20/03/12

Saggio sulla lucidità di Josè Saramago

Subito dopo il Nobel, Saramago, che già a Stoccolma, nel centenario della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, aveva denunciato l'impotenza dei governi di fronte a un potere economico, «assolutamente non democratico, che ha ridotto a involucro senza contenuto quanto ancora restava dell' idea di democrazia», ha cominciato a battersi su questo fronte con l' azione quotidiana, con i suoi viaggi e le sue prese di posizione internazionali, ma anche e soprattutto con la sua opera di scrittore.
A proposito di elezioni «democratiche» e democrazie in odore di regime totalitario, José Saramago ha scritto due romanzi: «Cecità» dove descrive un intero paese progressivamente contagiato dalla perdita della vista, e il successivo «Saggio sulla lucidità»
"La democrazia che racconto - dice lo scrittore - è una democrazia formalmente ineccepibile, ma in realtà limitata, condizionata, amputata. Da che cosa? Dal fatto che gli elettori ogni quattro anni vengono chiamati a sostituire un governo con un altro, ma ciò che in realtà non cambia mai, ciò su cui i cittadini non possono incidere, è il legame indissolubile tra potere politico e potere economico. Oggi come non mai il mercato domina la politica".
In questo libro, lo scrittore racconta come alle elezioni, in un paese non meglio identificato, più dell’80% della popolazione vota scheda bianca .
La gente che ha votato non rinuncia all’unico strumento democratico che resta: il voto, ma lo sceglie come unico mezzo a disposizione per esprimere il proprio dissenso alla politica così come viene organizzata votando in bianco. Questo è l’unico modo che resta per criticare l'offerta di tutti e tre i partiti in lizza, i non meglio identificati p.d.d. (partito di destra) p.d.m. (partito di mezzo), p.d.s. (partito di sinistra).

Il governo, allora, entra in crisi, non riesce a spiegarsi il motivo del gesto. Si avanzano delle ipotesi: un gesto rivoluzionario? Una congiura anarchica? Una provocazione di gruppi estremisti? Chi dirige questa rivolta collettiva? Inutili la condanna pubblicamente espressa dai massimi dirigenti nazionali, l’isolamento anche istituzionale in cui si sceglie di lasciare la capitale, l’infiltrazione nella rete sociale di spie, l’attentato governativo attribuito ai “biancosi”(così vengono chiamati quelli che hanno votato scheda bianca) con molte vittime, le minacce di totale abbandono degli abitanti a sé stessi.


Saramago ci conduce con grande sapienza nelle pieghe del potere, nei suoi meccanismi perversi, e parallelamente ci fa comprendere come una popolazione scoraggiata e disillusa possa arrivare con un invisibile passaparola a esprimere la sua disillusione.
L’attività prioritaria dei governi, infatti, è rivolta alla sicurezza, intesa come difesa del potere costituito. In realtà l’unica sicurezza di cui la gente sentirebbe il bisogno è quella di sentirsi tutelata nei suoi diritti civili e umani.
Nel romanzo, il governo non esita nell’accusare gli elettori delle schede bianche come rivoltosi, non si fa domande sui motivi veri per le quali la gente, votando scheda bianca, ha voluto comunicare la sfiducia nei confronti di qualsiasi schieramento politico: centro, destra o sinistra. La politica non s'interroga, non riflette su se stessa, ma difende il potere con freddo e lucido cinismo, criminalizzando quello che in un regime democratico è un gesto legale: il voto libero e segreto.
Saramago, in questo libro, denuncia una politica avulsa dal contesto sociale in cui opera. Una politica esercitata lontano dalla gente, distante dai suoi reali bisogni e dalle sue aspirazioni. Una politica, che si svolge nei palazzi del potere, un’arte per governare. e appropriarsi del potere. Una politica, che ha dimenticato il suo scopo originario e principale: la tutela del benessere della società civile. Il governo di questo paese imprecisato è un concentrato di personalismi e le istituzioni democratiche non sono che un teatrino su cui i personaggi si rubano l’un con l’altro la scena.
Del reato Saramago in una conferenza ha dichiarato: "Se è certo che senza democrazia non ci sono diritti umani, è anche vero che senza diritti umani non c'è democrazia". Come non concordare con lui? Forse dovremmo anche noi dimostrare di non seguirli più, dovremmo dimostrare di essere capaci di far sentire la nostra voce non solo pensando ai nostri vantaggi individuali, ma avendo più attenzione per tutta la collettività. Ma temo che molta gente sia nei fatti più vicina ai politici di quanto non dichiari teoricamente. Nella realtà, dice lo scrittore, le mie storie non sarebbero possibili. “Ma io sono uno scrittore e mi permetto di immaginare una realtà diversa. E permetto al lettore di immaginarla. E' questo che mi interessa”. Ma anche se il mondo globalizzato gli appare come il Regno dell' Apocalisse, lui non si considera un pessimista e crede fermamente nella necessità di rifondare il concetto di democrazia partendo dai bisogni reali della gente. La letteratura può offrire un aiuto ma non ha mai cambiato il mondo, e il potere non si lascia influenzare dall' arte, anzi: la ignora.
E ci sembra molto giusto quello che ha detto in una sua visita in Italia: 
“La destra non ha bisogno di idee, - ma la sinistra non va da nessuna parte se non ne ha. La solidarietà significa smetterla di dare valore solo a se stessi, e le religioni non hanno mai avvicinato gli uomini. La letteratura - dice infine - sembra ormai un' operazione di Borsa, con quotazioni che salgono e scendono…”
Immaginazione, più impegno e più capacità di partecipare e di credere nelle cose che facciamo anche nelle più piccole, anche se siamo pochi… Da qui dobbiamo ricominciare, con realismo e senza mollare, perché l’altra faccia della medaglia della tracotanza di chi è al potere è il nostro scoraggiamento e la nostra disillusione.

5 commenti:

  1. Come sempre, sai trovare analogie perfette, cara Giulia.
    Gli scritti di Saramago sono lo specchio della nostra realtà.
    Grazie!
    Lara

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  2. Prima o poi dovrò decidermi a leggerlo. Pare così vicino alla realtà di oggi!

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  3. Più lucido di così non poteva essere Saramago! L'auspicio é che non sia troppo tardi per tenere conto delle sue profonde riflessioni.

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  4. Un tempo era la politica a governare l'economia, adesso è l'economia (e le banche) a governare la politica. A spese dei cittadini, ovviamente.

    Bacio e buona giornata!

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  5. l'ho scaricato e lo leggerò presto.
    intanto ho letto Caino e Cecità.
    fa pensare, Saramago, fa riflettere sulle sovrastrutture e storture che l'umanità ha costruito per sottomettere. religioni in primis.

    ciao
    cri

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