11/10/13

Alice Munro premio Nobel

Ho letto tutto ciò che c'era da leggere di Alice Munro e credo di poter condividere quello che dice Jonathan Franzen di lei:
 
Ciò che rende così evidente e straordinaria la crescita artistica di Munro è proprio la familiarità del suo materiale. Guardate cosa riesce a fare con la sua piccola storia: più ci ritorna sopra, e più cose scopre. Munro non è una giocatrice di golf sul campo pratica. È una ginnasta con un semplice body nero, sola sul pavimento nudo, che surclassa tutti i romanzieri con il loro armamentario di costumi sgargianti, fruste, elefanti e tigri.
«La complessità delle cose – delle cose dentro le cose – mi sembra infinita», ha dichiarato in un’intervista. «Voglio dire che non c’è niente di facile, niente di semplice». In quel momento stava esponendo l’assioma fondamentale della letteratura, il nucleo del suo fascino. E per una ragione o per l’altra – la frammentarietà del mio tempo di lettura, le distrazioni e l’atomizzazione della vita
contemporanea, o forse davvero per la mancanza di romanzi irresistibili – mi accorgo che quando ho bisogno di una boccata di vera scrittura, di una bella dose di paradosso e complessità, mi rivolgo quasi sempre alla narrativa breve […].
Le sue storie mi trasportano in uno stato di tranquilla riflessione, in cui penso alla mia vita, alle decisioni che ho preso, alle cose che ho fatto e che non ho fatto, al tipo di persona che sono, alla prospettiva della morte. Munro rientra in quel piccolo gruppo di scrittori, alcuni viventi, la maggior parte defunti, a cui penso quando affermo che la narrativa è la mia religione. Perché, quando sono immerso in un suo racconto, riesco ad accordare a un personaggio completamente inventato il solenne rispetto e il tacito sostegno che accordo a me stesso nei miei momenti migliori […].
Una narrativa migliore può forse salvare il mondo? C’è sempre una piccola speranza (a volte succedono cose inaspettate), ma la risposta è quasi sicuramente no. C’è una discreta probabilità, però, che possa salvarvi l’anima. Se l’odio che vi hanno scatenato nel cuore vi rende infelici, provate a mettervi nei panni della persona che vi odia; provate a considerare la possibilità che il Maligno, in realtà, siate voi stessi; e se proprio non ci riuscite, allora provate a trascorrere qualche serata con una canadese piena di dubbi […].
Munro sta parlando a voi e a me, qui e adesso.
Jonathan Franzen

5 commenti:

  1. Stavo ora leggendo un articolo su
    di lei sul Sole 24h.
    Scrittrice che non conoscevo, ma che ho voglia di leggere.
    Ciao

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  2. Non ho mai amato leggere racconti fino a quando ho incontrato, qualche tempo fa, questa scrittrice che mi ha fatto subito amare i suoi.
    E' lei stessa a spiegarmi il perchè scrivendo che il racconto per lei " non e' una strada che ci si mette a percorrere, e' una casa.
    Ci entri e ci rimani per un po', andando avanti e indietro e sistemandoti dove ti pare, scoprendo i rapporti tra camere e corridoio, e come il mondo esterno viene alterato se lo si guarda da queste finestre…la casa delimita lo spazio e crea collegamenti tra uno spazio chiuso e l'altro e fa vedere in modo nuovo quello che c'è fuori. Questo è il modo meno approssimativo che possiedo per spiegare come funziona una storia per me, e come vorrei che le mie storie funzionassero per gli altri.”
    Bellissimo incontrarla e fermarsi nelle stanze in cui lei ci spalanca le porte invitandoci ad entrare
    Adele

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  3. Io non l'ho ancora letta ma sono contenta che abbia vinto perché avevo appena comprato un suo libro!!!

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  4. ne ho gioito anch'io. un caro saluto Emilia

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  5. E' una scrittrice che davvero merita di essere conosciuta e anche io, Adele, ho amato il racconto solo quando l'ho letta.
    Un abbraccio a tutti
    Emilia

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