17/03/12

L'assassino cieco di Margaret Atwood


"Dieci giorni dopo la fine della guerra mia sorella Laura precipitò con l'auto giù da un ponte." Sono queste le prime parole con cui Iris Chase, la voce narrante del romanzo, decide, a ottantadue anni, di raccontare le tormentate vicende della sua famiglia. Sin dall'inizio il racconto di Iris si interseca con quello di un altro romanzo, una scabrosa storia d'amore scritta dalla sorella e pubblicata dopo la sua morte con enorme successo: "L'assassino cieco”. Sono flashes sugli incontri clandestini, in alberghetti sordidi, di una coppia di amanti anni trenta: lei borghese, bionda, impellicciata e trepidante, lui, un agitatore comunista ricercato dalla polizia, duro e sarcastico, il quale inventa e talvolta vende ai giornali sadiche storie fantascientifiche. Di queste saghe l'agitatore ha un repertorio vasto e inquietante.

Iris decide, quindi, a ottantadue anni, di cominciare a scrivere tutta la sua vita: un intrecciarsi di eventi e di persone che hanno fatto di lei quello che è e che l'hanno portata a trovarsi dove si trova. Decide di confessare tutto in modo sincero, senza omettere nulla, affinché sua nipote possa, un giorno, leggere le sue parole e conoscere la verità che era stata sempre travisata o “aggiustata” per convenienza.

«Forse non scrivo per nessuno. Forse scrivo per la stessa persona per cui scrivono i bambini quando scarabocchiano il loro nome nella neve.»
Nel dipanare la sua storia non segue un ordine cronologico, ma alterna momenti della sua giovinezza a momenti della sua esistenza attuale.
Figlia di un ricco imprenditore passa la sua infanzia nell'Ontario. La mamma muore che lei è ancora una ragazzina e viene allevata dal padre e dalla sua governante, Reenie, che sarà il suo vero punto di riferimento per tanti anni. Ha una sorella minore, Laura, una ragazza un po' particolare, eccentrica e anticonformista, una bambina “difficile” “era come se stesse sempre in ascolto, attenta a cogliere qualcosa in lontananza o sotto il pavimento – qualcosa che si avvicinava senza far rumore, come un treno fatto di vento”.
Le due sorelle vivono un’infanzia di relativo benessere, ma il fallimento del padre cambierà drasticamente il corso della loro esistenza. Iris sarà, infatti, indotta a sposare un ricco imprenditore, Richard, nella speranza del padre di salvare da una vita di povertà sia lei che sua sorella. La ragazza che ha solo 18 anni si sente, quindi, in dovere di accettare, ma presto capirà le conseguenze di questo matrimonio. L'uomo si impossesserà oltre che dei suoi beni anche della sua vita, si rivelerà un uomo senza nessun scrupolo e, aiutato e sostenuto da sua sorella Winifred, deciderà tutto ciò che è bene o male per la moglie e per Laura.
"Era lei che organizzava le cose per Rischard, mi annunciò – avvenimenti mondani, cocktail party, cene e così via…” E così Iris sarà immersa in un mondo che non le apparteiene e che non ha scelto, ma a cui si adeguerà per forza di cose. Con il marito non avrà mai un rapporto alla pari, sarà sua succube: “Man mano che andavamo avanti per me lui diventav sempre meno simile a un uomo, con una pelle e organi funzionanti, e sempre più simile a un gigantesco groviglio di spago, che come per incantesimo ogni giorno ero condannata a cercare di districare. Non ci riuscii mai”.
Iris col tempo prende coscienza di non contare nulla «Mi sento incorporea, evanescente…» dice e nella storia dà un’immagine di sé come di una creatura priva di identità, di personalità, che allontana da sé il più possibile il momento delle scelte, al contrario della sorella che paradossalmente avrebbe dovuto proteggere. E ad un certo punto si dirà “Quanto sono diventata estranea a me stessa!”.

