08/02/13

Gli intellettuali troppo lontani dalla gente...

Amo leggere sia la letteratura che i saggi, mi soffermo spesso sulla storia e dalle letture traggo insegnamenti preziosi. Parole e idee entrano dentro di me e si mescolano e rimescolano fino a diventare mie. 
Borges diceva: “Spesso mi accorgo di non fare altro che citare qualcosa che ho letto tempo addietro”. Bisognerebbe avere questa umiltà ed onestà sempre. Siamo tutti debitori di pensieri fatti da altri e di esperienze che non abbiamo mai vissuto. 

Eppure spesso, quando ascolto certi studiosi di professione provo uno strano senso di irritazione. Forse mi imbarazzano le loro certezze anche quando parlano del dubbio, le loro parole che parlano di apertura, ma che nel loro stesso farsi discorso, dall'alto della loro cattedra escludono chi ascolta. Mi fa pensare la loro sempre più frequente paura di mescolarsi, di entrare nel gioco del mondo, di cercare con ostinazione una nicchia in cui poter elaborare pensieri non contaminati. E questo ostinato tenersi fuori, mi sembra l’altra faccia della medaglia di chi nel mondo è troppo immerso e teme il silenzio della riflessione.
Mi sembra che il sapere che esce dalle loro menti sia troppo freddo e chiuso. Le loro parole, pur evocando valori, principi spesso encomiabili, mi appaiono come scrigni vuoti. Sono semi senza terra, sono terra senza acqua. Sono parole che non vogliono descrivere se non le realtà che conoscono. Vivono nei loro salotti, quelli delle loro case e quelli televisivi. Ma non conoscono la gente, la gente che fatica, che soffre, che passa loro accanto senza né essere vista né ascoltata.
Il rischio è allora che rimarranno sempre tante storie di vita ripudiate, inascoltate, non prese in considerazione perché nessuno ha mai dato loro voce.

Non posso non ricordare Nuto Revelli il cui impegno umano e civile è stato sempre quello di dar voce al dramma degli incolpevoli, dei poveri che restano in guerra anche quando arriva la pace, degli sfruttati, dei dimenticati, e di nuovo strumentalizzati, mai soggetti attivi del loro destino.  Nel "Il mondo dei vinti" ha raccolto 270 testimonianze disperse in tutto l’arco alpino. “Era difficile farsi accettare, – racconta in un’intervista - ancora più  che parlassero, che raccontassero, perché rimanesse almeno qualcosa di queste storie, di una società che cambiava rapidamente. Su, a pochi chilometri da Cuneo si sfilacciava il tessuto sociale di vaste aree, e rimanevano solo gli anziani. E’ stata una pagina, è una pagina ancora sulla quale bisogna ancora meditare oggi”. Un uomo che aveva capito la ricchezza che si nasconde anche nelle storie più deprivate.
Su quante realtà ci sarebbe oggi bisogno di riflessione, di lavoro, di impegno, di ascolto, per capire la storia partendo da tanti punti di vista, senza avere la presunzione di chi senza aver ascoltato, ha già capito tutto.
Abbiamo bisogno di questo tipo di intellettuale, che sappia scendere tra noi e abbia il coraggio di rendere pubbliche le proprie scelte, abbiamo bisogno di persone che ci facciano ancora capire in che cosa consiste la nostra vera libertà, intellettuali che non illuminino  solo le nostre intelligenze, ma scaldino anche i nostri cuori. E avremo bisogno di politici così, per ritrovare il vero senso della "cosa pubblica. Ma avremmo bisogno di essere noi stessi persone così, aperte all'ascolto, capaci di costruire là dove siamo almeno realtà più umane, nei quartieri, nelle scuole, nelle nostre case.

4 commenti:

  1. Perfettamente d'accordo con te...gli intellettuali troppo spesso sono diventati solo le puttane del potere...

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  2. Difficile non condividere quanto scrivi tu e quanto sintetizza (aspramente ma in modo in fondo corretto) Guglielmo.
    Oggi come oggi, agli intellettuali manca quasi del tutto la volontà, prima di tutto, di farsi capire. Spesso ammantano i loro discorsi di un pesante gergo tecnico, peraltro "servito" in salsa ultracerebrale.
    Secondo me fanno questo perchè non concepiscono la cultura come fattore di cambiamento della società e come possibile ponte con gli altri...
    Come "altri" intendo i più umili e poveri, quelli cioè che non hanno avuto la fortuna di studiare e di approfondire.
    Che differenza questi sedicenti intellettuali e Gramsci, Pasolini... Ma questi ultimi, ancor prima che intellettuali, erano UOMINI.
    Ciao!

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  3. Errata corrige: che differenza TRA ecc.

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  4. Sono d'accordo ma a quali intellettuali ti riferisci, per esempio?

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