10/06/12

Il bruco che non sa diventare farfalla


C´è qualcosa che zoppica molto, nel giudizio che il Premier dà dell´Italia, della sua preparazione ad accettare le volontà del governo. Sostiene Mario Monti che «se il Paese non è pronto» lui se ne va, non sta aggrappato alla poltrona come i vecchi politici. Ma lo vede, il Paese? E sullo sfondo vede davvero l'Europa, come promette, o percepisce solo l´austerità sollecitata in agosto dalla Unione? In realtà l´Italia sarebbe più che pronta, se solo le si dicesse la direzione in cui si va, l´Europa diversa che si vuol costruire, la democrazia da rifondare a casa ma anche fuori: lì dove si sta decidendo, ben poco democraticamente, la mutazione delle nostre economie, delle nostre tutele sociali, del lavoro.
È qui che manca prontezza: nei governi, non nei Paesi. Che manca il riformismo autentico: quello che non cambia le cose con rivoluzioni, ma le cambia pur sempre. La modifica dell´articolo 18 e altre misure d´austerità hanno senso se inserite in una mutazione al tempo stesso economica, democratica, geopolitica. Se non son parte di un New Deal nazionale ed europeo, secernono solo recessione, regressione, e quei chicchi di furore che secondo Steinbeck marchiarono la Depressione negli anni ‘30. Al Premier vorrei domandare: è per un New Deal che sta a Palazzo Chigi, o per certificare che la crisi economico-democratica è gestibile da platoniche, oligarchiche Repubbliche di esperti-filosofi che la sanno più lunga? Una risposta a simili interrogativi ci preparerebbe un po´. Non basta dire: noi abbiamo filosofie sui giovani e il futuro che nessuno possiede.
 c´è oggi sete di un´agorà europea: di uno spazio di discussione-deliberazione su quel che deve divenire l´Unione, se non vuol degenerare in matrigna sorvegliante dei conti. È una sete ignota ai partiti, al governo, ai sindacati.
(…) Ulrich Beck ha dato un nome all´indolenza dei politici nazionali. La chiama l´«errore del bruco». L'umanità-bruco vive la condizione della crisalide, «ma lamenta la propria scomparsa perché non presagisce la farfalla che sta per diventare». Non è la prima volta che accade, secondo lo scrittore Burkhard Müller che per primo ha usato la metafora del bruco (Süddeutsche Zeitung, 1-8-08). Nell´800 stava per finire la legna: nessuno presagiva il carbone fossile. Oggi accade lo stesso col petrolio, e anche con gli Stati nazione. Si aspetta che l´alternativa si materializzi da sola, mentre bisogna tirarla fuori dal pigro ventre del presente.

da La Repubblica, Barbara Spinelli

6 commenti:

  1. Pure io non vedo alba. Speriamo bene.

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  2. Da sempre ho letto gli articoli di Barbara Spinelli con stima e ammirazione. Ne ho apprezzato il buon senso, l'acutezza di analisi che manca a tanti altri giornalisti italiani.Tuttavia negli ultimi quattro-cinque anni ho cominciato ad osservare una lenta inesorabile perdita di mordente. Come se oramai recitasse una parte, sempre quella: quella di voce critica ma pur sempre integrata nell'establishment. A mio avviso sta progressivamente perdendo incisività, pur di
    mantenersi all'interno di un filone di giornalismo che scende a patti con i poteri forti. Anche il suo arrivo a Repubblica mi sa tanto di integrazione in quel"partito d'opinione" che attraversa il giornalismo italiano che sempre più intende giocare un ruolo di primo piano nel panorama politico post-berlusconiano.
    La debolezza di queste posizioni è però evidente. Non è possibile esercitare il proprio diritto di critica se si è costantemente inclini ai compromessi.E' la debolezza che affligge lo stesso Scalfari, che un tempo seguivo e che oggi mi pare semplicemente un'anatra zoppa.
    Ma torniamo al presente articolo.Perchè la Spinelli non chiama le cose con il loro nome?
    Lei fa un lungo articolo, tante belle parole ma non arriva mai a dire esplicitamente ciò che ormai tanti sanno:c'è una spaventosa mancanza di "visione prospettica" nella politica italiana.
    Viviamo con politici che non sanno gestire nemmeno il domani e peggio ancora il dopodomani. Sono tutti vittime di una precarietà mentale e psicologica prima ancora che politica.
    Non sanno immaginare un paese verso cui andare. Non hanno capacità ideativa. Occupano il nostro presente ma non sanno vedere strade da costruire per il nostro futuro.In questo sono "uomini piccoli-piccoli" e politici nani.Compreso Bersani, compreso Casini,compreso Fini... E anche Grillo, al di là di tanti suoi voli pindarici è solo un urlatore. Al paese serve un progetto organico di sviluppo. Ma nessuno si azzarda a partorirlo, a idearlo.
    Questo è il dramma dell'Italia di oggi. E le parole esageratamente edulcorate di Barbara Spinelli non fanno altro che depistare, che rendere ancora più confusa la situazione.
    In certi momenti non dire la verità con le parole adatte (ancor meglio con le parole "esatte", capaci di fotografare con precisione scientifica le situazioni) è già una colpa. E di questo non posso che chiedere conto all'indeterminatezza e all'imbarazzante levità di articoli come questi.
    Un caro saluto. Carlo

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  3. Sono sempre puntuali e ricche di riferimenti culturali e storici pertinenti le riflessioni di Barbara Spinelli!

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  4. ...e poi, diciamola tutta, questa storia del paese non pronto mi sembra una cazzata stratosferica: pronto a cosa? a farsi spellare vivo senz'opporre resistenza? a rimanere impassibile mentre gli spellati vivi vengono divorati dai soliti coccodrilli? a vedere i coccodrilli che rimangono quieti e satolli ai soliti posti?
    Pronto al martirio a prescindere dalle condizioni?
    Ma va-va!
    p.s.: la Spinelli mi piace sempre molto!

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  5. Bell'articolo (e bei commenti)!

    L'unica cosa che vorrei dire (controcorrente) e' che secondo me e' vero che il Paese non e' pronto. Non lo e' mai stato, e si e' sempre fatto guidare (e spesso infinocchiare) dalla Politica. Il senso dello Stato negli Italiani non c'e' mai stato, e tanto meno c'e' adesso. E quindi non c'e' nemmeno il senso di democrazia.
    Mi aspetterei che il "progetto" auspicato qui da cKlimt venga da sinistra, dal PD. E non verra', per le ragioni che indica cKlimt. Ma se anche venisse, noi (intendo il popolo Italiano) saremmo pronti ad accettarlo, in quanto progetto globale?

    Penso che gli Italiani non hanno ancora imparato che il bene di tutti non e' sempre la somma del bene che sta nelle nostre individuali tasche.
    I francesi votano Le Pen perche' pensano (secondo me sbagliando) che una svolta di estrema destra possa essere un bene per la Francia (e per i Francesi tutti). Gli italiani votano Lega (ma non solo Lega) perche' pensano (sbagliando pure questi) che la destra faccia meglio i loro interessi individuali. Con questo atteggiamento non andiamo da nessuna parte.

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