05/12/13

Dall'uomo si può attendere l'inatteso

Trentotto anni fa moriva Hannah Arendt, filosofa(anche se lei rifiutava questo titolo), storica e scrittrice tedesca naturalizzata statunitense. Nella sua opera ha sempre sostenuto l'importanza dell'individuo nel suo stare al mondo nella sua unicità. Di questo dobbiamo tener conto quando pensiamo che quello che facciamo non serve a nulla
Con la parola e con l'agire ci inseriamo nel mondo umano, e questo inserimento è come una seconda nascita, in cui confermiamo e ci sobbarchiamo la nuda realtà della nostra apparenza fisica originale. [...]Il fatto che l'uomo sia capace di azione significa che da lui ci si può attendere l'inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improbabile. E ciò è possibile solo perché ogni uomo è unico e con la nascita di ciascuno viene al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità. Di questo qualcuno che è unico si può fondatamente dire che prima di lui non c era nessuno. Se l'azione come cominciamento corrisponde al fatto della nascita, se questa è la realizzazione della condizione umana della natalità, allora il discorso corrisponde al fatto della distinzione, ed è la realizzazione della condizione umana della pluralità, cioè del vivere come distinto e unico essere tra uguali.
Hannah Arendt, Vita Activa: la condizione umana

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