08/01/13

"A cosa serve la gente vecchia?" da Il diario di Jane Somers.


Non è con la retorica che si affrontano i problemi. E’ guardando in faccia la realtà senza ipocrisia, senza nascondimenti. Guardando dentro noi stessi, senza paura di leggere quello che non ci piace.
La mia vita fino al momento in cui Freddie cominciò a morire era una cosa, poi diventò un’altra. Fino a quel momento mi ero considerata una brava persona: come tutti, voglio dire, questo lo so. (…) Ora so che non mi ero mai posta la domanda di come fossi in realtà, che avevo solo preso in considerazione il giudizio degli altri”. 
Così dice Jane, la protagonista del libro di Doris Lessing: Il diario di Jane Somers.
Perché è di questo che troppo spesso ci preoccupiamo, di piacere, di essere come gli altri ci chiedono di essere. E scansiamo così i problemi della vita, crediamo forse ingenuamente che a noi non succederà mai o che per noi sarà diverso. O più semplicemente non ci vogliamo pensare.
E poi arriva Maudie. Il libro ci racconta questo incontro tra Jane, una ricca borghese, cinquantenne, dinamica e giovanile, redattrice di un giornale femminile che la impegna tutto il giorno e Maudie un'anziana signora sui novanta, molto povera, isolata dalla famiglia, scontrosa ma con una grande dignità. Jane incomincerà quasi casualmente ad occuparsi di Maudie ma non c'è pietismo nell'azione di Jane, non c'è spazio in lei per i "buoni sentimenti", c'è una forte tensione che la porta spesso allo scontro con Madie e con se stessa, con pensieri contrastanti e inquietanti. Un libro che è anche il racconto di un profondo cambiamento esistenziale e morale, di come l'incontro con l'altro può cambiarci dentro, può renderci persone migliori.
Jane incontra Maudie in farmacia:
“Occhi azzurri e bellicosi, sotto ripide sopracciglia grigi, ma c’era qualcos di meravigliosamente dolce nel suo sguardo. Mi piacque subito, chissà perché…” E dalla farmacia uscirono insieme:
“Le camminai accanto. Era difficile camminare così piano. Di solito io vado velocissima, ma non lo sapevo, me ne accorsi in quel momento. Lei faceva un passo, poi si fermava, guardava il marciapiede, e faceva un altro passo”
L’incontro vero incomincia proprio da queste parole, dalla immediata percezione di Jane che doveva “adattare il passo” a quello di Maudie se voleva entrare in contatto con lei. Adattare il passo, è un movimento fisiologico, ma incide sul nostro modo di vedere la vita e la realtà. Corpo e mente sono più collegati di quanto non siamo portati a pensare.

La fretta è nemica di qualsiasi relazione con i soggetti più deboli a partire dal bambino, al portatore di handicap, all’anziano. Ma la fretta è nemica anche di noi stessi, che non sappiamo più camminarci accanto lentamente per lasciarci il tempo di intessere un dialogo interiore che ci aiuti a capire quello che siamo, quello che vogliamo veramente. La fretta ci impedisce di ascoltare e di relazionarci uno con l’altro. La fretta rende impossibile qualsiasi dialogo o rapporto umano. La fretta, la parola più usata nei nostri incontri (“scusami devo andare, sono di fretta…”)

