05/05/12

Gioventù di J. M.


John, un giovane cerca la sua strada. Nato in Sudafrica, da subito persegue la sua indipendenza, prima di tutto dalla famiglia: “Sta dimostrando una cosa: ogni uomo è un’isola; non c’è bisogno dei genitori”.
E’ un ragazzo inquieto in cerca di un’identità: “In lui perdura qualcosa ancora di infantile. Quando dovrà passare perché cessi di essere un bambino? Cosa lo guarirà, farà di lui un uomo?"
Ha studiato matematica, ma ha un’ambizione segreta di cui non riesce a parlare con nessuno: diventare un poeta e trovare una donna eccezionale.
Siamo alla fine degli anni Cinquanta, quando il governo sudafricano vara alcune leggi molto dure per segregare i neri in alcune aree chiamate bantustan. Lui non si interessa di politica. Quando una serie di manifestazioni di protesta culmina nella strage di Sharpeville (69 persone massacrate in un solo giorno), fugge perchè teme di poter essere chiamato nell'esercito .
Va in Inghilterra dove spera di realizzare i suoi sogni, ma dove li vedrà anche infrangersi.

La meta è Londra, perchè «ci sono solo tre città dove la vita può essere vissuta intensamente: Parigi, Vienna e Londra». Pensa di non avere un'educazione abbastanza aristocratica per Parigi, Vienna è più adatta a filosofi e psicoanalisti, Londra sembra fare più al caso suo perché è quella che presenta minori difficoltà di adattamento ed e' anche il luogo dove spera di respirare l'aria della grande letteratura dell'Ottocento.
Trova un appartamento e un lavoro come programmatore all'Ibm, ma passa il suo tempo libero nella sala di lettura del British Museum dove continua ad occuparsi di leteratura. Intanto scrive poesie, trascrive parole suggestive «che un giorno inserirà in un verso come un diamante in una spilla» e ha rapporti occasionali con donne con cui però non riesce a condividere nulla.
Studia Ezra Pound, il poeta, l'uomo con le sue contraddizioni: “obbedendo al suo demone, Pound ha sacrificato la sua vita all'arte”. Ama il tedesco, legge e rilegge la Bachmann, Brecht, Enzensberger. Va spesso al cinema, e qui trova «un'esperienza sconvolgente» vedendo Il vangelo secondo Matteo di Pasolini.

Gioventù è uno dei tre romanzi autobiografici di Coetzee e in tutte e tre usa lo scrittore la terza persona. Quasi a segnare una distanza. Una distanza dalla vita stessa, perché gli sembra impossibile viverla veramente. E’ come se si guardasse da fuori.
A Londra è un giovane solo, un sudafricano sradicato e l'unico suo passatempo è sentire la radio: “La grazia redentrice della Gran Bretagna è il Terzo Programma radiofonico”. In effetti, se a una cosa il cupo giovanotto ambisce è di “tornare a casa e accendere la radio per essere raggiunto da un genere di musica che non ha mai sentito prima, oppure per ascoltare una conversazione pacata, intelligente. Sera dopo sera, senza fallo e a nessun costo, i portali si aprono al suo tocco”. Ascolta una trasmissione «Poeti e Poesia» e sente la musica di Webern. "Prima una nota, poi un'altra ancora, fredde come cristalli di ghiaccio, allineate come stelle in cielo". Sono queste esperienze fondamentali alla sua formazione.

Presto, però, capisce che anche Londra e il mondo democratico hanno le loro contraddizioni e prova disgusto per la società degli affari, la tensione della guerra fredda, i colleghi che non hanno altre aspirazioni che vivere per lavorare e per farsi una famiglia in una casetta a schiera, che non amano gli stranieri: "Mese dopo mese, il governo dà un giro di vite alle leggi sull'immigrazione. Gli antillani vengono fermati sui moli di Liverpool, trattenuti finchè non sono proprio disperati, quindi rispediti indietro. Se non lo fanno sentire così manifestamente indesiderato come loro, è solo per la sua colorazione protettiva: il completo giacca e pantaloni di Moss Brothers, la pelle chiara".
Pian piano vede sfumare ogni sua speranza o sogno, vorrebbe forse tornare, ma non può. Sarebbe come dichiararsi a tutti come sonfitto: "Cosa succede alle persone così, alle persone che non sono all'altezza delle prove e crollano?". Assiste impotente alla desolazione di un collega indiano che vive nel degrado più totale e non riesce a risollevarsi. Vorrebbe chiedere aiuto, ma si chiede: "Come può qualcuno in Inghilterra capire cosa porta le persone dagli angoli più remoti della terra a morire su un'isola umida e avvilente, che detestano e con la quale non hanno nessun legame".

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