18/10/13

La catena di montaggio del giornalismo lavora troppo in fretta...

Madre emigrante di Dorothea Lange 1936
"Se è vero che esiste forse un ambito in cui la fotografia non ci può trasmettere null'altro di quello che vediamo con i nostri occhi, ne esiste un altro in cui essa ci dimostra quanto poco i nostri occhi ci permettano di vedere". (Dorothea Lange)

Il dramma dell'immigrazione, dell'essere profughi, senza speranza, senza nulla, senza soprattutto riconoscimento da parte di chi è dall'altra parte, è ormai un dramma che si ripete sotto i nostri occhi senza che si smuova nulla dentro di noi. Eppure fotografi, giornalisti seri hanno cercato di sensibilizzare l'opinione pubblica.
Coloro che in questi giorni sono morti per sbarcare a Lampedusa in questi giorni ha suscitato molto scalpore, ma ora abbiamo già voltato pagina e siamo tornati ad occuparci di Santoro, di Berlusconi e quant'altro... Già questi sono purtroppo i nostri problemi.
Se fossimo, invece, più attenti, a queste altre notizie, le seguissimo ed imparassimo da esse, forse la nostra coscienza morale e civica cambierebbe, cambierebbe il nostro sguardo sul mondo e anche sul nostro mondo interiore. Ritroveremmo valori e priorità e la nostra vita forse avrebbe più senso.
Coloro che sbarcano a Lampedusa, infatti, sono persone che cercano di sfuggire alla morte, alla schiavitù, alla tortura, alla guerra. Non sono neanche più  migranti in cerca di un lavoro che in Europa non c’è più, tanto e vero che migliaia e miglia di stranieri  stanno tornando al loro paese.
"Secondo le Nazioni Unite, la guerra in Siria ha causato 4 milioni di sfollati interni e 2 milioni di rifugiati. I rifugiati vivono tutti nei campi profughi allestiti nei paesi confinanti con la Siria: in Libano, Turchia, Iraq, Giordania ed Egitto. Una parte di essi ha deciso di tentare di raggiungere l’Europa per chiedere asilo politico. Finora sono una percentuale sparuta: 7.500 su oltre 6milioni, sì e no lo 0,1%. Per loro, come per eritrei e somali, il mare è l’unica via d’uscita. E in alcuni casi l’unica via di salvezza. Alle spalle si lasciano la guerra, ma nelle ambasciate europee i loro passaporti sono carta straccia. Così non resta che affidarsi alle uniche reti del contrabbando capaci di far viaggiare migliaia di persone verso le coste europee anche senza passaporto. E quelle reti si trovano in Libia (nelle città di Zuwara, Tripoli e Misrata) e in Egitto nella provincia di Alessandria. E dire che quelle stesse reti fino ad un anno fa sembravano aver smesso completamente di lavorare. Sì, perché gli sbarchi a Lampedusa nel 2012 erano praticamente cessati.
(…)Ma l’Europa, ancora una volta, non è capace di cogliere in tempo i segnali della storia. La diminuzione della pressione migratoria sulle sue frontiere sarebbe infatti un’occasione irripetibile per sperimentare una progressiva semplificazione dei visti Schengen e permettere a quelle poche decine di migliaia di giovani che ogni anno rischiano la vita nelle traversate, di viaggiare comodamente in aereo, con un regolare passaporto. (Fortress Europe).
In Italia è ora che venga abrogata la legge Bossi-Fini. La legge Bossi-Fini, considera, infatti i profughi come delinquenti, favorisce i respingimenti in mare e fa sì che chi salva lo straniero dalla morte sia incriminato per favoreggiamento.
C'è poi il manifesto dell’Asgi, l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, che chiede che i soccorritori di Lampedusa non siano sottoposti a indagini della magistratura, che il diritto di asilo sia assicurato, che i Centri di identificazione e di espulsione siano chiusi.
E c'è l’appello di Melting Pot per la creazione di un canale umanitario che si può firmare qui. Insomma qualcosa si muove e si è sempre mosso. Forse siamo noi che stiamo troppo fermi.

