10/04/12

La promessa dell'alba di Romain Gary



Lo scrittore, regista e sceneggiatore Roman Kacew, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Romain Gary, nacque a Vilnius (Lituania) l’8 maggio 1914.
Romain Gary vive solo con la madre Nina Owczinski, un’attrice ebrea russa e con lei fugge da suo paese dopo rivoluzione. Non conobbe mai il padre Ivan Mosjoukine, una delle più celebri vedette del cinema muto.
Era ancora bambino quando sua madre gli parlò dei nemici contro cui avrebbe dovuto battersi: Tatoche, "il dio della stupidità, col sedere rosso da scimmia e la testa da intellettuale"; Merzavka, "il dio delle certezze assolute, una specie di cosacco ritto su montagne di cadaveri uccisi, torturati e sottomessi in nome delle cosiddette verità religiose, politiche o morali", e la metà del genere umano gli lecca le scarpe con commozione e infine c'è Filoche, il dio della meschinità, dei pregiudizi, del disprezzo, dell’odio che, all’ingresso del mondo abitato, grida: «Sporco americano, sporco arabo, sporco ebreo, sporco russo, sporco cinese, sporco negro». E vi sono numerosi altri dei, ancora più misteriosi e più pericolosi, difficili da identificare…
Il cordone ombelicale con sua madre non si reciderà mai. Come avrebbe potuto essere diversamente di fronte ad una donna che tutto aveva sacrificato perchè il figlio potesse avere il meglio.
"Ormai sola da tredici anni, senza marito e senza amante, lottava in quel modo, coraggiosamente, per mettere insieme ogni mese il necessario per vivere, per pagare il burro, le scarpe, l'affitto, i vestiti, la bistecca di mezzogiorno: quella bistecca che mi metteva ogni giorno nel piatto, un po' solennemente, come segno della sua vittoria sulle avversità. Di ritorno da scuola mi sedevo a tavola davanti a quel piatto. Mia madre, in piedi, mi guardava mangiare con lo sguardo appagato delle cagne che allattano i cuccioli.
Lei non voleva assaggiarne, sostenendo che le piacevano solo le verdure e che la carne e i grassi le erano assolutamente proibiti. Un giorno, lasciata la tavola, andai in cucina a bere un bicchiere d'acqua. Mia madre era seduta su uno sgabello e teneva sulle ginocchia la padella in cui aveva cotto la mia bistecca. Raccoglieva con cura il sugo rimasto sul fondo con pezzetti di pane che mangiava poi avidamente e, nonostante la rapidità del gesto con cui nascose la padella sotto il tovagliolo, capii in un lampo tutta la verità sui veri motivi del suo regime vegetariano".
La loro storia si svolge tra miseria e benessere prima in Polonia, poi a Nizza, dove finalmente approdano, perché la Francia per la madre rappresentava la patria della cultura, della libertà, della civilizzazione. Solo in Francia il figlio potrà diventare famoso, un'artista, un diplomatico, un eroe. E Gary si propone di vivere per onorare i sogni, le sue speranze e i suoi sacrifici.

E' un libro ironico e commovente. Un'autobiografia degli anni giovanili dello scrittore, in cui parla di questo suo straordinario rapporto con la madre che sogna appunto per il figlio un futuro di eroe o comunque di gloria.
"Bisogna trovare uno pseudonimo", disse con fermezza. "Un grande scrittore francese non può portare un nome russo. Se tu fossi un virtuoso del violino andrebbe molto bene, ma per un titano della letteratura francese non va..."

E Gary diventerà famoso come la mamma aveva predetto "...mio figlio sarà Ambasciatore di Francia, Cavaliere della Legion D'onore..." Lotterà per riuscire ad ottenere il successo per offrirlo a lei, quale contropartita alle rinunce cui è stata costretta (...non sono riuscito a raddrizzare il mondo, a vincere la stupidità e la cattiveria, a rendere giustizia e dignità agli uomini; ma ciononostante ho vinto il torneo di ping-pong a Nizza nel 1932...". Egli era convinto che il destino l'avesse buttato "sul piatto della bilancia per ristabilire l'equilibrio di una vita di sacrifici e di abnegazione", quella di sua mamma appunto.

Grazie all'incitamento continuo della mamma, non si darà mai per vinto, lotterà con caparbietà contro il destino, anche quando lo sconforto parrebbe prevalere."...Nelle ore più dure della guerra ho sempre affrontato il pericolo con la sensazione dell'invincibilità. Non poteva accadermi niente, perché io ero l'happy end di mia madre..."
Parla di sua mamma il libro, ma anche della guerra in cui Gary ha visto scomparire tanti amici e compagni che cita uno ad uno. Alla fine quello che resta è la malinconia per una esistenza in fondo incompleta e per le tante vite finite che lo accompagnano sempre anche nella solitudine della spiaggia sull'oceano con cui comincia e finisce il racconto.
"La verità è che sono stato sconfitto, ma solo sconfitto e non ho imparato niente. Nè ad essere saggio nè a rassegnarmi. Mi corico al sole sulla spiaggia di Big Sur e sento in tutto il corpo la gioventù e il coraggio di quelli che verranno dopo di me, e li aspetto con fiducia, guardando le foche e le balene che passano a centinaia in questa stagione con i loro spruzzi d'acqua, e ascolto l'Oceano: chiudo gli occhi e sorrido e so che siamo tutti là, pronti a ricominciare".

Il libro è davvero un inno d'amore per una madre che tanto aveva significato nella sua vita:
"La sua ingenuità e la sua immaginazione, quel credere al meraviglioso che le faceva vedere in un bambino sperduto in una provinia della Polonia centrale un futuro grande scritore francese e un ambasciatore in Francia, continuavano a vuvere dentro di me con tutta la forza delle belle favole raccontate bene".

5 commenti:

  1. Non conoscevo questo artista. Grazie per le info.

    Un abbraccio e buona giornata!

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  2. Ho acquistato il libro qualche mese fa.
    Il tuo è un invito alla lettura immediata...
    Grazie!

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  3. Devo proprio decidermi a leggere qualcosa di Romain Gary, dopo tutte le recensioni e brevi biografie su di lui in cui mi sono imbattuto. Il tuo denso ritratto é proprio decisivo in merito!

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  4. Fatalità, questo è il secondo post che leggo oggi su Romain Gary e, come dice Adriano, il tuo intervento è così intenso da spingere all’acquisto e alla lettura del libro. Per ora ti ringrazio; del libro ne riparleremo in seguito.

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  5. Immagino che La vita davanti a sé e L'angoscia del re Salomone stiano già nella tua libreria... se non ci sono affrettati a inserirli...
    Da parte mia farò altrettanto con La promessa dell'alba... anche se l'argomento "amore sconfinato per la madre" non è che mi attira un gran ché...

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