04/03/13

Dall'alto decidono per noi..., ma non tutto


Bisogna imparare di nuovo ad amare la condizione umana qual è, accettare i suoi limiti e i suoi rischi, avere un rapporto diretto con le cose, rinunciare ai nostri dogmi di partito, di patria, di classe, di religione, tutti intransigenti e dunque tutti forieri di morte. Quando faccio il pane, penso alla gente che ha fatto spuntare il grano, penso ai profittatori che ne gonfiano artificialmente il prezzo, ai tecnocrati che ne hanno guastata la qualità – non che le tecniche recenti siano necessariamente un male, ma il fatto è che si sono messe al servizio dell’avidità che è certamente un male, e che la maggior parte di esse sussiste solo in virtú di grandi concentrazioni di forze che sono piene di potenziali pericoli. Penso a chi non ha pane, e a chi ne ha troppo, penso alla terra e al sole che fanno crescere le piante. Mi sento idealista e materialista al tempo stesso. Il cosiddetto idealista non vede il pane, né il prezzo del pane, e il materialista, per un curioso paradosso, ignora che cosa significhi quella cosa immensa e divina che chiamiamo “la materia”.
Marguerite Yourcenar,  Ad occhi aperti, Bompiani, Milano
Quante volte mi sono sentita insoddisfatta, inquieta. Avevo fatto dei sogni che avevano rivelato tutta la loro vacuità. Mi sentivo confusa in una folla di persone tra cui non riuscivo a scorgere un volto, a captare uno sguardo, ad ascoltare una voce.
Mi veniva da pensare a quello che avrebbe potuto essere, ma non era stato. Era come se in me ci fosse un’altra persona che chiedesse di venir fuori, di non rimanere schiacciata da una quotidianità sempre più frenetica. Il tempo passa, passa inesorabile, mi dicevo. Giorno dopo giorno, ora dopo ora lo sentivo sfuggirmi di mano come fosse un’entità che si fosse impadronito di me. Mi sentivo vittima di un destino irreversibile.
Ora ho capito che noi siamo sempre degli individui incompiuti, che il tempo passa perché deve passare e che cammina con noi, non contro di noi.
Io, forse, non sono quello che avevo pensato di diventare. Sono quello che sono, una persona che va incontro alla vita e, affrontandola, sceglie una strada piuttosto che un’altra. Il mio sguardo si apre all'attimo che viene dopo con il desiderio della consapevolezza. Il presente per me non è altro che il momento in cui il passato si trasforma in futuro.
In questo continuo cammino continuo a crescere:  gioia, dolore, pianto, riso, tenerezza, rabbia, si mescolano e si rimescolano e il mio pensiero cerca di far loro da guida.
Ciò che dentro di me sembrava soffocato e imprigionato, ora si è trasformato in una sorta di forza che fa emergere pian piano ciò che non sapevo ancora di essere. 
Ed è questo momento di cui parla Jung e che vede in colui che"
passando attraverso le peripezie della sua trasformazione psichica, che a volte appare più che altro come una sofferenza, scopre una felicità nascosta che lo riconcilia con il suo isolamento. Nel suo rapporto con se stesso, questo essere umano (…) ha trovato una relazione che gli dà una felicità simile a quella di un amore segreto, o che appare come una primavera nascosta che da un arido terreno fa scaturire verdi germogli.

E soprattutto ho imparato a godere di ciò che mi si presenta ogni giorno, della necessità della concretezza del mio agire quotidiano, e credo che sia importante lavorare per il piccolo microcosmo che abitiamo e lì cercare di "fare la differenza", di uscire da discorsi altisonanti quanto inutili, pensare per fare, fare ogni giorno, ogni momento quello che posso per dare il mio piccolo contributo e sottrarmi a quel pessimismo inutile a cui ci induce tutti quelli che dall'alto decidono per noi... Ma non tutto.

5 commenti:

  1. Poco dall'alto, io certamente me li sento addosso, nell'unica cosa che so fare e ch'essi sanno fare
    E quel ma non tutto un eterno presente che sconfitto e a non dare ai dall'alto — i trovati nemici per nemici che si sono trovati — mai finale vittoria

    Un saluto

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  2. Tu sei la mia fonte di riflessione ideale...Tocchi sempre punti sensibili, come anche il post precedente.
    Grazie!

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  3. un saluto, così...di buona giornata.

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  4. Dici bene, Emilia. Un caro saluto e molti auguri di buona Pasqua a te e famiglia.

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  5. Il pessimismo è un tratto della personalità e non ha mai fatto parte di me. Ma la sfiducia, ecco, quella dove la sistemo? Solo domande.
    grazie cara amica, perché leggerti, quando passo mi fa bene
    marina

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