14/12/13

Lo spirito della democrazia e il nostro senso di responsabilità

Ci mancano certezze. Non possiamo più credere che la storia proceda sempre verso il meglio. Anzi, oggi abbiamo la chiara consapevolezza che neanche la cultura può salvarci. Come dice George Steiner:
"Adesso sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, può suonare Bach e Schubert, e quindi il mattino dopo, recarsi al proprio lavoro ad Auschwitz".
Sappiamo che le più terribili barbarie si verificarono proprio  nel cuore dell'Europa. Non possiamo fare a meno di guardare in faccia la realtà, non possiamo dimenticare che in in Europa e in Russia, nella culla della cultura, settanta milioni di uomini, donne e bambini furono sterminati per fame o per violenza.
E oggi? Come reagiamo alla crisi che attanaglia il nostro Paese e non solo? Abbiamo una delle Costituzioni più valide del mondo eppure questa viene tranquillamente disattesa da anni e anni. La Carta che ha fra i suoi autori Calamandrei, Terracini e De Gasperi, fonda la Repubblica e il suo carattere democratico sul lavoro. "Non come generico e innocuo richiamo retorico, ma come diritto che deve essere reso effettivo (art. 4). Addirittura «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana» (art. 3), impegno anch'esso niente affatto generico bensì tassativo per tutti i governi (che altrimenti diventerebbero estranei e nemici della Repubblica), al punto che l’art. 36 specifica certosinamente che «il lavoratore ha diritto a una retribuzione … sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa". (Flores D'Arcais) Eppure la disoccupazione ha raggiunto livelli altissimi e ha colpito soprattutto i giovani, ma non solo. Molti valori e principi che si davano per scontati, oggi sono non solo dimenticati, ma addirittura dileggiati e resi lettera morta. I valori della Costituzione e della democrazia sembrano non appassionare più molta gente e la parola "diritti" sembra scomparsa dal vocabolario politico.
"Ebbene, a distanza di qualche decennio dalla Costituzione,- scrive Zagrebelsky - uno scritto famoso di Norberto Bobbio (Il futuro della democrazia, 1984) tra le “promesse non mantenute” della democrazia indicava lo spirito democratico.  Invece dell’attaccamento, cresce l’apatia politica. In Italia, e forse non solo, si è democratici non per convinzione, ma per assuefazione e l’assuefazione può portare alla noia, perfino alla nausea e al rigetto".
Questa apatia politica pare non preoccupare chi ci governa, che perde tempo ad attribuirne la colpa a destra e manca, ma neanche ciò che si muove in opposizione al governo sembra promettere orizzonti chiari.
Abbiamo perso la bussola e nessuno sembra voglia fornircene una di riserva.
Non ci aspettiamo nulla dai politici, non ci aspettiamo molto neanche dai grandi intellettuali che sembrano vivere in un empireo inaccessibile ai più né danno segni di voler scendere a valle e mescolarsi alla gente che avrebbe bisogno di parole vere e soprattutto comprensibili.
Ed allora, in attesa che "i grandi della terra" ci indichino strade raccontandoci però i come e i perché percorrerle insieme a loro, spetta a noi costruire piccoli microcosmi di democrazia vissuta dal basso là dove siamo e viviamo. E questo vuol dire che la parola che diciamo deve essere coerente con quello che facciamo. Ridare significato a linguaggio, rendere visibile il significato delle parole nei fatti può ridare senso alle nostre azioni nel mondo e ridare significato alla parola democrazia.
Potremo, orfani di forze politiche forti, ritrovare appunto lo spirito della democrazia. Io penso di sì, quanto meno dobbiamo provarci. E' poco, è pochissimo. Ma almeno è un inizio, è un allenamento a non perdersi, a continuare a credere che qualcosa si può fare, a prendere coscienza che il nostro senso di responsabilità può fare la differenza anche se piccola e apparentemente insignificante. Insignificante, no, non lo è..

3 commenti:

  1. La reazione alla crisi, alla barbarie, seguire - lentamente ma inesorabilmente - la strada della cultura e dell'arte verso quell'utopia concreta che è la bellezza!!!

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  2. Come non condividere questa amara analisi? Cercherò di condividere anche il tenue spiraglio di speranza che ci indichi. Lo dobbiamo fare.
    Un abbraccio, Giulia. Passa delle feste serene. Per quanto possibile.

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  3. Se tutti si dessero una mano,potrebbero farcela. Io ormai ne sono fuori, ma questo è ciò di cui spero prendano coscienza le prossime generazioni.
    Deve accadere!
    Contraccambio con affetto i tuoi AUGURI e ti abbraccio.
    Cristiana

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