08/02/12

Monotona è la storia che si ripete



Barbara  Spinelli su La repubblica,  commentando gli ultimi interventi dei ministri e del premier sottolinea “l'inadeguatezza del vocabolario” e afferma che “non può stupire il disagio profondo che esso suscita in chi nulla sa del lavoro sicuro, durevole, e vive un'esistenza arrabattata, esposta alle durezze del mercato, difficilmente conciliabile col proposito di far figli, guardata con sistematica diffidenza da banche che non fanno credito se non a redditi solidi, e costanti”.

"Non meno malessere suscitano gli argomenti con cui il Premier ha tentato di spiegare il suo punto di vista: per troppo tempo, "i governi politici hanno avuto troppo cuore", accogliendo le più varie rivendicazioni sociali e accumulando debiti pubblici rovinosi per tutti. Ripetuto tre volte, anche il vocabolo cuore - "esuberante", contaminato da "buonismo sociale" - è apparso moralmente pernicioso.
 Il Primo ministro, continua la Spinelli, parla “disinvoltamente, quasi fosse in un salotto o in famiglia anziché nella pubblica agorà - fuori contesto. Il contesto è una società che da almeno vent'anni ha interiorizzato la fine del posto fisso. Non c'è giovane (e meno giovane, visto che il precariato colpisce ormai più generazioni) che non sappia perfettamente come stanno le cose. Quel che reclama, nelle condizioni attuali, potremmo riassumerlo così: "Parlateci di queste 'condizioni accettabili', saltando il preambolo pedagogico di cui non abbiamo più bisogno! Diteci come e quando saranno tutelati i lavori non fissi". Se Monti o il ministro Cancellieri si concentrassero solo sulle tutele, senza pontificare su cosa sia il vivere autentico (monotono o affetto da tedio, due stati d'animo che non concernono lo Stato) sarebbero ascoltati con più interesse. Se il governo ci dicesse qualcosa sulla manutenzione disastrosa delle infrastrutture (o sui centralini Acea sordi alle chiamate) e sull'impreparazione a fronteggiare emergenze come la neve, sarebbe più d'aiuto. Milioni di cittadini hanno messo le parole di Monti nell'unico contesto che conta (il loro vissuto), e si sono sentiti trattati come minorenni. Una cosa è criticare il familismo degli italiani (i bamboccioni), altra è vituperare il loro rapporto col mondo esterno (il lavoro)”.
(…)Il governante che ricorda la scomparsa del lavoro fisso fotografa l'esistente. Somiglia un po' a quel monarca assoluto del Piccolo Principe, assai gentile e fiero d'esser re, che ordina al sole d'alzarsi o tramontare quando sta per arrivare l'alba o avvicinarsi il tramonto. Afflitto da monotonia non è il lavoro fisso, ma il discorso sulla fine del lavoro fisso. È il dopo che interessa, e il dopo resta nell'ombra. È il che fare, e del che fare poco sappiamo.
(…)Se le parole di Monti provocano collera è perché si inseriscono in una collana di disattenzioni, e allora ecco che c'è del metodo, nella gaffe. Altrimenti non è chiaro come mai il viceministro Martone se l'è presa con gli studenti che finiscono tardi l'università, chiamandoli sfigati (l'aggettivo evoca sgradevolezza): e non perché costretti a più lavori per mantenersi, non perché privi delle raccomandazioni di cui ha goduto il giovane e apparentemente non geniale viceministro.

Dietro le quinte della gaffe sembra quindi nascondersi dell'altro: una sorta di sfasamento storico, una vecchia dottrina che riaffiora, sullo Stato e le sue funzioni in tempi di crisi. Non manca a tale dottrina la veduta lunga, anzi. Ma c'è in essa un che di torbido: chi sta male, chi anela non al posto fisso ma a un'attività stabile, qualche colpa deve averla. Deve essere uno sfigato, un disgraziato (solo nella lingua italiana il disgraziato è un fallito).
La vera monotonia che incombe è un’altra. è “una storia che si ripete, un cambiamento senza cambiamento, proprio quando urge spezzare la monotonia con discorsi nuovi. Con discorsi sulla fragilità dei deboli, fonte del declino demografico europeo. Sui magistrati chiamati a combattere la corruzione senza esser penalmente perseguibili. Sull'Europa da edificare perché la trasformazione sia preparata senza castigare i perdenti come negli anni '20-30. Sull'"ondata mondiale di rinazionalizzazioni", che secondo Beck dilaga. Non per ultimo, sulla politica degli immigrati, che faccia di loro i nostri futuri concittadini. In un ottimo articolo su Italianieuropei, Beda Romano racconta come la Germania sia forte perché esattamente su questo ha scommesso: introducendo il diritto del suolo fin dal 2000, e "trasformando lo Stato in un progetto politico più che etnico o religioso". In tanti modi si può rompere la monotonia. Purché si rompa la monotonia autentica, e si scongiuri il cambiamento senza cambiamento”.

5 commenti:

  1. Sono così abituata a sentire stra-parlare (male) dei giovani e del lavoro per i giovani, dell'istruzione e della laurea che le battute stupide e offensive degli emeriti cretini che si susseguono in Parlamento mi lasciano sempre più indifferente. Sai perché? Che valore possono avere le parole di persone coperte mafiosamente da qualsiasi responsabilità o problema del quotidiano vivere? Nessuno. Io conosco la mia realtà difficile, conosco i sacrifici e le rinunce che ogni giorno faccio e conosco il senso di angoscia davanti all'assenza di futuro e la rabbia che mi spinge ad inventarmi ogni giorno nuove soluzioni. Questi poveri imbecilli dalla bocca larga come quella della rana non mi toccano e non permetto loro di farmi del male con le loro insulse parole piene di nulla. I discorsi triti e ritriti e l'assenza di sentimento e cultura politica son un dramma nel nostro Paese.

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  2. Non posso pensare che questa linea di condotta sia frutto della casualità, e il tutto sia così banalizzato a modello per esser infornato nelle menti da tv e giornali. La cosa non mi è chiara, e in questo ho dei limiti, ma se vogliono distogliere l'attenzione possono sempre riprodurre un plastico e mandarlo in trasmissione a reti unificate.

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  3. Ho letto con molta attenzione questa mattina l'articolo di Barbara Spinelli, che ha fatto un'analisi ineccepibile.

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  4. Carissima amica, devi passare da me a lasciare un... segno.
    E' il quinto anniversario del mio blog!
    Grazie.
    Cristiana

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  5. Bastano queste parole "Afflitto da monotonia non è il lavoro fisso, ma il discorso sulla fine del lavoro fisso". Intorno a questa frase ruota tutto, in particolare la disattenzione che prosegue anche con questo governo verso i veri problemi del lavoro e il profondo disagio di giovani e non più giovani, categorie diverse ma con lo stesso problema, l'insicurezza totale e la precarietà.

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