29/11/13

L' evoluzione incompiuta di Luce Irigaray

Si  parla spesso come donne dei problemi delle donne. Ma ha ancora senso parlare in modo così generico? Luce Irigaray pone alcuni problemi che ritengo molto importanti e li riporto in questo post.
"Quale appartenenza pubblica può essere condivisa tra una casalinga e una ministra se non uno statuto civile di cittadinanza al femminile che tuttora non esiste? Che cosa hanno ancora in comune queste due donne salvo una certa appartenenza naturale e delle rivendicazioni contro una cultura al maschile? Non si può né coesistere né condividere a livello pubblico in nome di una semplice naturalità o in nome di rivendicazioni che fin quando non assumono una forma di richiesta oggettiva, preferibilmente formulata in modo positivo, non si distinguono dalla rabbia che esplode nell'ambito privato. La violenza pubblica sulle donne si fa allora eco della violenza privata patita. Ci ritroviamo così in un circolo vizioso che non dovrebbe riguardare la vita pubblica, ma da cui essa si trova troppo spesso e da troppi lati viene invasa. La politica delle donne non ha abbastanza riflettuto su questo vicolo cieco, di cui non sono le donne le principali responsabili ma che forse proprio loro potrebbero riaprire, segnatamente sfuggendo al recinto della rivendicazione o della violenza. Questo richiederebbe però, da parte delle donne, lo sforzo di uscire da una cultura che non è la loro, senza fermarsi alla sua critica. Invece di volere a ogni costo insediarsi in una politica che non è fatta da loro né per loro, e che suscita conflitti e rigetti anche fra di loro, dovrebbero tentare di definire e praticare una cultura che corrisponda alla loro identità. Non sto qui facendo l' apologia di una politica separatista al femminile. Penso, al contrario, che le donne siano portatrici di valori relazionali che le rendono capaci di farsi promotrici di un' altra politica delle differenze e delle relazioni fra uomini e donne. Ma, per promuovere un mondo nuovo, c' è bisogno di pensiero. Non basta fermarsi a qualche slogan concernente il potere, la soggettività femminile, la politica del fra donne eccetera. Si tratta di riflettere su quale contenuto oggettivo si mette dietro gli slogan, e di verificare se questo contenuto si possa condividere e come. Se ogni donna si accontenta di rivendicare il diritto alla propria soggettività, temo che una condivisione pubblica fra le donne non potrà mai esserci. Lo stesso vale se le donne si accontentano di cercare di appropriarsi di un' oggettività culturale e politica definita da e per gli uomini. Il compito più importante che le donne oggi devono assumere è lavorare alla loro individuazione come persone civili e culturali. La politica, per non dire la democrazia, dovrebbe essere un affare di convivenza civile fra le persone prima di essere un affare di rivalità per il possesso, il potere, la poltrona.
di Luce Irigaray da La Repubblica - 28 novembre 2007 33-35       

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