31/12/12

Esiliati nella propria terra

La vita è illuminata soltanto da questi sogni simili a lampade che rischiarano dal di dentro, guidando i passi dell'uomo nel suo incessante errare sulla Terra. Tutti, come me, in esilio senza rendersene conto, fondando una città dopo l'altra. Nessuna città è nata come un albero; tutte sono state fondate, un giorno, da qualcuno arrivato da lontano. […] E io, nel momento in cui entravamo in una città, sapevo già, per molto pietosi che fossero i suoi abitanti, per molto benevolo che fosse il sorriso del suo re, io sapevo bene che non ci avrebbero dato la chiave della nostra casa. Nessuno ci si è mai avvicinato dicendoci: "Eccovi la chiave della vostra casa, non avete che da entrare". C'è stata, sì, gente che ci ha aperto la sua porta e ci ha fatto sedere alla sua tavola, elargendoci anche più di una buona accoglienza. Ma eravamo ospiti, invitati. Né in nessuna di esse siamo mai stati accolti come ciò che eravamo, mendichi, naufraghi che la tempesta getta su una spiaggia come un relitto che è allo stesso tempo un tesoro. Nessuno ha voluto sapere cos'è che andassimo chiedendo. Che andassimo chiedendo, lo pensavano, perché ci davano molte cose, ci colmavano di doni, ci ricoprivano, come per non vederci, con la loro generosità. Noi, però, non era questo, che chiedevamo, noi chiedevamo che ci lasciassero dare. Perché portavamo qualcosa che né lì, né altrove, dove che fosse, nessuno aveva; qualcosa che quanti abitano stabilmente in una città non hanno mai; qualcosa che solamente ha chi è stato strappato alla radice, l'errante, colui che un giorno si ritrova senza nulla sotto il cielo e senza terra; colui che ha provato il peso del cielo senza terra che lo sostenga.
Maria Zambrano
Quanti vivono oggi esiliati, a volte nella loro stessa terra. Esiliati perchè vengono da un altro luogo, esiliati perchè, pur essendo nati in questa terra,  sono stati espropriati di tutto: vivono come "ospiti" a volte graditi a volte no. Ma chi è povero non è mai gradito, è un elemento di disturbo, è "in esubero", è di troppo, non è "funzionale al sistema" e, se lo si deve assistere, è "un aggravio per il bilancio dello stato", costa troppo. Questo è "il progresso", questo vogliono quelli che sventolano la bandiera del progressismo. No, questo non è il mondo in cui chi è onesto, chi è davvero democratico vuole vivere, questa è un'Europa in guerra contro i suoi stessi cittadini, una rivoluzione all'incontrario: i ricchi, sempre più ricchi che si ribellano alle pretese dei più poveri perchè rivendicano un lavoro, una casa, la possibilità di curarsi e di invecchiare senza precipitare nell'indigenza. Negare questi diritti essenziali  è violenza, violenza di chi avendo già molto vuole di più, molto di più. 
A questa violenza bisogna togliere la maschera e mostrare il suo vero volto.
A questa violenza bisogna rispondere forti di una consapevolezza: che oggi sappiamo che, come dice Stefano Rodotà, "abbiamo diritto ad avere diritti".

"Un innegabile bisogno di diritti, e di diritto, si manifesta ovunque, sfida ogni forma di repressione, innerva la stessa politica. E così, con l’azione quotidiana, soggetti diversi mettono in scena una ininterrotta dichiarazione di diritti, che trae la sua forza non da una qualche formalizzazione o da un riconoscimento dall’alto, ma dalla convinzione profonda di donne e uomini che solo così possono trovare riconoscimento e rispetto per la loro dignità e per la stessa loro umanità. Siamo di fronte a una inedita connessione tra l’astrazione dei diritti e la concretezza dei bisogni, che mette all’opera soggetti reali. Certo non i «soggetti storici» della grande trasformazione moderna, la borghesia e la classe operaia, ma una pluralità di soggetti ormai tra loro connessi da reti planetarie. Non un «general intellect », né una indeterminata moltitudine, ma una operosa molteplicità di donne e uomini che trovano, e soprattutto creano, occasioni politiche per non cedere alla passività e alla subordinazione".

4 commenti:

  1. Ciao Emilia, grazie per questa riflessione, che è la visione stessa della realtà che viviamo ultimamente, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri danno fastidio.
    "Una rivoluzione all'incontrario", per l'appunto.

    Ti auguro un Sereno Anno Nuovo, cara Emilia e grazie di tutto!
    Lara

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  2. Unisco a quelli di Lara i miei auguri!

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  3. Un augurio di un nuovo anno di salute e serenità, anche a Giulia (dov'è finita?).

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