02/11/13

I luoghi dove ricordare

Oggi è il giorno dei morti. Mi è sempre sembrato strano che ci fosse un giorno dedicato a chi non c’è più e ancora oggi non sento questa giornata diversa dalle altre. Non ho sentito il desiderio di andare al cimitero. Eppure in molti ci vanno e per loro è giusto così.
Io è qui, in questa casa, che mi attardo a pensare chi è scomparso. Ed è questo che mi pesa di più. Da un giorno all’altro, le persone con cui parlavo, che abbracciavo, con cui litigavo e mi riappacificavo non posso più toccarle, non posso più vederle. Non sono più una presenza fisica.
Eppure sono qui. Sicuramente lo è mia mamma per me. E lo è in questa casa che i miei hanno voluto diventasse mia.
C’è una parte di questa casa che è rimasto come prima. Nei passaggi qualcosa del passato si deve fondere in modo armonico col presente e così presentarsi al futuro.
In questo spazio ci sono due poltrone, quella di mio padre e quella di mia madre, dove loro si sedevano quando era l’ora di guardare la televisione, quelle dove sedevano quando sono invecchiati e il tempo si dilatava e rallentava. Ma sono anche le poltrone dove, quando ero ragazzina, mi mettevo io tutta rannicchiata, con il mio libro in mano a studiare, a leggere, dove mi rifugiavo quando avevo voglia di pensare i miei pensieri.
Ora è qui che penso a loro in silenzio. Perché qui ritrovo il pensiero che è lo spazio dove deposito ad uno ad uno i ricordi. Li raccolgo pazientemente, perché voglio recuperarne il più possibile.
E questa casa è diventata davvero il  luogo in cui mi rifugio, in cui cerco una rassicurazione. Mi è sempre piaciuto uscire, viaggiare, muovermi, ma ora, quando sono fuori,  sento molto forte il desiderio di tornare a casa.
È un luogo misterioso, la casa. E mi ha commosso constatare quanto amore mia madre ci avesse messo per renderla accogliente: per lei, per mio padre, per noi suoi figli, per tutti.
Questa casa non è solo spazio da abitare, ma atmosfera da vivere.
"Una casa come la concepiva mia madre, era per noi, in realtà. (…) E’ un’attività che gli uomini ignorano completamente. Possono costruire case, ma non crearle".
Marquerite Duras - La vita materiale 
Mio padre aveva lavorato per comprare la casa, ma mia madre l’aveva fatta vivere. Curando ogni spazio e rendendolo accogliente, caldo; l’avevo fatto vivere con quel lavoro apparentemente sempre uguale: un lavoro quotidiano, attento ai particolari, perché noi figli e mio padre potessimo rientrare da scuola e dal lavoro sentendoci in un luogo che qualcuno curava per noi e per noi soltanto
Oggi mi dico che forse per questo non l’abbiamo ringraziata mai abbastanza, perché era scontato che fosse così e non lo era affatto: era un privilegio che ci veniva donato. Eppure abbiamo goduto di quell’ordine che solo lei sapeva concretizzare, mai maniacale, mai anonimo: era bello ritrovare ogni cosa al suo posto, la nostra roba  stirata, ben curata, di sentire il profumo della cucina all’ora di cena, guardare la tavola imbandita, entrare nel nostro letto con le lenzuola sempre ben stirate e profumate. E per realizzare tutto questo, il lavoro era immane, ma era così che mia mamma ci dimostrava il suo amore.
Ed è qui che oggi, come ieri e domani, io ricordo te mamma, mio papà e mio fratello, è qui che posso inseguire le loro tracce, quelle indelebili che non si cancelleranno mai, almeno fino quando io ci sarò.
La donna, se vuole inventare un nuovo linguaggio, anche politico è da qui che dovrebbe, a mio avviso, partire, dalla “cura” concreta, quotidiana, più ricca di fatti che di parole, dalla cura delle cose e delle perone, quelle reali con nomi e cognomi, non da idee astratte che non nascono dall’esperienza e dalla vita.

8 commenti:

  1. Cara Giulia, i tuoi post mi hanno sempre messo in soggezione, per la loro perfezione.
    Così profondi, ma semplici, nei quali mi sino rispecchiata tante volte,ai quali non vi era nulla da aggiungere.
    Non perdiamoci di vista.
    Un abbraccio Cristiana

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  2. Pieno di dolcezza il tuo scritto, mi sono fermata a lungo tra le tue parole che mi hanno riportato momenti intensi che io stessa vivo alternati ad altri molto difficili in cui mi sento addosso ' una tagliente nostalgia'che così bene ha definito Angela nel suo blog proprio in questi giorni.
    Momenti in cui tutto di loro mi manca e questo mi fa rimanere sospesa e sono proprio i ricordi a venirmi in aiuto e come te anch'io li raccolgo pazientemente e li custodisco

    A presto

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  3. Grazie Cristiana di essere qui, e non mi piace metterti in soggezione. Torna per piacere, questo incoraggia anche me a tornare. Non perdiamoci di vista davvero. Un abbraccio

    Adele cara, so che ci accomuna un pezzo di storia, e dà conforto ,almeno a me, condividere i miei sentimenti con persone così sensibili come te. Grazie

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  4. Ci sono luoghi in cui ci si sente a casa, altri decisamente no. Non è facile capire quando scatta questa cosa. Certo è legata a chi ha vissuto prima di noi dentro quelle mura. Ma non sempre. Ci può essere del rancore, il ricordo di una stagione infelice, un passato da dimenticare. Forse però tutti i luoghi sono così: c'è del bello e del brutto, c'è la felicità e appena dopo l'angoscia. Sono nato a circa 10 mt da dove abito ora e mi pare di aver fatto il giro del mondo.

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  5. Come concordo sul finale di questo struggente pezzetto di cuore.
    Amica mia, come ti voglio bene...te lo dico qui, in questo angolino silenzioso e così ricco di tutta la tua bellissima vita.
    Ti penso spesso e con la fatica che faccio a comunicare col mondo ultimamente mi accorgo solo oggi che bastava un clic in fondo a destra nella pagina della posta. ma ti ritroverò domani e dopo domani? Non capisco mai se queste applicazioni abbiano più vita di più di una falena.
    E' una bellissima casa la tua, lo so.
    Come tutte le case che hanno portato e vissuto amore.
    Anche io non frequento i cimiteri, praticamente mai. Il babbo è con me, pare contento:) almeno credo, ci facciamo compagnia per tutti quegli anni in cui siamo stati divisi, fino al giorno in cui mi verrà in mente il nome del monte dove voleva che venissero disperse le ceneri. Carlo è fisicamente nel suo letto di marmo ma solo fisicamente, non occorre che io vada fin là per averlo con me.
    Ognuno celebra e ricorda come meglio crede. L'importante è avere la fortuna di ricordare belle cose.
    Come me e te.
    Ti abbraccio forte forte.
    Silvia Sgnà

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  6. Non deve essere facile gestire le cose che parlano di una persona cara che non c'è più.

    Ti ho scritto un email perchè ho scoperto che i tuoi numeri di telefono che avevo non sono più buoni.
    L'hai ricevuto?

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  7. Tornato indietro, ahimè! Scrivimi tu. Ho sempre lo stesso indirizzo.
    Bacioni.

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