05/02/13

Ci capiremo tutti. Andremo avanti insieme. E questa speranza è irrevocabile (P. Neruda)

Amo la poesia, più di ogni altro genere letterario: sa raccontarmi la vita e la realtà perché di questa sa cogliere i lati più nascosti e più oscuri. Sa narrare l’indicibile.
La voce dei poeti arriva al cuore in modo diretto, non lascia indifferenti, si sedimenta e prende radici. Ma amo i poeti come diceva Neruda che non scrivono solo per i poeti.
Non è neppure pensabile una società senza poesia e senza poeti carichi di impegno civile e di coraggio. Neruda pensa che il poeta deve mettersi in gioco, recuperare il lettore, camminare nell'oscurità incrociando gli sguardi di donne e uomini sconosciuti per condividere i suoi versi: 
“La mia poesia e la mia vita sono trascorse come un fiume americano, come un torrente d'acque del Cile, nate nella profondità segreta delle montagne australi, dirigendo senza posa il movimento delle loro correnti verso uno sbocco marino. La mia poesia non ha rifiutato niente di quanto ha potuto trascinare nel suo corso; ha accettato la passione, ha sviluppato il mistero, si è aperta il passo fra i cuori del popolo. (…)
Il mio premio non sono i libri e le poesie tradotte o i libri scritti per descrivere o sezionare le mie parole. Il mio premio è quel momento grave della mia vita quando nel fondo del carbone di Lota, in pieno sole nella salina riarsa, dal pozzo della miniera è uscito un uomo come se venisse su dall'inferno, con il viso stravolto dalla fatica terribile, con gli occhi arrossati dalla polvere e, porgendomi la mano indurita, quella mano che reca tutta la mappa della pampa nei suoi calli e nelle sue rughe, mi ha detto, con occhi brillanti: Ti conoscevo da molto tempo, fratello”.
Pablo Neruda – Confesso che ho vissuto
Quando arrivò la dittatura, in Cile, la gente non usciva più dalle case. Aveva paura … Ma quando morì Neruda, una folla silenziosa sfilò al suo corteo funebre, sotto lo sguardo attonito e sgomento dei militari. La poesia, e il suo profeta, avevano sfidato la dittatura. Lo seguivano e realizzavano il sogno del poeta che in una sua poesia “La morte” diceva:
Voglio stare nella morte insieme ai poveri
che non ebbero tempo di studiarla,
mentre li bastonavano quelli che hanno
un cielo suddiviso su misura.
Al funerale ricorda Hugo Arevalo, l’amico e biografo di Pablo Neruda “erano cinquemila persone circondate dall’esercito con i mitra rivolti contro quella massa umana. Se avessero sparato contro la folla sarebbe stata una carneficina. Entrando al cimitero la gente cominciò a piangere e un grande scrittore cileno, Francisco Coloane, fece un’orazione funebre urlando come un pazzo, da solo contro il mondo. Coloane urlava i suoi ricordi con Neruda e il suo amore per il Cile e tutti noi fummo scossi da quel momento drammatico e intenso”. La parola, la sua parola, aveva ridato dignità al suo popolo che in lui si riconosceva, ha impedito col suo canto che tutto cadesse nell'ombra.
Io vorrei possedere quella capacità di tradurre in poesia lo sdegno, vorrei avere il dono di chi sa dare forma e forza al grido disperato di chi muore dimenticato e sotterrato dall'indifferenza e dagli sguardi che non vedono, che non vogliono vedere. Vorrei con i miei versi raccogliere il pianto di tutte le madri che piangono la morte del figlio, il silenzio attonito di ogni bambino che solo con gli occhi chiede: “perché mi avete fatto questo?”. Vorrei che i miei versi ci aiutassero a uscire da quell'eterno guardarsi dentro come in un labirinto senza uscita e ci portassero fuori a cercare insieme strade da percorrere per ritrovare almeno una scintilla di senso. La poesia apre le  porte all'immaginazione che sola può indicarci nuovi modi di essere-nel-mondo. La poesia trasforma. 
E vorrei anche nello sdegno per le ingiustizie sociali e politiche, anche nel dolore, conservare la forza di credere nella vita come faceva Neruda: 
“In questo momento critico, in questo batter di palpebre dell’agonia, sappiamo che entrerà la luce definitiva attraverso gli occhi socchiusi. Ci capiremo tutti. Andremo avanti insieme. E questa speranza è irrevocabile”.

2 commenti:

  1. Bellissime parole. 'Confesso che ho vissuto' l'ho letto da ragazza, e devo dire che mi ha coinvolto. Il film di Troisi ha fatto il resto.
    "Bisogna sapere
    tacere in tutte le lingue
    e dappertutto, sempre,
    lasciare cadere,
    cadere,
    lasciare cadere,
    cadere le foglie."

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  2. Ti conoscevo da molto tempo fratello...

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