16/01/13

La Porta di Magda Szabó


L'attrice Helen Mirren nel film The dorr tratto dal libro
La porta è il titolo di questo splendido romanzo, ed è sull'impossibilità di aprirla e varcarla che si apre e si chiude  il romanzo
Scritto dall’ungherese Magda Szabó è la storia di un rapporto tra due persone che sono una l’opposto dell’altra, di un rapporto molto conflittuale e difficile. Il personaggio principale è sicuramente Emerenc, una donna delle pulizie, un personaggio che si rivela fuori da ogni consuetudine, una lavoratrice infaticabile. Ma al contrario di quello che succede normalmente, prima di accettare un lavoro è lei che decide di “procurarsi delle informazioni” sui suoi datori di lavoro e non viceversa. “Io non lavo i panni sporchi al primo che capita”. La dignità di una persona, insomma, non si svende, qualsiasi lavoro si faccia.
Emerenc si prenderà cura della scrittrice e di suo marito per oltre vent’anni, ma “nei primi cinque stabilì una distanza che non potevamo oltrepassare, precisa come se fosse misurata con uno strumento”. E’ lei che decide cosa vuole o non vuole fare, quando e come farlo, dimostra subito di avere le sue idee dettate non dalla lettura e dallo studio, ma dalla sua incredibile storia di vita. Nessun regime politico in tutta la sua vita trascorsa in Ungheria in tempi difficili è riuscita a intimidirla, nessun “educatore del popolo” ha saputo metterla a tacere o impedirle di fare quello che lei riteneva giusto fare.
La sua storia emerge pian piano, man mano che il libro procede. Ma una cosa è subito chiara: la sua esistenza è stata segnata da esperienze che lasciano ferite profonde, indelebili e come tutte queste persone non si lascia facilmente penetrare. La porta (titolo del libro) è il simbolo di questa chiusura al mondo, una porta che nessuno può e deve valicare, lo scrigno segreto in cui, chi ha sofferto molto, conserva il proprio dolore e nasconde la propria fragilità. A lei e a tutti quelli come lei che hanno avuto una vita sofferta, bisogna sapersi accostare in punta di piedi, bisogna conoscere la capacità di aspettare e dimostrare un profondo rispetto.
Allora, ma solo allora, Emerenc offrirà, a modo suo, la sua amicizia, la sua dedizione alla scrittrice di cui cura la casa ed essa scoprirà nella relazione con questa donna che l’amicizia, l’amore è “impegno” e non possiamo a priori decidere come si debba esprimere. “Oggi – dice la scrittrice – ho capito una cosa, che allora ancora ignoravo: una passione non si può esprimere pacatamente, disciplinatamente, morigeratamente, e nessuno può definirne la forma al posto dell’altro”.
L’amore che lega queste due persone è conflittuale proprio perché l’incontro vero è quello che sa imparare anche e soprattutto dallo scontro; un conflitto però che favorisce la conoscenza dell’altro e insegna a mettersi in discussione aprendo nuovi spazi mentali ed affettivi. Emerenc è capace di grande amore, di un amore, però, fuori dalle consuetudini, di un amore che spiazzerà più volte la scrittrice. Chi vuole amarla deve saper entrare nella sua vita quando e come decide lei. Perché l’amicizia non è intrusione, ma attenzione, non è dare continui consigli dall'alto di una presunta superiorità, ma saper ascoltare. Non è accondiscendenza, ma presenza quando questa si rende necessaria. Emerenc del resto scompare e riappare, ma al momento buono sa esserci, conosce la compassione. La scrittrice questo non sempre lo sa fare: “Oggi, mentre scrivo a macchina queste righe, sento che in quel momento, decisi il suo destino perché dentro di me l’abbandonai. Smisi di tenerle la mano”.
Già, tenerle la mano…, più che parlare come dice la Zambrano bisogna saper “stare in presenza”, conoscere quel linguaggio che riempie i vuoti e affronta le solitudini senza fretta e con grande pazienza… A volte, come dice la Irigaray "mantenere il silenzio, è in fin dei conti un gesto più umano della parola.
“Emerenc era disposta al sacrificio, a lei riusciva spontaneo tutto ciò che io dovevo impormi con un certo sforzo, e non importava che agisse inconsapevolmente, la bontà di Emerenc era naturale, io, invece, mi ero educata ad esserlo, mi ero obbligata col passare del tempo a rispettare alcune norme etiche. (..) La mia morale non era altro che disciplina, il risultato dell’allenamento al quale mi avevano sottoposto il collegio, la scuola, la famiglia”.
Emerenc sa amare, invece, in modo naturale, senza forzature e amare per lei e “sapersi prendere cura”, è un amore semplice e spontaneo che diffida di ogni rituale, che non si appella a nessun Dio. E' quell'amore fatto di spontaneità che smaschera continuamente i nostri gesti ipocriti.
Cosa crede, che Cristo, che Dio, di cui parla come se li conoscesse personalmente, concedano la salute a così basso prezzo? Per una settimana della sua devozione io non darei un soldo bucato”.
La scrittrice pian piano imparerà da quella donna molto della vita e della realtà, anche se a volte riluttante. E alla fine cercherà di salvarla dalla morte ma capirà che Emerenc, come ogni essere umano, “non ha bisogno di una vita qualunque. Emerenc ha bisogno della sua vita” e quella ormai non c’era più, perchè non avevano saputo rispettarla fino in fondo.
Alla scrittrice resta un’amara conclusione che  
"Quando l’umanità andrà a spasso tra le stelle, nessuno ricorderà più quel pianeta lontano, quel barbaro asilo infantile dove abbiamo combattuto così tante misere battaglie, pubbliche e private, per conquistare una tazza di cioccolata, ma anche allora sarà impossibile accomodare il destino degli esseri umani che non trovano posto nella vita degli altri".

6 commenti:

  1. il primo che ho letto,di Magda Szabó.

    l'ho letto lentamente, mi affezionavo alle due donne sempre di più, arrivare alla fine mi è dispiaciuto.

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  2. libro meraviglioso. emozionante. mi ha fatto arrabbiare, riflettere, pentire, piangere.
    lo rileggerò, come sempre, e mi emozionerà ancora, diversamente.

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  3. "mantenere il silenzio, è in fin dei conti un gesto più umano della parola."
    Rispettoso dei nostri tempi interiori e dei tempi interiori dell'altro.
    Questo libro mi ha fatto incontrare ed amare la Szabò.

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  4. Anche per me questo è stato il primo libro di questa grande scrittrice che mi ha subito conquistato. Mi piace la sua scrittura, i termi che affronta, la capacità di entrare nelle pieghe e nelle ferite della vita; sanandole e riscattandole però.

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  5. Che libro ! Lho appena finito e mi sento un po a lutto anch'io.per Emereni ma , in generale, per la Szabo, appena conosciuta e subito amata. Per fortuna potrò avventurarmi in tutti gli altri suoi scritti .Credo che li comprerò tutti.

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