01/10/12

Giacometti e la fragilità

Ho sempre l’impressione o la sensazione della fragilità degli esseri viventi. Ho la percezione che debbano contare su un’energia formidabile per stare in piedi, istante dopo istante, sempre con la minaccia di crollare. Questo lo sento ogni volta che lavoro dal vero”. 
 Alberto Giacometti

Se fossimo, come Giacometti, consapevoli di questa nostra fragilità, se la riconoscessimo in noi e negli altri, se non sentissimo quel desiderio che sembra occupare i nostri pensieri, di essere sempre forti e all’altezza della situazione, forse vedremmo la vita, gli altri, il mondo con altri occhi e impareremmo a commuoverci, a meravigliarci, a gioire della bellezza che è insita in ciò che è caduco e fragile. Scopriremo l’essenza stessa dell’essere “uomini” e non “super-uomini”. Rallenteremmo i nostri passi e i nostri sguardi potrebbero posarsi con spirito più sereno su ogni cosa che ci circonda. Scopriremmo che, come noi abbiamo bisogno degli altri, gli altri hanno bisogno di noi e cambierebbe anche il nostro modo di relazionarci con gli altri.
Arriveremmo a dire sempre con Giacometti:
 «II mondo mi stupisce ogni giorno di più. Diventa sempre più immenso e sorprendente, più inafferrabile, più bello...».

6 commenti:

  1. Ci vuole grande forza per arrivare a non pensare sempre ad essere i migliori.

    Buona serata, baci!

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  2. E' proprio così, Giulia.
    Ciao e grazie,
    Lara

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  3. Come, quando s'è come un gioco di birilli?

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  4. grande grandissimo Giacometti!!!!!!!!!!

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  5. Comunque prima o poi la fragilità si farà sentire da sola, anche se non la evochiamo...

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  6. e poi, seguendo le suggestioni di Giacometti, impareremmo a percepire una nuova e non scontata bellezza

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