15/01/13

Il mio silenzio è...

Mi capita che a volte taccio. Quando mi succede di parlare troppo, sento che qualcosa dentro di me mi invita a stare zitta.  E pensare che non molto tempo fa, se, durante una conversazione, si faceva  silenzio, io quasi mi sentivo in dovere di romperlo. Mi sentivo in dovere, per accogliere una persona, di essere loquace e simpatica credendo di metterla a suo agio. 
Eppure ho sempre provato un senso di fastidio durante quelle conversazioni in cui i discorsi si accavallano, si interrompono, si spezzettano. Quando  il tempo sembra incalzare e costringere tutti a dire il più possibile nel minor tempo possibile.  Ho capito solo più tardi che il silenzio era necessario anche alla parola e leggendo un bellissimo libro di Luce Irigaray (Una nuova cultura dell'energia. Al di là di oriente e Occidente), ne ho trovato conferma.
"Raccogliersi nel silenzio è indispensabile per scegliere il senso che si vuole dare alle proprie parole, ma anche per mettere in prospettiva il senso dei discorsi che si ascoltano"
Bisogna uscire da quell'intreccio di "informazioni che vengono imposte e che ci tengono prigionieri senza permetterci di decidere del senso che esse hanno per la nostra vita". Informazioni, che lo vogliamo o no, condizionano fortemente il nostro modo di vedere il mondo. E la cosa più pericolosa è proprio quando ci sentiamo troppo liberi nel nostro pensiero.
Ma il silenzio dice la scrittrice "deve anche intervenire fra me e l'altro come un luogo in cui possiamo incontrarci, quali che siano le nostre differenze. Il silenzio è la prima parola rivolta all'altro. È il segno della mia disponibilità ad accoglierlo(a) così com'è, senza piegarlo(a) al mio discorso, senza includerlo(a) nel mio mondo".
Pensiamo troppo spesso che accoglienza sia fatta di parole che a volte sommergono e seppelliscono l'altro anche se volevano essere e sono gentili. Il silenzio, invece, apre all'ascolto: "Mantenere il silenzio di fronte all'altro è un modo di riconoscerlo in quanto altro, di manifestargli la mia capacità di rispettarlo per quello che è, senza imporgli le mie norme o le mie abitudini".
"Il mio silenzio è una maniera di significare che non so tutto (...) che sono disponibile ad ascoltare una verità che è propria dell'altro e che io lo incoraggio a vivere, a coltivare, a esprimere senza sottometterla alla mia. La pratica di un simile silenzio è particolarmente necessaria in un'epoca multiculturale come la nostra. Essa è ciò che può permettere il passaggio fra culture diverse senza subordinazione ne integrazione dell'una all'altraLa capacità di non limitarci al nostro linguaggio è il primo gesto d'ospitalità nei confronti dell'altro. Questo ritegno rispetto alle nostre abitudini linguistiche deve estendersi agli altri gesti relazionali a cui siamo abituati. Salutare l'altro, ad esempio, non si esprime in tutte le culture con gli stessi gesti e il nostro modo di fare può scioccare l'altro, indipendentemente dalle nostre intenzioni. Accogliere l'altro nel rispetto della sua o delle sue differenze richiede dunque un passo indietro, un silenzio, uno spazio-tempo vergine riguardo ai modi di essere e di agire che sono nostri".

3 commenti:

  1. Ciao, grazie per questo messaggio. Vivo molte ore nel silenzio e a volte lo sento pesante. Ma sto imparando, per merito di letture ed esperienze di meditazione, che nel silenzio si apre la parola - anche quella con la P maiuscola -. Mi accompagno comunque con belle letture e con i miei colori, ad essi affido questo tempo che scorre e dentro il quale spesso ci sembra di non essere nel modo 'giusto'. Anche la neve, che in questi giorni sovrasta la valle, porta al silenzio, talmente intenso che fa rimanere estasiati.

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  2. molto molto bello questo post.
    In gran parte lo sento mio.
    Il silenzio come umile accettazione della propria limitatezza.
    Silenzio come ascolto verso gli altri e verso se stessi
    Silenzio come "musica interiore". Perchè il silenzio in realtà è anche un piacere. Il piacere di restare in compagnia di se stessi in modo armonico. Il proprio equilibrio dipende in gran parte da questa capacità di fare pulizia al nostro interno e toccare quel luogo sacro che è la nostra essenza più profonda. Buona giornata.Carlo

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  3. clelia pierangela pieri29 febbraio 2016 23:40

    E' stato un vero regalo leggere questo post. Grazie.
    c.

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