09/08/12

Anne Tyler, ogni storia è degna di essere narrata


Anne Tyler, è una scrittrice americana che nel ritrarre storie di gente comune, ci fa cogliere l’unicità di ogni persona e l'originalità di ogni storia. Nei suoi romanzi si intrecciano storie, vissuti, sentimenti, incomprensioni e incontri felici. Quello che, insomma, la vita offre solitamente e di cui spesso ci sfugge il significato. Solo il narratore riesce a donarci il senso, il valore che ogni uomo o donna portano dentro di sé non sempre compreso o valorizzato.
E’ proprio questo che piace in questa scrittrice: i suoi personaggi non hanno storie che escono dalla normalità, ma ugualmente ci appaiono interessanti e via via che si procede nella lettura si è invogliati a conoscerli meglio, a saper qualcosa di più su di loro, a scoprire cosa alberga più dentro, più nascosto, ciò che è al di là di ciò che appare.
Leggendo la Tyler scopriamo che ognuno di noi potrebbe essere personaggio di una storia, di una narrazione e scopre nei protagonisti delle sue storie qualcosa di sè e degli altri, impariamo a guardare con più comprensione e affetto i piccoli difetti e le fragilità che ci accomunano.
Nella scrittura della Tyler sembra incarnarsi ciò che dice la filosofa Adriana Cavarero: "Ogni essere umano è un essere unico, è un esistente irripetibile che, per quanto corra disorientato nel buio mescolando gli accidenti alle sue intenzioni, non ricalca mai le medesime orme di un altro, non ripete mai il medesimo percorso, non si lascia mai dietro la medesima storia. Anche per questo le storie di vita vengono narrate e ascoltate con interesse, perché sono simili e tuttavia nuove, insostituibili e inattese, dall’inizio alla fine. Sono sempre capricci del destino". E aggiunge“Contrariamente alla filosofia, che da millenni si ostina a catturare l’universo nella trappola della definizione, la narrazione rivela il finito nella sua fragile unicità e ne canta la gloria”.
Ciò che se ne ricava come insegnamento è che ogni storia è degna di essere vissuta nella misura in cui può essere narrata, nella misura in cui l’occhio dell’altro sa vederne, come dice la Blixen, il disegno, nella misura in cui la propria vita acquista significato per qualcun altro.
La Tyler nei suoi libri sa fare proprio questo, rendere interessante ogni personaggio pur nei suoi limiti e nelle sue debolezze. I protagonisti dei suoi romanzi sono gente di Baltimora o gente del Sud est: "gente comune". Lo sguardo di questa scrittrice è attento curioso dell’altro e la sua scrittura alterna momenti di saggia ironia ad altri di malinconia, quella malinconia che spesso accompagna ognuno di noi che vede la vita passare lasciando dietro qualcosa che avremmo voluto che accadesse e non è accaduto.
Il primo incontro del largo pubblico italiano con la Tyler avvenne una decina di anni or sono. Non fu un incontro di natura letteraria ma cinematografica: l’uscita del bel film Turista per caso (1988), tratto da uno dei suoi romanzi più belli, The Accidental Tourist (1985), che la Longanesi aveva già pubblicato nel 1986 con il non preciso titolo Il turista involontario.

Di lei non si sa molto. E' nata a Minneapolis e ha avuto due figlie, Tezh e Mitra. Il marito Modarressi è scomparso nel 1997. Anne Tyler vive ora a Baltimora dove sono ambientati quasi tutti i suoi romanzi.

Uno dei suoi ultimi libri è “La figlia perfetta” dove si intrecciano le storie di due coppie una molto americana e l’altra iraniana che hanno qualcosa che li unisce: l’aver adottato entrambe due bambine dalla Corea. Intorno alle due coppie, ruotano i nonni ed in particolare Maryan la nonna iraniana e Dave il nonno americano entrambi rimasti vedovi. In questo libro la Tyler ci avvicina, come sempre, sa fare ai suoi personaggi, ci fa vivere con loro, ci fa sentire in mezzo, partecipi di quello che accade.
Tante volte ho pensato a quando ragazzina mi sentivo raccontare la vita di questo e di quello, ed affascinata ascoltavo e aspettavo i giorni successivi l’evolversi delle varie vicende. Forse è questo che oggi ci manca: sentire che qualcuno si interessa alla nostra vita, interessarci noi alla vita degli altri.
Ognuno di noi troppo spesso si sente solo, si chiude nella sua casa e qualche volta vorrebbe che qualcuno bussasse e lo invitasse ad uscire insieme. Vorrebbe ogni tanto gridare come fa Maryan alla fine del libro: <<“Aspettate!” “Non andate via! …Aspettatemi!” >> e vorrebbe che chi se ne sta andando si comportasse così: <>. Gesti che nella fretta con cui è organizzata la nostra vita forse facciamo troppo poco….


Insomma anche senza entrare come personaggio in un libro, ci piacerebbe che qualcuno fosse sinceramente interessato alla nostra vita e alla nostra storia perché questo farebbe sentire la nostra vita meno insignificante.


2 commenti:

  1. Amo Anne Tyler, la amo dal primo libro letto,quel suo modo leggero con cui ci accompagna nelle case dei suoi personaggi, nelle loro storie, nelle loro vite, piccole storie che si delineano a poco a poco sempre tratteggiate in punta di penna, con leggerezza ,delicatezza e amore, senza la minima forzatura
    E Baltimora è sempre lì, sullo sfondo e forse è anche per questo che ogni volta che inizio un suo romanzo mi sembra sempre di tornare a casa, in un luogo a me familiare
    E' la prima volta che scrivo sul tuo blog che però leggo da parecchio tempo, questa mattina non ho potuto proseguire, mi sono fermata anche perchè , proprio ieri ho finito 'Guida rapida agli addii' che mi sono goduta fino alla fine , mi ha fatto compagnia per qualche giorno e come ogni volta, a malincuore ho chiuso il libro e la porta di casa del protagonista che ho conosciuto ed imparato ad amare con tutte le sue fragilità, i sogni, le paure , i ricordi in cui mi sono ritrovata come spesso accade quando leggo i libri della Tyler.

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  2. Mi devo decidere a leggere qualcosa di questa nord-americana, che mi sembra alquanto in controtendenza rispetto alle ideologie imperanti negli USA.

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