01/04/12

Alfred ed Emily di Doris Lessing



Doris Lessing nacque nel 1919 in Persia (l’attuale Iran) da genitori britannici che il conflitto fece emigrare nell’area mesopotamica. Fu per loro un momento doloroso, una ferita che rimase sempre aperta. Emigrarono in seguito nella Rhodesia meridionale per fondare un’impresa agricola destinata al fallimento. La Lessing così scrive nell’autobiografia: «Mia madre era sempre triste e la sua esistenza mi appare malinconica, mio padre con gli anni divenne un sognatore ormai privo di ambizioni che faceva impazzire dalla frustrazione quella povera donna di sua moglie. E fu così che approdarono, ambedue malati, nella grande casa di pietra persiana e in seguito in Africa. Mi sono accorta in seguito che tutti siamo un prodotto della guerra, deformati e distorti dalla guerra, eppure sembra che ce ne dimentichiamo».

Ognuno di noi porta in sé infinite possibilità di realizzarsi, ma ciò che la vita in cui sei immersa, l’ambiente, le circostanze, determinano spesso la tua storia. Forse avresti potuto essere qualcun altro, avresti potuto fare altre cose, ma… Ed è in questa prospettiva che la Lessing si interroga:
cosa sarebbe accaduto se non ci fossero state le due guerre mondiali? Oggi forse vivremmo in un mondo molto diverso. E come sarebbero state le persone che hanno subito questi conflitti? Cosa sarebbe stato di loro? Doris Lessing prova a immaginare cosa sarebbe stato dei suoi genitori, cosa sarebbero diventati se non fossero stati, ognuno a suo modo, vittime di quei conflitti.

“I miei genitori - dice nella prefazione – erano due persone straordinarie, ciascuno a modo suo. In comune avevano l’energia. Le loro vite furono entrambe distrutte dalla Prima guerra mondiale”

Il padre, Alfred, era un invalido, mutilato di una gamba in Persia e vivo per miracolo; la madre, Emily, infermiera, ha perso in mare il suo grande amore, un medico. Ha assistito Alfred nel corso della sua degenza e lo ha poi sposato.
Entrambi per una vita intera hanno portato sulle spalle questo destino, hanno paradossalmente subito il peso di essere sopravvissuti.
Doris Lessing nella prima parte del libro prova a realizzare i loro sogni: al padre, che tanto lo avrebbe desiderato, dona una longeva vita da agricoltore, marito e padre amato e felice, ma non marito di sua mamma.
Pensa, invece a sua madre come a tante Emily diverse, a seconda del momento. La immagina una donna che si ribella al padre, profondamente altruista, generosa ed energica, ma sentimentalmente infelice, sposata ad un uomo – di cui rimarrà vedova - mai veramente amato. Una donna inquieta che confessa di conoscere poco. "Sapevo da tempo che non avevo mai conosciuto mio padre per quello che era davvero, prima della guerra, ma mi ci vollero anni per capire che non avevo mai conosciuto neppure mioa madre La vera Emily McVeagh era un'educatrice, che raccontava storie e mi procurava libri. E' così che voglio ricordarla".
Una delle più belle immagini che traccia del padre è quando lo racconta seduto sulla sdraio a “contare le stelle cadenti che erano tante. E quelle fisse, brillavano vicinissime. ‘Vedi quella, quella è la Croce del Sud’, ‘guarda lì c’è Orione”… l’Orsa Maggiore… le Pleiadi…’ Mia madre continuava a ripetere: ‘E’ ora di andare a letto? Ma mio padre diceva: ‘Lasciali rimanere. Era abbagliato da quell’incredibile luce stellare. Se c’era la luna, il suo chiarore era come un incantesimo che ci teneva inchiodati alle sdraio”.
L'intento che sottende la stesura del romanzo è scritto dall’autrice nell’introduzione: “Quella guerra, la Grande Guerra, la guerra che avrebbe messo fine a tutte le guerre, si era installata con tutto il suo peso sopra la mia infanzia (..) Ed eccomi qua – dice – a cercare di scrollarmi di dosso il carico di quel mostruoso retaggio, a cercare di liberarmene”. Immagini di dolore e sofferenza alle quali spesso, da bambina, tentava già di sfuggire, premendosi le mani sulle orecchie e gridando "No, non voglio. Basta. Non voglio sentire". 
Sì, perché se il destino diventa duro per i genitori, questo ricade inevitabilmente sui figli.
“È un libro contro la guerra, - dice la Lessing - dedicato ai miei genitori, alle loro vite rovinate dalla prima guerra mondiale”. “Spero che qualcosa possa cambiare nella testa di chi ci governa, qualcosa che impedisca tutte le guerre, ovunque, perché noi anziani, che le abbiamo vissute, sappiamo cosa sono, e voi no”.
Non è sicuramente uno dei più bei libri della Lessing a mio avviso, ma comunque mi ha incuriosito, perché spesso anche io mi sono chiesta se la  vita dei miei genitori avrebbe potuto avere un corso diverso. Leggo in mia mamma in certi momenti dei rimpianti che non so decifrare, rimpianti che non hanno a che fare con il legame con mio padre, ma con qualcosa di più antico, più legato ad un'infanzia che forse avrebbe voluto diversa. Ma so che non ne parlerà mai anche se qualcosa si è lasciata sfuggire. Ma io non le inventerò una vita diversa e neanche provo ad immaginarla. So che si gioca con le carte che si hanno e che qualcuno magari ti regala. Altro non è possibile fare.

4 commenti:

  1. Sembra una storia piena di emozioni e di riflessioni.

    Un abbraccio e buon inizio di settimana!

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  2. Mi hai ricordato che in qualche posto, a casa dei miei genitori, si trovano i Racconti africani della Lessing. Acquistati un po’ di anni fa, di ritorno dallo Zambia, e mai letti. Cosa sarebbe accaduto se…? Quante volte ci poniamo questa domanda.
    Splendida recensione, come sempre.

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  3. Chi ci governa è assoggettato a chi produce armi e non vedo possibilità di uscita in Italia come altrove. .. Troppo amaro e cinico ? Forse, ma è così.

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  4. Da quando ho letto per la, prima volta qualche racconto di Doris Lessing ne sono rimasta affascinata! Per il suo modo di scrivere innanzitutto
    e incuriosita dalla sua vita "diversa" intensa... nella quale c'è stato anche tanto dolore...
    grazie per questa bella recensione!
    Felice Primavera!
    Cristina

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