28/09/13

"Se le anime della gente sono anime di schiavi non ci sono speranze"


«Il sistema non era un’entità astratta, i suoi tentacoli arrivavano fino all’ultimo bambino vittima dei bulli all’asilo, all’operaio vessato dal caporeparto, allo studente preso di mira da un professore dogmatico. La politica e la vita privata non potevano essere separate. E il danno alle anime è stato assoluto. Il sistema ha prodotto una maggioranza che viveva senza nemmeno riuscire a formulare delle domande da porsi. Quando facevano i delatori non si chiedevano se fosse un bene o un male, era lo Stato il detentore della morale».

Così Elena Cizova, una scrittrice russa in un'intervista al salone del libro di Torino del 2011. Il suo libro Il tempo delle donne, ci racconta le tristi vicissitudini di una donna nella Russia degli anni ’60 e di tre anziane signore che si prenderanno cura di lei e soprattutto della sua bambina.
La scrittrice in un'intervista dichiara di non avere molte speranze nel futuro del suo paese: “Non provo nessun ottimismo. Penso che il Paese andrà a pezzi. Si possono fare riforme, dare più o meno democrazia, ma se le anime della gente sono anime di schiavi non ci sono speranze».
Ho parlato di questo libro in Letture Sparse in modo più diffuso.
La storia narrata, in parte autobiografica, ci conferma che le “grandi ideologie” non portano ad un mondo migliore, né tanto meno i dogmatismi e i totalitarismi.  In questo sempre più attuale ciò che afferma la Arendt  ne “La banalità del male”, di quel male che si nasconde dentro tutti noi e che non è prerogativa di un popolo piuttosto che di un altro. La banalità del male si manifesta nella quotidianità, nel prendere alla lettera gli ordini che vengono dati dall’alto, ma soprattutto nell’incapacità di pensare in modo critico e autocritico, nella mancanza del senso di responsabilità verso se stessi e verso gli altri in nome di un presunto "Bene superiore"..
Dice la Arendt:
"Le ideologie sono opinioni innocue, acritiche e arbitrarie solo finché nessuno vi crede sul serio. Una volta presa alla lettera la loro pretesa di validità totale, esse diventano il nucleo di sistemi logici in cui, come nei sistemi dei paranoici, ogni cosa deriva comprensibilmente e necessariamente, perché una prima premessa viene accettata in modo assiomatico.
La follia di tali sistemi non consiste tanto nella prima premessa, quanto nella logicità con cui sono costruiti. La curiosa logicità di tutti gli ismi, la loro fede ingenua nell'efficacia redentrice della
devozione caparbia senza alcun riguardo per i vari fattori specifici, racchiude in sé i primi germi del sistema totalitario per la realtà e la fattualità".
E proprio in questo libro emerge con chiarezza come la vita delle persone sia nelle mani dell’arbitrio di chi stava sul gradino più alto della gerarchia e decideva della vita degli altri senza che questi potessero esprimere il proprio parere o tanto meno i propri sentimenti.
Le persone, in questi sistemi, dice la Arendt  “non rimangono altro che sinistre marionette che si comportano tutte allo stesso modo e che reagiscono tutte con perfetta regolarità..".
C’è un’unica possibilità di salvezza: la solidarietà tra gli individui che cercano di sostenere l’anello più debole del gruppo.
La speranza sta in quello che Primo Levi chiamava: la capacità di dire “no”, di opporre il proprio dissenso”, il proprio “io non ci sto”, invece di cadere nella rassegnazione o in una condanna puramente verbale e quindi sterile di un sistema a cui bisogna opporre azioni concrete.
Così fanno le donne protagoniste di questo libro che sapranno dire no al sistema e difendere una bambina e la sua mamma attraverso le azioni quotidiane che quelle no, non sono banali.

1 commento:



  1. Il nostro bisogno di "solidarietà tra gli individui che cercano di sostenere l’anello più debole del gruppo" dobbiamo dirlo e praticarlo ancora, più e più volte. In questo abita e vive la nostra speranza.

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