Maudie vive in solitudine; per orgoglio rifiuta l'assistenza pubblica e non vuole essere aiutata come un bisognoso; prima ancora di sentirsi vecchia e povera Maudie si sente persona che non vuole perdere la propria dignità; una persona che ha ancora molte cose da dare agli altri, da raccontare, da insegnare. Jane scopre con Maudie che la vita non è solo luccichii, colori, belle persone curate nell'aspetto, quella vita che trova spazio solo sulle pagine patinate, lucide, colorate, piene di belle fotografie del suo giornale. Grazie all’incontro con Maudie e all’amicizia che ne scaturisce, Jane intraprende un percorso di scoperta della vita e della sofferenza, un cammino che non era riuscita a fare accanto al marito malato e alla madre morente:
“d’altra parte alcune settimane fa io non mi rendevo nemmeno conto dell’esistenza degli anziani. I miei occhi venivano attratti dalle persone giovani, belle, eleganti, piacevoli, e “vedevo” solo quelle. Ora è come se un velo fosse stato steso su quelle immagini, e sopra il velo, tutt’a un tratto, ci sono i vecchi, i malati....”
A cosa serve la gente vecchia” questa la domanda che un elettricista chiamato per aggiustare l’impianto in casa di Audie fa a Jane e che la induce a riflettere:
“Quello che Jim aveva detto era quello che tutti dicevano: Perché non sono tutti in un ricovero? Bisogna toglierli di mezzo, metterli dove la gente giovane e sana non li possa vedere, perché non sia costretta a pensare a loro”(…) “ E fu allora che pensai come valutiamo noi stessi? In base a quali criteri?” “A che cosa serve Madie Fowler? Stando ai criteri che mi sono stati inculcati, a niente”.
Ma Jane ormai sa che non è così.
Sa che dentro quel corpo fragile c’è ancora tanta vita:
Può darsi che Maudie sia solo pelle e ossa, ma il suo corpo non ha quell’aspetto distrutto, sconfitto della carne che affonda nelle ossa. Maudie era gelata, era malata, era debole – ma sentivo qualcosa pulsare dentro di lei: la vita. Com’è tenace, la vita. Non ci avevo mai pensato prima; non l’avevo mai recepita in quel modo, non come in quel momento, mentre lavavo Maudie Fowler, una vecchietta arrabbiata e indomita. All’improvviso ho capito che tutta la sua vitalità risiede in quella rabbia. Non devo, non devo assolutamente risentirmene, non devo reagire violentemente. ....le ho lavato le parti intime, e per la prima volta ho pensato davvero al significato di quella espressione. Maudie soffriva orribilmente proprio perché una sconosciuta stava invadendo la sua intimità”.
E Maudie dice esplicitamente come vuole essere trattata:
“mi chiamo Mrs Medway. Non voglio che mi si chiami Flora. E non ho intenzione di farmi trattare come una bambina. Quando arriva un’infermiera nuova e le si rivolge chiamandola cara, carina, tesoro o Flora, lei dice subito “non mi tratti come una neonata, sono abbastanza vecchia da essere la sua bisnonna”. ... correggendole con fermezza e decisione.
Non vado avanti nel racconto, perché il libro bisogna leggerlo per intraprendere un viaggio con la Lessing, bisogna leggerlo perché si incontra tanta umanità, quella che forse non ricerchiamo più o per lo meno mai abbastanza. Dobbiamo leggerlo, perché ci dà la forza di guardare dentro alle nostre paure, ci invita ad uscire da noi e ad affrontare il limite che c’è in noi, la fragilità, l’emozione. Ci può rendere più sensibili… La fragilità non è qualcosa da cacciare, ma qualcosa con cui convivere e da cui imparare. Non dobbiamo averne paura, perchè in lei risiedono i valori più profondi.
"Sono nata per scrivere, geneticamente. – ha detto la Lessing - Voglio raccontar storie. Tutti, quando sogniamo, ci diciamo storie. E non c’è alcun messaggio: è il lettore che cerca un messaggio, e quindi lo trova”. 
Basta volerlo trovare.
Spesso si ammirano e difendono quelle donne che, arrivate ad una certa età, conservano la loro intelligenza e sono ancora efficienti. Dobbiamo, invece, rivolgere lo sguardo a tutte quelle persone deboli, indifese e dimenticate dallo stato e dalla società civile, tutte quelle persone che vivono sole con pensioni da fame o sono lasciate alla cura delle famiglie che spesso si trovano in forti difficoltà nell’affrontare sole il problema. Per questo molti ricorrono all’ospizio.
L’ impegno della Lessing, sia politico che civile è sempre stato vivissimo, così come la dedizione a tutto ciò che permettesse la liberazione delle persone più deboli: vecchi, bambini, donne, persone di colore. Ricordiamoci anche noi di più di queste persone… Parliamone, raccontiamo… soffermiamoci a pensare.
Vorrei che la cultura sapesse confrontarsi di più con la vita e con le storie dei più deboli e non se ne stesse lontana a guardare. Non vorrei sentir più dire: non leggo questo libro perché mi rattrista.

5 commenti:

  1. Hai scritto di me , ora, e della mia famiglia con la mia suocera di più di ottant'anni, con una demenza iniziale già tanto difficile eccetera eccetera ... quanta fatica nello scoprire i miei limiti. Riscoprire: è già accaduto quando è morto il mio suocero.

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  2. Ogni anno acquisto una nuova agenda e dedico apposito spazio per appuntare i libri che vorrei leggere. Da questo post è venuto fuori il primo libro segnalato per il 2013. Grazie.

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  3. Grandissime riflessioni. Intense e un po' "sconvolgenti"... per chi non è "pronto", per chi sta correndo, per chi sente la vita in tasca come una certezza, per chi ha paura della tristezza. Io sto vivendo da molti anni il "confronto" e sai perché è durissimo? Perché devi fingere un po', devi stare in equilibrio tra quel confronto e tutti quelli che intorno vogliono starne alla larga e vivere "allegramente", senza impegno e senza profondità...
    Un tema umano enorme. Il nocciolo di noi e della vita.
    Grazie
    Irene

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  4. Grazie anche da parte mia per una lettura da fare a breve, sento già molto vicino questo libro.
    Ho perso mia madre il novembre di un anno fa, a lei mi ero dedicata per sei anni dall'inizio dei suoi problemi di salute.
    I suoi occhi si perdevano nei miei, leggevo ogni momento piacere per avermi vicina , consolazione e profonda gratitudine
    La sua fragilità, psicologica e fisica, davanti a me nei vari momenti della giornata in cui, io per lei , facevo gesti che all'inizio, creavano imbarazzo e vergogna, mi hanno messo davanti anche alla mia fragilità e alle mie emozioni.
    Come scrivi tu c'è davvero molto da imparare se si riesce a stare davanti a tutto questo

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  5. Uno dei libri che ho amato di più di questa grande scrittrice. Un piacere ritrovarlo tra le tue pagine...

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