14/02/13

Vivere pensando e non pensare al di fuori del vivere

Guardo il mondo di Facebook perché di mondo si tratta e vedo scorrere parole, tante parole che sembrano inseguirsi in una corsa incessante. Un mondo che non demonizzo, che anzi, anche se faticosamente, tento di abitare anche io. E' una realtà e per comprenderla bisogna esserci. Ma non posso nascondermi i rischi che si corrono. E non mi riferisco a chi usa Facebook per dire quello che gli viene in mente in quel momento, quello lo si fa anche nella vita reale. Mi riferisco proprio a chi cerca di immettere contenuti, idee e pensieri. Il pericolo è quello di fermarsi lì. Da Facebook sono nati movimenti, mobilitazioni, su Facebook si fa campagna elettorale. Ma i messaggi sono veloci, sintetici, più slogan sono più funzionano, più si condividono. Ma dove finisce la riflessione, dove il dialogo? Dove l'argomentazione? Sarebbe bello sfogliare Facebook come un possibile indice che rimanda a luoghi dove si pensa e si riflette, dove si impara il dialogo e l'ascolto, dove la parola risuoni lenta nello spazio del silenzio. Perchè la parola ha bisogno del silenzio altrimenti diventa solo rumore.
Vorrei che potessero coesistere diversi modi di comunicare, diversi luoghi, ma a volte temo che l'uno prevarichi sull'altro fino ad annullarlo. Si corre, si corre sempre, si è sempre di fretta, non si ha tempo, e allora ecco che la corsa ha preso anche il nostro pensiero e ha annullato il momento in cui ci si ferma appunto per fare "silenzio". La parola diventa allora dura, aggressiva mentre, come dice come dice Anna Rosa Buttarelli c'è bisogno di ritrovare: "una parola pubblica compassionevole, una parola che per essere pronunciata, ha necessità di un cambiamento reale della mente e del cuore degli uomini. (...) c'è bisogno di cammini concreti, di passaggi pratici, di pensieri dell'esperienza che sostanziano le proposte teoriche”. C'è bisogno di recuperare la “parola vivente”, del suo valore, del suo senso, della sua rarità.
“La mia autentica condizione, cioè vocazione, è stata quella di essere, non di essere qualcosa, ma quella di pensare, di vedere, di guardare, di avere la pazienza sconfinata che in me permane, di vivere pensando e non di pensare al di fuori del vivere". 
Maria Zambrano 

2 commenti:

  1. Facebook va bene per gli adolescenti che si sentono in tal modo sempre vicini agli amici.
    Per gli adulti è deleterio per i motivi che giustamente spiega la Zambrano.

    PS non l'ho mica capito il commento qui sopra...

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