21/04/13

la gioia sta nella fatto stesso di esistere

Da un po’ di tempo mi pongo una domanda. Ma la gioia è scomparsa dal nostro vocabolario. Da tempo non si sente che gente afflitta e preoccupata. E ci sono i motivi, tanti, troppi. E’ la situazione politica a preoccuparci e a farci perdere ogni fiducia nel futuro. E’ l’assenza di orizzonti, ideali, di un motore insomma che ci aiuti ad attraversare "i tempi bui".
Del resto molti filosofi hanno considerato la gioia una dimostrazione di mancanza di profondità, uno stordimento episodico da cui la filosofia ci allontana ("Colui che aggiunge conoscenza, aggiunge dolore", dichiara l’Ecclesiaste).
Ma i tempi bui sono sempre esistititi. L'insoddisfazione è sempre stata la reazione più diffusa, rispetto a ogni momento storico. Ci sono forse momenti più bui degli altri, ma non ho mai sentito dire nella mia vita: stiamo vivendo un buon momento storico. Borges, parlando dei suoi antenati ha detto: "Ebbero in sorte, come in tutti gli uomini, di vivere in tempi difficili".
E possiamo dire che in altri luoghi la situazione non sia anche peggio della nostra? Eppure, anche nelle situazioni più drammatiche, mi è capitato di vedere persone abbandonarsi a momenti di gioia: per un atto di amicizia, per lo sbocciare di un fiore, per una bella giornata…
La gioia è fatta apparentemente di nulla. Sa di non avere spiegazioni razionali, di non avere finalità. Sopraggiunge e basta. "La gioia non consiste nella rassegnazione gioiosa a ciò che succede nella vita, ma nel fatto stesso di vivere" diceva Robert Louis Stevenson.
Ed è proprio in questo che sta la sua forza. Come dice un proverbio cinese, "nessun uomo può impedire che l'oscuro uccello della tristezza voli sulla sua testa, ma può invece impedire che gli si annidi fra i capelli". La gioia è capace di vincere, con la sua leggerezza, almeno per un momento, la triste pesantezza che ci opprime. Ci dà energia, anche se magari (come dice Savater) ci troviamo "a danzare sull'orlo di un abisso senza fondo".
La realtà, insomma, perde la sua pesantezza senza per questo smettere di essere reale.
Non dobbiamo perdere la capacità di gioire, non dobbiamo perdere questa energia che ci può aiutare ad affrontare le difficoltà e le sfide della vita.
Siamo oppressi da una realtà politica e sociale avvilente, m non possono chiuderci in una gabbia di tristezza e disincanto. Viviamo e coltiviamo con cura il nostro microcosmo: non rinunciamo a guardarci intorno e a tendere una mano là dove c’è bisogno, a esserci ovunque siamo, a partecipare dove possiamo, a essere quello che gli altri pensiamo che non siano.
E se tutto ci sembra buio, ritrovare la gioia di vivere ci aiuterà a cercare quei raggi di luce che comunque a tratti si fanno vedere e che ci fanno intravedere la direzione verso cui dobbiamo camminare.

3 commenti:

  1. Anche la gioia, io penso, si è fatta teatro

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  2. bentornata, tu e i tuoi pensieri fecondi...mi sei mancata.
    Sulla gioia giusto ieri mi sono imbattuta in questi versi di Emily che ti riporto

    "So guardare il dolore -
    laghi pieni -
    ci sono abituata -
    Ma il minimo guizzo di gioia
    mi spezza le gambe -
    e barcollo - ubriaca -
    Non sorridano - i ciottoli -
    era il liquore nuovo -
    tutto qua!"

    un abbraccio!

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  3. Vedi, trovare un tuo scritto di nuovo ha dato un colore piacevole alla mia giornata.
    Io seguo quotidianamente alcuni spazi, non tanti, ma a questi sono davvero affezionata tanto che avverto un senso di mancanza quando chiudono blog di riferimento come in questo periodo.
    E allora a presto!

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