30/04/12

Fotografia e ritratto


Vivere una vita esaminata significa fare un autoritratto. Il Rembrandt che ci fìssa dai suoi ultimi autoritratti non è solo uno che ha quell'aspetto, ma anche uno che si vede e si conosce così, con tutto il coraggio che questo richiede. Noi lo vediamo conoscersi. E lui guarda con risolutezza anche noi che lo vediamo guardarsi con tale risolutezza, e con quel suo sguardo egli non ci mostra soltanto se stesso che così si conosce, ma aspetta pazientemente che anche noi giungiamo a conoscerci con eguale sincerità.   
Perché la fotografia di una persona non ha mai la profondità che può avere un ritratto di un pittore? La fotografia e il ritratto racchiudono una diversa quantità di tempo. La prima, anche se di posa, è uno «scatto»; mostra un particolare momento del tempo e l'aspetto che la persona aveva in quel preciso istante. Mostra ciò che mostrava la sua superficie. Durante le lunghe ore richieste da un ritratto, invece, il soggetto mostra una variegata gamma di caratteristiche, emozioni e pensieri,  ognuno dei quali si rivela sotto luci differenti. Combinando diverse immagini della persona, scegliendo ora questo aspetto, ora quel tendersi di un muscolo, qui un bagliore di luce, lì una linea più profonda, il pittore unisce questi diversi frammenti di superficie, fino ad allora mai apparsi simultaneamente, a formare un ritratto più ricco e più profondo. Il pittore può scegliere di inserire nel ritratto finale un particolare minimo di tutto ciò che si mostra di volta in volta. Un fotografo può cercare di copiare questo ritratto, isolando e sovrapponendo e combinando elementi di varie fotografie del viso prese in momenti diversi; tutte queste scelte minuziose potrebbero risultare in una stampa finale in grado di raggiungere la ricchezza e profondità di un ritratto? (L'esperimento merita di essere fatto, se non altro per individuare la peculiarità della pittura rispetto al procedimento fotografico, anche il più sofisticato; per capire l'importanza, ad esempio, delle speciali tonalità dei colori ad olio e dell'effetto tattile dei diversi modi di applicarli e costruirli.) Il pittore, d'altro canto, nelle ore passate con il suo soggetto, può giungere a conoscere cose che la superficie visibile non mostrava - quello che la persona ha detto, il suo contegno nei confronti degli altri - e perciò aggiungere o mettere in risalto alcuni dettagli per portare alla superficie quello che c'è al di sotto.
Il pittore concentra ciò che una persona è stata per un lungo periodo di tempo nella presenza di un istante, presenza che tuttavia non può essere assimilata completamente in un istante. Poiché in un dipinto è condensato molto più tempo che in una fotografia, noi dobbiamo - e vogliamo - passare più tempo davanti al dipinto, in modo da permettere alla persona ritratta di rivelarsi. Anche nella nostra memoria, noi, forse ricordiamo le persone più come ritratti che come istantanee, creando immagini composite che contengono dettagli colti dopo molte ore di osservazione; in questo caso il pittore farebbe con più abilità e sicurezza ciò che la nostra memoria fa naturalmente.
da "La vita pensata" di  Robert Nozick

3 commenti:

  1. Nei ritratti c'è sempre un alone di mistero che il pittore riesce a cogliere e che solo pochi bravi fotografi forse riescono a replicare.

    Bacio e buona serata!

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  2. Sempre avvicente tornare a Rembrandt! Conoscevo in parte, infatti, questa considerazioni.

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