29/11/12

Il dono di Toni Morrison

Non avere paura”- sono le prime parole del suo nuovo romanzo Il dono. “Il mio racconto non può farti del male malgrado quello che ho fatto…”
Così inizia Florens, una dei personaggi protagonisti del libro.
È nello stile di Toni Morrison, premio Nobel per la Letteratura nel 1993, incominciare un libro senza preamboli, invitandoci ad entrare subito nella storia, nella vita di personaggi di cui non sappiamo ancora nulla.
La storia si dipana pian piano. “Lasciami cominciare da quello che so per certo” così avverte Florens chi l’ascolta. Diventiamo subito consapevoli che nessuno possiede pienamente la propria biografia, tutti abbiamo bisogno del contributo di altri attori per conoscere quella che è la nostra vita, per penetrare i suoi segreti. Non tutto ciò che è accaduto abita la nostra memoria, molti ricordi  li possiamo conoscere solo dal racconto di altri che hanno fatto un pezzo di cammino insieme a noi, ma possono rimanere sepolti per sempre. “Spesso ci sono troppi segni – dice Florens -  Io li metto in ordine e cerco di ricordare, ma molte cose le perdo…”.
Nel romanzo le storie dei vari personaggi si alternano: la luce si accende su un protagonista che prima stava sullo sfondo, poi si spegne di nuovo e si accende su di un altro e così via in un armonico andirivieni che molto assomiglia all'armonico andamento di una musica. Ed il mosaico pian piano si compone sotto i nostri occhi, tessera dopo tessera. Le storie si intrecciano, il passato, il presente e il futuro si mescolano: nulla è così lineare come a volte vorremmo che fosse.
Il dono è ambientato negli ultimi decenni del seicento fra la Virginia e il Maryland.
“Il tempo che ho scelto per il romanzo - dice la Morrison - è prima che le colonie si costituissero negli Stati Uniti d’America:era un periodo non molto trattato in letteratura e io potevo beneficiare dal guardare a quel territorio vergine, dove c’è la vera origine del paese. (…) Non credo che nessuno nasca razzista, si viene educati anche al razzismo. Perché la schiavitù è una cosa comune a quasi tutti i luoghi - c’erano i servi, i peoni, gli schiavi… L’esotismo nell'origine dell’America non era la schiavitù, ma l’istituzione del razzismo. E io dovevo risalire indietro al tempo in cui non c’era ancora il razzismo".
Florens, Jacob, Sorrow, Lina, Rebekka, Scully e Willard sono le voci narranti: raccontano storie di schiavitù, di pionieri, di persecuzioni religiose, di viaggi, lunghi e avventurosi che attraversano continenti e oceani. Una cosa li accomuna: ognuno di loro nutre la speranza di nuove possibilità di esistenza.
Essi si ritrovano tutti nella tenuta di Jacob Vaark, un giovane uomo olandese diventato proprietario terriero nel nuovo mondo grazie all'eredità di uno zio lontano e mai conosciuto; spinto dallo spirito di avventura si dà al commercio; ama la natura di questo nuovo mondo con 'foreste intatte sin dai tempi di Noé, coste tanto belle da far venire le lacrime agli occhi, selvaggina in abbondanza". Nutre disprezzo per i vecchi colonizzatori e per il loro modo di esibire la loro ricchezza, una ricchezza creata grazie al lavoro forzato di uomini e donne.
E’ Florens a iniziare la narrazione. Ha un ricordo persistente, ma confuso di sua madre (a minha mãe, come la chiama lei): ricorda solo che teneva in braccio suo fratello e la spingeva verso lo straniero che era apparso nella piantagione in cui vivevano insieme. Non sa perché vuole abbandonarla, non sa che quel gesto era un gesto d’amore, il gesto di una madre che aveva visto nello sguardo di Jacob, venuto nella tenuta in cui è schiava per riscuotere un debito, un lampo di bontà. Non sa che immediatamente era nata in lei una speranza: forse quell'uomo alto con i capelli gialli non ha un animale nel cuore, forse lui proteggerà la figlia dalle violenze e dagli abusi maschili, che avverte imminenti nella tenuta del padrone: “Prendete la ragazzina, dice, mia figlia, dice. Io. Io.”.

In questo romanzo l'autrice ci racconta del trattamento che molti padroni bianchi riservavano ai loro servitori neri nell'indifferenza dell' intera società: una regola consuetudinaria che rendeva normale l’inumano che spesso diventava vera e propria crudeltà. E’ una denuncia non esplicita sempre di sfondo alla narrazione dei vari personaggi, quasi tutti femminili che fuggono da un passato, da un nemico, da una malattia o da una persecuzione religiosa, ciascuna con i suoi fantasmi, i suoi dolori e i suoi segreti.  
Lina è una nativa americana sopravvissuta ad un'epidemia che aveva decimato l'intero suo villaggio. Salvata dai soldati francesi, insieme a pochi altri bambini, mentre l'intero villaggio veniva dato alle fiamme, era stata affidata ai presbiteriani, e, in seguito,  ceduta per pagare il proprio mantenimento. (“L’avevano abbandonata senza nemmeno un sussurro di addio” ma col tempo  impara a fortificarsi ricucendo i brandelli di quello che le aveva insegnato la madre prima di morire tra i tormenti”. Per sopravvivere “Aveva scelto e conservato ciò che osava ricordare, un’attività che l’aveva plasmata dentro e fuori”. Sarà lei che amerà come una madre Florens, l’accudirà, le darà affetto, le racconterà storie e cercherà di proteggerla..
Sorrow è una meticcia che ha trascorso l’intera sua infanzia in mare allevata dal padre, il Capitano, sulla nave, come un maschio, per farne un provetto marinaio, sottomesso ai suoi comandi. Sopravvissuta ad un naufragio, aveva vissuto per mesi nascosta nel relitto incagliato sulla costa. E’ un taglialegna che la troverà e la prenderà con sé. Il suo animo selvaggio spaventerà i suoi salvatori che la venderanno. Più volte venduta e comprata approderà anche lei alla tenuta di Jacob.


