22/05/12

Creature di sabbia


“Quel padre non aveva fortuna: era persuaso che un’antica grave maledizione pesasse sulla vita: su sette nascite aveva avuto sette figlie” (…) “diceva che la vergogna stava di casa sulla sua faccia, che il suo corpo era posseduto da un seme maledetto e che doveva considerarsi come uno sposo sterile o uno scapolo. Non si ricordava di aver mai posato una mano sul viso di una delle sue figlie. Faceva di tutto per dimenticarle per cacciarle dalla sua vita”.
La nascita della donna vissuta come una maledizione, il figlio maschio come unico erede della famiglia… Il libro da cui è tratto il brano è “Creatura di sabbia” dello scrittore marocchino , che ho letto anni fa, ma che è sempre molto attuale.
Dalla maledizione il padre vuole uscire: ma come? L’ottavo figlio pur nascendo femmina sarà considerato ugualmente un uomo e il suo nome sarà Ahmed. A nessuno sarà rivelato l’inganno.
Il libro narra della drammatica e intensa vita di Ahmed costretta a vivere da uomo reprimendo la propria identità femminile, fino a che ne prende coscienza e capisce che “la sua vita si impegna nel mantenimento delle apparenze. Non è più una volontà di suo padre. Sta diventando la sua stessa volontà”. E va dal padre per dirgli: “Il mio stato, non soltanto lo accetto e lo vivo, ma mi piace. Mi permette di avere dei privilegi che non avrei potuto conoscere. Mi apre le porte, anche se poi mi chiude in una gabbia di vetro”. 
Certo, la situazione descritta in questo testo è paradossale, ma quante volte viviamo tutti “nel mantenimento delle apparenze” illudendoci che questa sia una scelta consapevole e voluta. Forse siamo o ci sentiamo spesso anche noi creaure di sabbia.
A sua madre Ahmed rinfaccia: “…in questa famiglia le donne si avvolgono in un sudario di silenzio…, obbediscono; tu, tu taci, e io do gli ordini! (…) come sei riuscita a non insufflare nessuna idea di violenza nelle tue figlie? Sono là, vanno e vengono, raso ai muri, nell’attesa di un marito provvidenziale…, che miseria”. 
A volte è vero le mamme diventano complici dei mariti, della società che definisce il loro ruolo, non hanno la forza della ribellione. A volte siamo tutti assoggettai ad un’autorità che impone regole che, pur non condividendole, accettiamo perché non abbiamo il coraggio di opporci: quanta gente ha paura di andare contro le convenzioni sociali, di liberarsene per ritrovare la propria libertà…
"Ho scelto l'ombra e l'invisibile. Ecco che il dubbio comincia a farsi strada come una luce cruda, viva, insopportabile. Tollererei l'ambiguità fino in fondo, ma non potrei mai esporre il viso nella sua nudità alla luce che si avvicina.

Ho saputo che le mie sorelle hanno lasciato la casa. Sono partite una dopo l'altra; mia madre si è rinchiusa in una stanza e sconta secondo la sua volontà un secolo di silenzio e di reclusione. La casa è immensa. Molto malandata; cade a pezzi. Cosí io ne occupo un estremo e mia madre un altro. Lei sa dove sono. Io non so dove è lei. Malika ci serve e ci aiuta, ciascuno nella sua prova. È notte nella notte o è ancora giorno nella notte? Qualche cosa in me rabbrividisce. Deve essere l'anima».
Una denuncia, quella che fa Tahar Ben Jelloun, di un mondo che sembra voler decidere dei destini degli uomini che lo abitano: "La vita non ce la siamo inventata. – dice l’autore - Siamo entrati in un mondo già in corso e, se pur vi agiamo, non vi agiamo da soli, e le vicende in cui siamo coinvolti sono il risultato dell'intreccio delle azioni di molti, di esiti inintenzionali, di eventi "casuali"”.
Ci portiamo dentro la Storia con millenni di abitudini e tradizioni. “Raccontare è in fondo un modo di venire a patti con tutto ciò, di trasformare cioè le storie dove siamo coinvolti, pur senza esserne autori, in una esperienza di cui possiamo dirci in parte consapevoli.”
“Essere, semplicemente essere, è una sfida. Sono stanco e stanca” annota nel suo diario Ahmed e conclude "in fondo assomigliare se stessi non è forse diventare diverso?”. 
Un libro magico e poetico insieme, pagine che si susseguono ad incastro tra il testo scritto e orale. Un racconto architettato come un arabesco, senza un vero e proprio filo conduttore, a volte difficile nel fluire, ma piena di pagine poetiche molto belle.

4 commenti:

  1. Salve

    Una chiave forse anche lo smarrirsi quando la vita che ti senti addosso cercandoti ti fa incontrare trovandoti essere quel che tu sembri o che tu vuoi sembrare

    Il cosa sei mai davvero lo sai, lo leggi appena attorno e non comprendi

    Un saluto
    Paolo

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  2. Un libro assolutamente da leggere. Appassionante il tema che è non solo quello della donna segregata, ma anche quello dell'apparenza, imposizione e culto della nostra società

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  3. Sono i libri che ama tanto mia mamma. La condizione della donna è ancora così difficile là e in altre parti del mondo.

    Un bacione cara

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  4. è un libro che ho letto parecchi anni fa , ma mi ha colpito per le tematiche che sono maledettamente d'attualità non solo nel mondo islamico, ma forse ancora di più da noi.

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