Ma quello che dovremmo chiedere ai giornali è di non voltare pagina. I morti fanno notizia, ma poi non si sa più nulla né di loro (vedi i funerali di stato che non si sono fatti promessi da Letta) e di chi rimane tanto meno.
A titolo di esempio vorrei che guardaste come si apre un giornale oggi che molti di noi leggiamo perché consideriamo alternativo: cliccate qui
Gabriele Del Grande che dice:
...la verità è che per cambiare il racconto della frontiera non servono altri esperti. Ma servono racconti, servono storie, servono soggetti. Possibile che ancora non abbiamo visto un’intervista ai superstiti? Che ancora non abbiamo sentito le parole dei loro cari che li aspettavano a braccia aperte nelle città di mezza Europa? Possibile che non sappiamo niente del lutto che ha colpito i quartieri di Asmara per i suoi trecento figli ingoiati dal mare?
Niente, la loro voce non c’è. La catena di montaggio del giornalismo lavora troppo in fretta per prendersi i tempi dell’ascolto e del viaggio. È molto più facile riempire uno studio con un giro di telefonate, invitando politici, tecnici ed esperti in cerca di visibilità. Così i veri protagonisti della storia rimangono soltanto l’oggetto dei nostri discorsi e mai il soggetto, mai la voce narrante. Non hanno parola, non hanno nome, non hanno ragioni. E quindi non hanno dignità. A parlare per loro sono soltanto le immagini dei loro corpi stanchi e nudi al momento dello sbarco.
Ecco, io credo che fino a quando la stampa non inizierà ad operare questo cambio di prospettiva, l’approccio coloniale e razzista dell’opinione pubblica non verrà cancellato. (...)

C’è soltanto da sperare che almeno i nostri figli riusciranno a vedere. Perché se mai un giorno tornerà la pace nel Mediterraneo e se mai sarà la libera circolazione, i morti di oggi diventeranno gli eroi di domani e si scriveranno romanzi e si faranno film su di loro e sul loro coraggio. Peccato perché avremmo potuto iniziare da oggi a raccontare quelle storie, a cambiare l'estetica della frontiera, e ad evitare che migliaia di persone ancora debbano morire per farci aprire gli occhi e le frontiere.

3 commenti:

  1. La cosa più sorprendete è che la documentazione relativa ai migranti è antica: si parla di 17.000 morti negli ultimi vent'anni. Per quanto mi riguarda passo un pezzo della mia vita proprio accanto ad uno dei porti siciliani più coinvolti in questo dramma, e la spiaggia dove sono stati trovati i tredici cadaveri che hanno anticipato la strage di Lampedusa è quella dove vado a fare il bagno in estate. Il flusso di Eritrei, già quest'estate era notevolissimo. Ragazzi e ragazze giovanissimi, donne e bambini che hanno l'unica colpa di pensare per se stessi ad una vita decente (non al benessere in quanto tale). Hai ragione quando dici che è scandaloso si parli d'altro giacché questo è il problema dei problemi e ci vede tutti coinvolti. Però, d'altro canto, sono contento di trovare spazi di riflessione su questa tragedia anche lontano dai luoghi degli sbarchi (lì una coscienza esiste da tempo). Ho molto apprezzato quello che scrivi.

    RispondiElimina
  2. Cara Giò, credo che il problema degli sbarchi metta alla luce un problema che esiste da sempre, di fronte al quale chiudiamo gli occhi pensando che non ci riguardi. Ma credo che chi sbandiera il discorso dei "diritti" non può prescindere da una militanza non solo verbale perché questi diritti vengano assicurati a tutti gli esseri umani. Qui ci sono altre "evidenze" a cui non dobbiamo e possiamo sottrarci. Purtroppo il cammino è molto lungo e molti devono pagare per la nostra disattenzione, nel migliore dei casi.
    Grazie

    RispondiElimina
  3. Condivido in pieno con Te.
    La loro voce non c'è.... purtroppo.
    "facile riempire uno studio con un giro di telefonate, invitando politici, tecnici ed esperti in cerca di visibilità"
    Ci sarebbere tante iniziative da adottare, ma... si ben poco.
    A presto

    RispondiElimina