Rebekka è la moglie inglese del commerciante. Per sfuggire alla povertà di una famiglia numerosa accetta di essere comprata come moglie. (“Già sedicenne, sapeva che il padre l’avrebbe consegnata a chiunque le avesse pagato il viaggio liberandolo dall'obbligo di nutrirla”)  Il nuovo mondo le porterà fortuna, le donerà un marito che amerà e da cui sarà ricambiata.
E poi c’è Jacob Vaark che non riesce ad accettare quello che all'altro sembra perfettamente normale: che si possano fare schiavi degli esseri umani ed esercitare su di loro l’arbitrario potere dei padroni.
Jacob Scully e Willard, infine, sono i due braccianti, che come molti europa, devono, per pagare i debiti e scontare le pene, lavorare da un padrone che li ha comprati, e il loro destino è comune a quello degli schiavi neri.
La Morrison restituisce dignità a storie dimenticate, sepolte sotto la colpevole ragione di chi non pensava a questi uomini e donne come a persone. Un pericolo questo che è sempre in agguato.
Nelle opere di Toni Morrison ritornano con insistenza alcuni temi fondamentali: il valore della memoria, l'importanza della comunità, la forza femminile; dai suoi testi emerge chiaramente la volontà di raccontare il mondo dal suo punto di vista di afroamericana e di donna che si oppone sia alla cultura dominante bianca sia al potere maschile, anche all'interno della comunità nera.
“Nei miei libri come nella mia vita io penso molto alle persone che non hanno mai potuto parlare, i ragazzi con le menti bloccate, nelle strade, nella droga. E penso al debito che ho verso le persone che hanno fatto delle cose da cui io ho tratto dei benefici. Penso che non sarebbe giusto dimenticare quel debito, e prendo su di me il debito di persone che non conosco. È importante esserne all'altezza,  è importante per me sapere che la mia famiglia, mia nonna, il mio bisnonno, i miei antenati, non gradirebbero affatto che io diventassi una persona privata, disimpegnata, irresponsabile, solo perché sono una scrittrice di successo. La mia vita è facile in confronto a quello che hanno passato loro.”
I personaggi che compaiono nel libro trovano la possibilità di sopravvivere grazie alla protezione del loro “padrone”. Tutto diventerà più difficile alla sua morte. Grazie a quella protezione dice Florens.: 
“Sono qualcuno e sono legale. Senza sono un devole vitellino abbandonato dalla mandria, una tartaruga senza guscio, un’ancella senza segni distintivi se non l’oscurità che ho dalla nascita, fuori, sì, ma anche dentro (…) Il sole se ne va si lascia dietro l’oscurità e l’oscuro è me. E’ noi. E’ la mia casa”. 

6 commenti:

  1. Non ho mai letto Toni Morrison ma ho da poco comprato Amatissima che ho intenzione di leggere il prossimo anno!
    Anche questo libro mi attira molto...sei un'istigatrice alla lettura!

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  2. Mai letto o conosciuto questo autore eppure ho già voglia di avere il libro fra le mani.

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  3. Non conoscevo Toni Morrison fino a che l'inverno scorso mio fratello ha iniziato a parlarmene.
    Aveva finito di leggere Amatissima e già aveva ordinato altri libri suoi.
    io mi ero molto stupita, raramente mio fratello leggeva scritti di donne, ora li ho con me, tutti da leggere, e ne sono felice.Mio fratello dal luglio scorso non c'è più e questa mattina nell'aprire la tua pagina mi sono emozionata, mi fa piacere che una donna meravigliosa come la Morrison abbia fatto compagnia a mio fratello nell'ultimo periodo della sua vita e che ora mi sia vicina con i suoi scritti.
    Grazie a te per l'emozione di questa mattina.

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  4. Mi dispiace per la tu perdita, Adele. Anche io ho perso da poco mio fratello. Credo davvero che questa autrice, che anche io ho scoperto recentemente, sia in grado di regalarci molte emozioni e uno sguardo diverso sulla realtà di chi è stato sempre dimenticato e non solo nella società in cui viviamo.
    Un abbraccio

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  5. Una donna di impressionante statura morale!

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  6. Invece per me Toni Morrison è un amore antico, da prima che vincesse il Nobel. L'ultimo libro letto però mi aveva delusa. Ora non ricordo il nome (L'età mi sta rubando molte sinapsi) Ma mi fido in modo assoluto del tuo giudizio e lo leggerò.
    Il mio pensiero è molto vicino al vostro lutto, Adele e Giulia, molto vicino
    un abbraccio, marina

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