15/01/14

Medici e potere...

Mio caro Marco,

Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d'accordo per incontrarci di primo mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo d'un uomo che s'inoltra negli anni ed è vicino a morire di un'idropisia del cuore. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi del male, pronto ad attribuirne la colpa al giovane Giolla, che m'ha curato in sua assenza. E' difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana: l'occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue. E per la prima volta, stamane, m'è venuto in mente che il mio corpo, compagno fedele, amico sicuro e a me noto più dell'anima, è solo un mostro subdolo che finirà per divorare il padrone. Basta...Il mio corpo mi è caro; mi ha servito bene, e in tutti i modi, e non starò a lesinargli le cure necessarie. Ma, ormai, non credo più, come finge ancora Ermogene, nelle virtù prodigiose delle piante, nella dosatura precisa di quei sali minerali che è andato a procurarsi in Oriente. E' un uomo fine; eppure, m'ha propinato formule vaghe di conforto, troppo ovvie per poterci credere; sa bene quanto detesto questo genere d'imposture, ma non si esercita impunemente più di trent'anni la medicina. Perdono a questo mio fedele il suo tentativo di nascondermi la mia morte. Ermogene è dotto; è persino saggio; la sua probità è di gran lunga superiore a quella d'un qualunque medico di corte. Avrò in sorte d'essere il più curato dei malati. Ma nessuno può oltrepassare i limiti prescritti dalla natura; le gambe gonfie non mi sostengono più nelle lunghe cerimonie di Roma; mi sento soffocare; e ho sessant'anni.
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano

E’ difficile per un imperatore sentirsi a suo agio da un medico, figuriamoci per un comune mortale. Ci si sente piccoli davanti a chi in quel momento diventa padrone del tuo corpo. Quando poi il corpo è vecchio e malato la sensazione di impotenza diventa ancora più forte.
Il medico dice, dispone, ti prescrive una cura. E’ difficile che parli con te, che ascolti il tuo parere, che in qualche modo ti renda partecipe della terapia. Te la impone. E tu generalmente obbedisci, anche se non sempre con convinzione. Lo vorresti un medico che ti aiuti a capire, che ti rassicuri e parli con te. Ma quei medici sono rari e sei già contento se conosce bene il suo mestiere.

Oggi quelli che ci governano si comportano come i peggiori dei medici. L’Italia, ci dicono, è malata e sta a loro curarla. L’Italia è diventata ormai da anni una malata cronica e di fronte ad una salute tanto precaria il cittadino non può che obbedire e seguire le prescrizioni senza fare troppe domande.
Il malessere ormai si sente nell'aria e si chiama sfiducia, disillusione, fine della speranza. E quando il malato non spera più, è facile che la malattia peggiori.
Non crediamo più nei medici ormai, nelle loro miracolose cure, non crediamo che saranno loro a salvarci, anzi… Loro non sono come Ermogene, dotti e saggi, né tanto meno probi.

 
A me sembra, piuttosto, che loro indossino le maschere veneziane tra le più bizzarre del Carnevale: il Medico della Peste riconoscibile per il lungo naso simile al becco di una cicogna.
In origine questa non era una maschera ma bensì doveva servire da protezione ai cosiddetti Medici della Peste, che venivano a contatto con gli ammalati di questo terribile malattia.
Oltra alle maschere indossavano degli occhiali e toccavano gli appestati e i loro indumenti solamente con una bacchetta di legno. Tutti questi erano considerati mezzi di protezione indispensabili per non venire contagiati. Quello che è certo è che loro non sono toccati dalla malattia della crisi, anzi vivono in ottima salute, ben nutriti e ben pagati.
Non ci resta che provare a salvarci da soli, e a muoverci perché a questi falsi medici sia tolto il potere che li rende sordi e ciechi al disagio e alle sofferenze degli uomini comuni.

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