07/02/13

Loreena McKennitt e la sua musica

Lunghi capelli rossi, pelle bianca, lentiggini: Loreena McKennitt rivela anche nell'aspetto l'origine irlandese. La sua famiglia emigrò dall'Isola verde nel 1830 per approdare oltreoceano, nelle praterie di Winnipeg, in cerca di fortuna. Ed è a Morden, nel Manitoba che Loreena è nata nel 1957. Il padre era un commerciante di bestiame, la vita in famiglia quella rurale di una grande fattoria (e tutt'oggi la cantautrice canadese vive in un ranch nell'Ontario).
Una sera, in un fumoso folk-club di Winnipeg, le capitò di ascoltare alcune melodie celtiche: e tanto bastò a scuotere in profondità le sue radici irlandesi. Così, qualche anno più tardi, mentre si trovava a Londra, le sembrò del tutto naturale comprare un'arpa celtica di seconda mano: la stessa che usa ancora oggi. Avvertiva il richiamo delle sue radici: la magia delle fiabe d'Irlanda, i versi di Shakespeare e il suono delicato dell'arpa celtica, con cui creò le sue prime composizioni. "È uno strumento  visionario, versatile - racconta - e possiede un suono poetico. Un suono gentile, ma anche ricco di articolazioni. Ti permette di passare da toni molto sottili a toni molto drammatici. Avevo studiato pianoforte classico per dieci anni e canto classico per cinque. Conoscevo le scale e gli arpeggi ed ero perciò in grado di adattarli all'arpa".
Da ragazza comincia suonando per la strada dove cerca di vendere le prime cassette con le sue interpretazioni. "Un'esperienza utile - ricorda - perché mi ha dato un senso di indipendenza e mi ha permesso di conoscere tanta gente interessata a quello che facevo".
 Lynne Van Matre, critico del "Chicago Tribune" - sostiene che in lei la predisposizione per lo strumento rappresenta un qualcosa di assolutamente innato e ancestrale. "La McKennitt", scrive testualmente, "possiede la capacità - rarissima - di costruire un sound complesso: che è, da una parte, una prodigiosa evocazione dell'antica musica irlandese, e, dall'altra, un continuo richiamo alla contemporaneità più nobile e innovativa". (..) "la sua voce riassume in sè tutte le stigmate del magico, in grado di azzerare ogni possibile paragone con altri strumentisti"
La voce, appunto. dalle mille tinte e sfumature, è proprio questo lo "strumento in più" che Loreena possiede. "Per esempio delle nenie arabe che ho ascoltato nel mio peregrinare per la Spagna del sud e il Marocco. O magari del canto "qawwali" di Nusrat Fateh Ali Khan, uno degli artisti che prediligo in assoluto", precisa lei, quasi a voler sottolineare il carattere cosmopolita del suo personalissimo stile, e la vastità pressoché sterminata dei modelli di riferimento: “i collaboratori – dice la cantante - di cui mi avvalgo provengono da territori fra loro diversissimi, come il jazz, il rock, la musica latina e perfino l'avanguardia sperimentale
E poi ci sono i suoi viaggi. La sua musica dice:  “è una specie di diario di viaggio musicale, un processo molto simile a quello che attraversano gli scrittori di viaggio: a loro capita di trattare un argomento, fanno molta ricerca, leggono un sacco di libri, e alla fine vanno in questi posti perché ci sono molte informazioni essenziali che possono essere catturate solo come il risultato del viaggio in quei luoghi -- la luce del cielo, l'odore delle strade, il suono delle persone”.
Senza un'indagine puntuale dell'esperienza umana, senza un'attenzione tesa a cogliere ogni stilla d'emozione, dalla più "densa" alla più "sottile", senza, soprattutto, un viaggio instancabile fra le pieghe del mondo visibile (l'Irlanda, la Turchia, la Grecia, l'Italia, la Spagna, il Marocco, la Siberia...) e le voragini abissali del Sé più profondo e riposto non sarebbe stata possibile la sua musica. Però ella afferma che "i segreti più interessanti sono sempre quelli che scopriamo su noi stessi"..

“Durante la realizzazione di "The Book of Secrets" ho provato il momento di maggior commozione viaggiando con la Transiberiana: il dramma umano che vedevo consumarsi fuori dal mio finestrino, al cospetto di tanta gente quasi sempre disperata, si è risolto, dentro di me, in un'esperienza spirituale formidabile. Proprio da qui ho tratto la convinzione che il bisogno di spiritualità degli esseri umani sta diventando sempre più forte. E, soprattutto, sempre più disponibile a svincolarsi dalle gabbie, alquanto rigide, predisposte dalle religioni istituzionalizzate".
La sua musica  non è più solo folk anglosassone, ma anche musica di India ed Estremo Oriente.
Proprio per documentare queste influenze orientali, ha usato strumenti come tamboura, sitar, udu drums e balalaika".
"Per me - racconta - è come un esperimento di alchimia musicale, che preparo leggendo libri, ascoltando documentari, viaggiando, parlando con la gente. Alla fine cerco di realizzare una composizione creativa, come in un dipinto. Mi interessano in particolare le similitudini tra culture apparentemente lontane. Una tabla indiana può suonare come un Bodhran irlandese. Puoi scoprire ad esempio una tonalità che nella musica indiana viene dal tamburo e nella tradizione celtica dalle cornamuse. Così posso sostituire le cornamuse con i tamburi o viceversa. Oppure posso provare a mescolare i ritmi del Medio Oriente con i campioni celtici".
"Non ci sono molti artisti che riprendono le radici europee: sembra che gli americani si siano dimenticati le proprie origini culturali. È un popolo affascinato da se stesso, che quando deve guardarsi alle spalle, per esempio cercando la propria ascendenza folk, tutt'al più arriva a Woody Guthrie. Ma non va oltre, sembra quasi non ricordare l'eterogeneità culturale che coabita negli Stati Uniti”
Mi piace la sua musica, ma anche il suo pensiero. Con la sua musica dimostra che le culture  si possono e di fatto si mescolano e, quando sanno armonizzarsi, producono effetti meravigliosi e sorprendenti... Siamo un popolo sempre in cammino e ciò che ci guida deve essere la curiosità e il desiderio di conoscenza...
E ascoltandola si viaggia con lei con la mente e con il cuore… Una musica, una voce  straordinaria che accompagna alcune delle mie giornate, insieme ad altre di cui parlerò in seguito. Sì la musica… che davvero scalda, dà energia, accompagna i nostri stati d’animo.
                                

3 commenti:

  1. E' una delle mie cantanti preferite.
    Purtroppo non sono mai riuscita ad andare ad un suo concerto dal vivo
    e questo mi manca.
    Grazie per questo bel reportage.
    Ciao
    Loretta

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  2. Deliziosa questa Loreena... Poi con quel nomeee

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  3. Bell'articolo. Lo posto sia nel gruppo facebook che nella pagina google plus che ho dedicato a lei.

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