Laura, la sorella, vive in un suo mondo, vorrebbe modificare la realtà, la sua figura e la sua personalità vengono fuori a tratti e retrospettivamente. Di lei sappiamo dell’incidente a venticinque anni, nel 1945, quasi certamente un suicidio. Sappiamo anche del libro che ha pubblicato Iris e che ottiene una fama postuma. Episodi di questo romanzo si alternano ogni tanto coi capitoli del racconto di Iris, costituendo un altro livello narrativo. Sono flashes sugli incontri clandestini, in alberghetti sordidi o in altri luoghi precari, di una coppia di amanti molto anni trenta: lei è borghese, bionda, impellicciata e trepidante, lui è un agitatore comunista ricercato dalla polizia, duro e sarcastico, il quale inventa e talvolta vende ai giornali sadiche storie.

Questo romanzo e il flusso dei ricordi di Iris ci conducono passo dopo passo alla ricostruzione della verità, un’“epifania” con un finale a sorpresa: «nella vita, una tragedia non è un urlo prolungato. Coinvolge tutto ciò che conduce a essa. Un’ora banale dietro l’altra, un giorno dietro l’altro, e poi l’attimo improvviso: la coltellata, il proiettile esploso, il tuffo della macchina dal ponte.»
Nella vecchiaia Iris troverà il suo riscatto assistita da Myra (la figlia di Reenie e da suo marito), finalmente torna a decidere di se stessa. "Avendo mormorato tanto tempo fa “Voglio morire” ora mi rendo conto che questo desiderio sarà esaurito davvero, e piuttosto prima che poi. Non importa che abbia cambiato idea".

La Atwood, in questo libro, racconta i sogni infranti e le speranze di Iris, i suoi rimpianti e fallimenti e parla della dolce Laura, la sorella "diversa" in tanti modi. Ma è anche la storia di un assassino cieco che amava una fanciulla, bellissima e muta, e della sua tragica morte. Iris, la voce narrante, racconta una storia di inganni, di affetto negato e di solitudine, una storia lunga 50 anni. Parla di rancore e, infine, di giustizia. Perché giustizia è ciò che cerca alla fine Iris, per la figlia, per la nipote, tratta in inganno da una donna crudele (la cognata), per Laura, tragica vittima innocente. E vuole giustizia per sé stessa, prigioniera di una vita scelta da altri. Pretende giustizia, è lo farà fino all'ultimo. Scrive perché la nipote finalmente sappia tutta la verità: "Nonna, mi dirai, e con quelle parole non sarò più una rinnegata


Margaret Eleanor Atwood (Ottawa, 18 novembre 1939) è una poetessa e scrittrice canadese. Prolifica critica letteraria, femminista e attivista, è stata la vincitrice del premio Arthur C. Clarke e del Premio Principe delle Asturie per la Letteratura, e anche del Booker Prize (finalista per cinque volte, vincitrice con L'assassino cieco nel 2000), ed è stata finalista anche per il Governor General's Award (Premio del Governatore Generale, un riconoscimento offerto dal Primo Ministro del Canada).
La dote narratrice in questo libro di Margaret Atwood è straordinaria. Prepara la rivelazione conclusiva, momento dopo momento con grande abilità, il libro si apre come una scatola cinese, un libro dentro un libro, uno più emozionante dell’altro. Ricostruendo la saga di una famiglia borghese del Canada, ripercorre in chiave privata le vicende storiche e sociali di un intero secolo.

"Questa volta quella che è considerata la massima autrice canadese e una delle più famose del mondo anglosassone ha voluto superare se stessa... Questa straordinaria capacità di servirsi di elementi tanto diversi per ricostruire, come in un puzzle, una sorprendente verità che sarà chiara solo nelle ultime pagine, ha affascinato la critica e procurato alla Atwood il maggior riconoscimento letterario inglese, il Booker Prize." D - La Repubblica delle Donne 

2 commenti:

  1. Prendo nota, Giulia. Colgo il suggerimento e metto il libro in lista tra i prossimi acquisti. la tua traccia mi ha incuriosito, grazie.

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  2. La trama corrisponde, invero, a materia altamente e vivamente drammatica.

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