30/09/12

Volevo raccontare agli altri...


"Fin dagli inizi ho imparato che attraverso un piccolo episodio racconti una grande storia, perché la storia raccontata attraverso un’esperienza personale, attraverso il piccolo aneddoti della vita di un uomo, di un villaggio, può spiegare molto di più che se scrivi: “Ieri, seimila morti…” Seimila morti nessuno li vede, ma un morto che ha famiglia, che ha bambini, quello impressiona.

Sai, volevo raccontare agli altri quello che gli altri non vedono, non sentono, di cui non sentono l’odore. Lo vedi alla televisione: persino i morti non ti fanno impressione, persino il sangue, coloratissimo, sembra quasi una cosa non vera. Ma un altro conto è se ne parli con la partecipazione di te che lo hai visto. Questo cambia tanto le cose perché trasferisci una tua emozione al lettore".
 Tiziano Terzani

Ha ragione Terzani. Mi sono sempre chiesta come si possa decidere sulla pelle degli altri, come si possa non sapere che quando qualcuno, in alto, prende una decisione, altri, in basso, pagheranno per quella scelta. 
Ecco, a chi decide per noi, qualcuno dovrebbe raccontare “quello che non vedono” o non vogliono vedere, quello che non sentono o non vogliono sentire, dovrebbe far sentire l’odore della disperazione. Ciò che è dentro ad una statistica, è un numero, ed il numero è astratto, non sente, non soffre, non ha odore né sentimenti. Ma ogni numero è una persona. A quella persona si toglie il diritto alla vita se non ha lavoro, se non ha casa, se non ha scuola, se non ha salute se li si priva della propria dignità. I giornali dovrebbero essere pieni delle loro storie. A quella persona si taglia la corda da cui dipende la sua esistenza.
Chi sta in alto risponderà: non si poteva fare diversamente e all'insegna dell’emergenza, come in tempo di guerra, si sacrificano persone, famiglie, gente in carne ed ossa.
Noi tutti dovremmo rispondere: si deve voler fare diversamente e, se davvero lo si volesse, potremmo.

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