23/07/12

Kafka sulla spiaggia di Murakami Haruki


“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E' qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l'altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia.
E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E' una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E' il tuo sangue, e anche sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia”.
Ci si addentra nel libro come in un labirinto, nei meandri della vicenda, abbiamo l’impressione che Murakami stia costruendo la storia insieme a noi. Leggere “Kafka sulla spiaggia” è come entrare a occhi aperti in un sogno visionario dove le scoperte e le rivelazioni si susseguono, ma il dove non tutto è dato capire con gli occhi della ragione. Qualcosa di noi rimane del resto segreto anche a noi stessi

Raccontare ciò che accade in Kafka sulla spiaggia non è tanto difficile quanto inutile. Sinteticamente si può dire che si tratta di due vicende che corrono parallele, unite da fievoli legami. Dell'una è protagonista e io narrante in prima persona il quindicenne Tamura Kafka, dell'altra l'ormai anziano Signor Nakata, completamente analfabeta ma capace di parlare con i gatti e dotato di un talento sciamanico che gli permette di avvertire come elementi della vita quotidiana segni e manifestazioni dell'Altrove.
Sogno e realtà si fondono fino a formare una materia unica. Eppure non esiste deriva: laddove si allontana il confine del mondo conosciuto, percepito, consueto, comincia l’universo in cui ci attende Murakami; una dimensione altra in cui memoria e inconscio, le paure terribili e le aspettative irrinunciabili, i personaggi più strani, surreali, umani troppo umani e gli spiriti solitari si manifestano attraverso una narrazione in cui è inaspettatamente il sogno l’unico approdo possibile, la dimora più reale che possa ospitarci. Ciò che di magico è sopito in noi è risvegliato alla coscienza. La scrittura non cerca artifici di forma e ci guida nella lettura, ci accompagna per mano lungo il percorso contaminando la narrazione con rimandi alla filosofia, alla musica, alla psicanalisi, all’alta letteratura.

5 commenti:

  1. Uno dei libri più belli che abbia mai letto...
    Anche ciò che hai scritto è molto bello.
    biba

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  2. E' un libro indimenticabile.
    E non è il solo: Murakami Haruki ha scritto dei capolavori.

    Ciao e grazie cara Giulia.
    Lara

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  3. Segno questo libro nella mia lista. Potrebbe interessarmi...

    grazie ciao

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  4. Recensioni come questa, m'avevano fatto provare il desiderio irresistibile di leggerlo.
    A lettura avvenuta l'ho trovato assolutamente sopravvalutato.

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  5. Leggo normalmente su e-reader e mi appunto elettronicamente pensieri particolari, belle frasi, riflessioni profonde su cui poi ritorno e rifletto a fine lettura e anche mesi e anni dopo. Per Kafka, a parte il Trio del Granduca da ascoltare, non ho appuntato nulla! Libro leggero, leggibile, ma francamente modesto. Sono stato tentato più volte di abbandonarlo ma ho tenuto per vedere dove l'autore voleva arrivare. Non voleva arrivare da nessuna parte. Peggio ancora di 1Q84. Murakami non è per me. E ho perso il mio tempo.

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