29/04/14

Quella sera dorata di Peter Cameron

Il libro, Quella sera dorata, è apparso in Italia nel 2006 e racconta di un romanziere scomparso e del suo capolavoro nascosto cui uno studente americano del Kansas di origini iraniane, Omar Razaghi, va alla ricerca fino in Uruguay. Troverà non solo le autentiche fonti d’ispirazione del suo autore, ma anche la sua bizzarra famiglia allargata: l’ex moglie, la giovane amante, l’anziano cognato e il di lui fidanzato e il grande amore della sua vita.
Di Jules Gund di origine ebrea, fuggito dalla Germania nazista prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Omar Razagh deve lavorare alla stesura della biografia, per ottenere una borsa di studio. Lo scrittore aveva scritto un solo romanzo prima suicidarsi in un bosco vicino la sua casa in Uruguay.
L'eventuale pubblicazione di una sua biografia potrebbe salvarlo dalla dimenticanza, ma i suoi eredi negano a Omar l'autorizzazione a procedere nel suo lavoro. È l'ambiziosa fidanzata Deirdre a incentivare Omar a perorare la sua causa nella tenuta dei Gund a Ochos Rìos.
La presenza di Omar riuscirà ad attuare profondi cambiamenti nei personaggi e a scompigliare infatti i precari equilibri di casa Gund, dove la vedova Caroline convive con Arden, la più giovane amante di Jules, e la loro figlioletta Porzia, e dove Adam, il fratello gay dello scrittore scomparso, conduce un difficile ménage con Pete.
I personaggi emergono gradualmente in vivacissimi duelli linguistici. Adam si rivela anche attraverso il suo linguaggio raffinato, la snob Caroline si rivela in una conversazione parsimoniosa e auto ironica  Brevi scambi di battute bastano a definire mutamenti di alleanze, impercettibili ostilità, l'insorgere improvviso di sentimenti.
Cameron sa costruire personaggi a tutto tondo, lasciando tuttavia profonde zone d'ombra.
Omar cerca di carpire i segreti del passato dei tre eredi, ma prende coscienza di quanto sia arduo strappare quella maschera che protegge la vita di ognuno, e pertanto di quanto il suo lavoro rischi di divenire mistificatorio. Questa esperienza cambia anche lui, lo costringe a riveere la sua stessa vita, a interrogarsi sui nodi mai sciolti, a decidere infine di darle un altro corso.
La sua vita assumerà nuovi significati.

L'andamento della trama è quello di una commedia. La vita di ogni personaggio andrà in frantumi, ma si ricomporranno in un finale rasserenante, tuttavia malinconico.

Non sorprende che James Ivory abbia accettato di curare la regia di un film tratto da questo romanzo. Calato in atmosfere rarefatte e sospese nel tempo, orchestrato su dialoghi brillanti, il romanzo ben si accorda infatti con la cifra stilistica del regista californiano. Un film con Anthony Hopkins, Laura Linney, Charlotte Gainsbourg, Omar Metwally, Hiroyuki Sanada. Un signor cast.

Del rapporto con il pubblico lo scrittore dice in un'intervista concessa a "La stampa":
«Non mi chiedo mai se, o come, o dove, o quando la gente incontri i miei testi. Non mi rendo davvero conto che i miei libri abbiano una vita pubblica, anche se in teoria so che ne hanno una. L’idea però che i miei romanzi, per me così privati e personali, siano letti da estranei, negli Stati Uniti e in altri paesi, in altre lingue, mi sorprende sempre. Non che non mi faccia piacere, anzi. Solo mi sembra sempre tanto strano. Sono invidioso, altroché, dell’appeal che il cinema esercita sul grande pubblico e della forza con cui si impone alla cultura popolare».


Della trasformazione del libro in un film:
«La prima versione della storia mi appartiene, ma ora ce n’è un’altra versione con cui non ho nulla a che fare. Non sento il film come una cosa mia: non mi sembra una versione cinematografica del mio romanzo, né credo vada visto come tale. È un’opera diversa». «Ammiro da sempre gli adattamenti cinematografici della signora Jhabvala. Specie le sceneggiature tratte da E. M. Forster. Il mio libro non poteva finire in mani migliori. Ha rispetto e sensibilità per la letteratura, ma anche il senso della narrazione cinematografica e delle differenze tra le due forme d’arte».
«Mi è sempre piaciuto il cinema di James Ivory e Ismail Merchant (...) Quando nel 2004 si fecero avanti per l’adattamento del romanzo stentavo a crederci. C’è stata come un’attrazione naturale: il mondo che descrivo in queste storie è molto jamesivoriano. Ho in comune con Ivory una certa estetica, un certo senso dell’ambiente e dei dialoghi».«So che gli è piaciuto l’ambiente old fashioned, i personaggi, il fatto che fosse una storia d’amore a lieto fine. E il paesaggio di sfondo: l’Uruguay. Ivory ama viaggiare e non era mai stato in America Latina. Girare in Argentina, da lui scelta invece dell’Uruguay, lo eccitava».

E degli attori che lo hanno interpretato:
«Tutti grandi attori che hanno dato interpretazioni eccellenti. Confesso però che nessuno di loro corrisponde alla mia idea originale dei personaggi che interpretano. Sono divenuti personaggi di James Ivory, e doveva appunto essere così». 

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