

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  3. Anchìio mi chiedo se c'é mai stato umanità e mi rispondo che no, non ce n'é mai stata, salvo per qualche rara isoletta sociale degna. L'umanità é una conquista tutta ancora da fare!

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  4. Possiamo o potremmo essere umani.
    Ma non credo che finora ci sia mai stata umanità.
    Ciao cara Giulia,
    Lara

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