21/04/12

La leggenda del Santo bevitore di Joseph Roth


Tutti i giorni incontro un uomo. Ha la barba bianca lunga e piena di nodi come i capelli. Vive ai lati di un grande Hotel, sistemato nell’angolo un po’ per dare meno nell’occhio, un po’ per ripararsi dal freddo.
Quell’angolo è la sua casa. Un cartone come materasso, una coperta piena di buchi, tanti sacchetti come guardaroba e una scopa. Sì, una scopa a farci intendere forse che quella è davvero la sua stanza e la sporcizia deve essere spazzata.
Al mattino lo vedo davanti ad un supermarket che aspetta l’apertura. Cammina di qua e di là, un po’ nervoso come avesse fretta, i pantaloni molto corti, e due gambette di bambino data l’estrema magrezza. Aspetto anch’io e lui non mi guarda, non mi chiede nulla, eppure davanti alla sua “casa” c’è una scatola in cui chiede un po’ di denaro per poter mangiare. Qualcuno glieli dà ed ogni mattina con quello che ha racimolato si va a fare la spesa.
A volte lo vedo rovistare nei bidoni della spazzatura e nel primo pomeriggio girare tra i rifiuti lasciati dalle bancarelle del mercato.
Poco più lontano da lui, ce n’è un altro: la barba più corta, sicuramente un po’ più giovane. Ha un cane e due ciotole con acqua e mangiare per lui non mancano mai. Qualcuno passa e dice scuotendo la testa: non ha soldi e vuole mantenersi un cane, povera bestia… Tutti siamo bravi a giudicare e, se dobbiamo elargire maldicenze, lo siamo ancora di più. Ma il cane si stiracchia davanti a lui e sembra per nulla turbato nell’avere per amico un “barbone”.
Questo uomo mi ha ricordato il personaggio di un libro di Joseph Roth, Laleggenda del santo bevitore.
Figlio della diaspora ebraica, Roth vive in esilio a Parigi con l'avvento del nazismo, scrittore fra i più profondi di quella che Claudio Magris chiama la "finis Austriae", autore di romanzi capolavoro come Giobbe, romanzo di un uomo semplice e La marcia di Radetzsky, Joseph Roth scrive nel 1939, poco prima della sua morte avvenuta nello stesso anno, questo bellissimo, breve racconto La leggenda del santo bevitore che si può considerare in parte autobiografico. Un piccolo libretto delicato, commovente e profondo.
Andreas, il protagonista, forse è un santo senza saperlo, vittima di un destino che lo ha portato a vivere miseramente in strada. Eppure è un uomo ancora dignitoso, onesto, quindi fiducioso nei miracoli e nel loro ingiustificato ripetersi, felice della fortuna che, ogni volta, dissipa comefarebbe un bambino.
La storia si svolge a Parigi, dove Andreas Kartak vive elemosinando un bicchiere di vino e dormendo sotto i ponti. Ma un incontro inatteso gli consente di rialzare la testa: un personaggio misterioso lo avvicina, consegnandogli 200 franchi, e gli chiede di saldare per lui il debito con la giovane Santa Teresa di Lisieux. Di qui si sviluppa la vicenda.

L'uomo che incontro ogni giorno mi ha ricordato Andreas. Un uomo ai margini sì, forse anche lui alcolizzato, ma stranamente e magicamente attaccato alla vita e ai suoi riti quotidiani. Cammina tra gli altri, dorme vicino ad un grande Hotel, vive, nonostante l’indifferenza di chi lo guarda, lo giudica e lo giudica male. Ma è un uomo, un uomo a tutti gli effetti, dignitoso, solo, terribilmente solo, ma di quella solitudine che non cerca nè pietà nè commiserazione. Dietro di lui una delle tante storie che nessuno è interessato a conoscere.

Nella prima pagina del libro di Roth c’è un disegno che ritrae Joseph Roth appoggiato al bancone, accanto a bottiglia e bicchiere. È stato realizzato da Mies Blomsma ed è datato Parigi novembre 1938. Riporta un significativo appunto dello scrittore: Ecco quel che sono veramente: cattivo, sbronzo, ma in gamba.
Fotografia tratta dal film Miracolo a Milano

6 commenti:

  1. Ricordo male o ne hanno tratto pure un film?

    Bacio

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  2. Grazie per questo post, cara Giulia.
    Estremamente attuale, è anche una grande lezione sulla 'dignità'.

    Ciao e buona domenica!
    Lara

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  3. Se teniamo gli occhi aperti di uomini così ne incontriamo tutti i giorni e non sono solo i "barboni", ma infinite schiere di pensionati che tirano avanti in condizioni di povertà difficilmente immaginabili. Poi , sempre più, si vedono in giro gruppi di ragazzi che già ora vivono la loro precarietà così: basta andare al "dormitorio" all'aperto della stazione MM di Lampugnano o infinita altri posti della metropoli.

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  4. Ho scoperto tardi Joseph Roth, ma é subito diventato uno dei miei autori preferiti. Leggo avidamente i suoi libri e le recensioni in merito alla sua vita e alla sua opera.

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  5. Libro da non perdere, come tutti quelli di cui parli o citi.

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  6. Un libro meraviglioso, con una chiusa memorabile: "Dio conceda a noi bevitori una morte così lieve e bella". Peccato per il film di Olmi, prolisso rispetto alla breve semplicità del testo.

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