19/08/13

"Una mente racchiusa nel linguaggio è in prigione." (S. Weil)

Quando muore qualcuno che fa parte integrante di te, una madre, un fratello, degli amici cari; quando senti dentro di te che tutto sembra non avere più senso, quando ciò che per te era certezza, vacilla... allora, inizia un nuovo cammino. Un cammino doloroso. Vorresti sottrarti e forse lo puoi anche fare. Molti ti suggeriscono di distrarti, di andare avanti, che il tempo lenirà le tue sofferenze.
Ma non è quello che voglio. Non sono masochista, amo la vita. Non mi crogiuolo nel passato, so apprezzare il futuro. Ma non credo alle fughe in avanti, non credo alle dis-trazioni.
Chi muore, ti abita, ha diritto ad un posto nella tua mente e nel tuo cuore, ha diritto di continuare a parlarti, ha diritto a non essere archiviato. La nascita ancora più della morte ci ricorda che veniamo dal nulla. Ed io sono grata a mia madre e mio padre che mi hanno messo al mondo grazie ad un gesto di amore che accompagnerà per sempre la mia vita. Oggi ripenso a loro in modo nuovo e scopro aspetti della loro persona che nello scorrere inesorabile dei giorni mi erano sfuggiti e che sono essenziali. Come non aver capito prima? Il dolore apre la tua mente a realtà che prima ti nascondevi.

E mentre ascolto ciò che il dolore mi dice, ripenso a quanto può essere arrogante l'uomo con tutta la sua intelligenza, la sua sicurezza, il suo desiderio di dominio e di controllo. La mente come dice nel brano che cito in basso, come dice la Weil, "si muove in uno spazio chiuso di verità parziali" e il mistero della morte e della vita ti raccontano che è ben poca cosa quello che la nostra intelligenza sa formulare. C'è ben altro. Siamo piccoli e limitati, siamo nulla se non sappiamo metterci in relazione con tutto ciò che ci circonda. Non sappiamo imparare proprio da questa pochezza il rispetto e la consapevolezza che quello che sappiamo è solo una goccia in un oceano immenso.
Anche considerando le cose in un mondo migliore, una mente racchiusa nel linguaggio è in prigione. Il suo limite, è la quantità di relazioni che le parole possono rendere presenti contemporaneamente alla sua mente. Resta ignorante dei pensieri che implicano la combinazione di un maggior numero di relazioni; questi pensieri sono fuori del linguaggio, non formulabili, benché siano perfettamente rigorosi e chiari e benché ciascuna delle relazioni che li compone sia esprimibile con parole perfettamente precise. Così la mente si muove in uno spazio chiuso di verità parziali, che del resto può essere più o meno grande senza poter mai gettare uno sguardo su ciò che è fuori.

5 commenti:

  1. Anche nel dolore sai trovare le parole che smuovono qualcosa in chi legge.
    Ti abbraccio ancora!
    Spero che la lettura ti sollevi un po'...

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  2. Cara Emilia, amica e compagna in tanti sentimenti, grazie di aver scritto anche per me, con queste riflessioni in un momento così doloroso.
    Ti abbraccio con affetto, marina

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  3. Ti sono vicina anche se sembro latitante. Spero di riuscire a venire a trovarti il prossimo autunno.
    Intanto ti abbraccio forte. Coraggio!

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  4. Grazie per essere qui presenti. Mi piace pensare che qui davvero condividiamo qualcosa.
    Silvia, spero che tu venga davvero.
    Un abbraccio

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