11/05/12

La solitudine, la nostra malattia


Ho paura,  e non so di che: non di quello che mi viene incontro, no, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granelli sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia”
Antonia Pozzi,   Natale del 1926
Ha solo quattordici anni Antonia Pozzi quando scrive queste parole.  I suoi sono i sentimenti che provano tanti adolescenti nel momento in cui stanno crescendo e sentono che la fanciullezza si dilegua per lasciare spazio a un tempo che non conoscono, che non sanno che cos'è. In bilico tra passato e futuro come un equilibrista sul filo. 

Soffrono, provano tempeste di sentimenti contraddittori e cercano sempre qualcuno con cui condividere, parlare, confrontarsi. A volte lo trovano, a volte no. A volte consumano questi pensieri in solitudine in un mondo in cui sempre più gli adulti hanno paura di fare gli adulti e rimangono eterni fanciulli angosciati, presi dai propri problemi, che non sanno intercettare i loro segni di disagio o non sanno dare sicurezze e appoggio.

Allora rischiano di seppellire dentro di sé il loro disagio.

Quello che a loro fa veramente male non è il dolore, non è la sofferenza. Sofferenza e dolore appartengono alla vita, sono compagni fedeli di ogni esistenza. Quello che fa veramente paura è quel senso di solitudine che fa perdere il contatto con gli altri, con il mondo, con noi stessi. 
E’ l’incapacità di comunicare: proprio quando ne sentiremmo il bisogno, le parole e i pensieri si dissolvono alla presenza dell’altro. Il dolore si nasconde nelle pieghe dell’anima, indossa la sua maschera per presentarsi al mondo senza disturbare. E’ allora che diventa insidioso. Perché la sofferenza cerca uno sbocco, un’uscita. La sofferenza è a volte la domanda senza risposta, la ricerca di spazi più ampi dove si possa guardare al futuro con speranza e fiducia. La sofferenza deve diventare parola per essere comunicata e compresa dall'altro che spesso non c’è.


A volte lo trovano, a volte no. A volte consumano questi pensieri in solitudine in un mondo in cui sempre più gli adulti hanno paura di fare gli adulti e rimangono eterni fanciulli angosciati, presi dai propri problemi, che non sanno intercettare i loro segni di disagio o non sanno dare sicurezze e appoggio

Antonia Pozzi
LA VITA
Alle soglie d'autunno
in un tramonto
muto

scopri l'onda del tempo
e la tua resa
segreta

come di ramo in ramo
leggero
un cadere d'uccelli
cui le ali non reggono più.

 di Antonia Pozzi

3 commenti:

  1. non puoi immaginare quanto capisco quello che scrivi, grazie di aver riportato alla luce Antonia Pozzi.
    Un caro saluto Giulia

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  2. è toccante, sono parole che scuotono dall'interno!
    Grazie!

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