19/01/14

Siate gentili, "Fate presto. Iniziate subito"

“In verità mi rammarico di una cosa: in seconda media nella nostra classe arrivò una ragazzina nuova. Nel rispetto della privacy, diciamo che il nome col quale ci fu presentata fu “Ellen”. Ellen era piccola, timida. Indossava occhiali blu dalla montatura a occhi di gatto, del tipo che all’epoca portavano soltanto le signore anziane. Quando era nervosa, in pratica quasi sempre, aveva l’abitudine di mettersi una ciocca di capelli in bocca e di masticarla.Insomma, arrivò nella nostra scuola e nel nostro quartiere, e per lo più fu del tutto ignorata, in qualche caso presa in giro (“Sono saporiti i tuoi capelli?” e altre battute del genere). Mi rendevo conto che questo la feriva. Ricordo ancora come appariva dopo una villania di questo tipo: teneva gli occhi bassi, se ne stava un po’ ripiegata, come se avesse ricevuto un calcio nello stomaco, come se essendole appena stato ricordato il posto che occupava cercasse, per quanto possibile, di scomparire. Dopo un po’ scivolava via, con la ciocca di capelli ancora in bocca. A casa, dopo la scuola, immaginavo che sua mamma le chiedesse cose del tipo: “Come è andata oggi, tesoro?”. E lei rispondesse: “Oh, bene”. E sua madre forse le chiedeva anche: “Hai stretto amicizie?”, e lei rispondesse: “Sicuro, molte”.Talvolta la vedevo bighellonare tutta sola nel giardino anteriore di casa sua, come se fosse timorosa di uscirne. E poi… Poi traslocarono. Ecco tutto. Nessuna tragedia. Nessuna grande presa in giro finale. Un giorno era lì, il giorno dopo era sparita. Fine della storia”.
Parla ad un assemblea di studenti della Syracuse University nel 2013 George Saunders  e racconta questo apparentemente piccolo episodio per ricordare a tutti noi quante volte  agiamo senza pensare, senza chiederci quanto possiamo fare del male agli altri nel profondo. Tanti piccoli gesti sono molto più importanti di quello che si crede. I piccoli genti sono concreti, lasciano un segno, i grandi discorsi sono astratti e a volte passano come il vento senza lasciare traccia, senza coinvolgerci davvero in prima persona, senza incidere nel profondo. Quanti di noi potrebbero ricordare un episodio analogo al suo in cui siamo passati senza prenderci cura dell'altro, con leggerezza, con indifferenza!
Con Saunders mi chiedo anche io perché siamo spesso poco gentili, perché siamo così diffidenti nelle nostre relazioni, perché abbiamo sempre paura di essere imbrogliati? Perché ci aspettiamo molto dagli altri che quasi sempre ci deludono e perché invece non sappiamo partire da noi stessi. Gli altri non li possiamo cambiare, a possiamo cambiare noi stessi.

La nostra vita è un viaggio in cui si pensa a tante cose, si cerca di raggiungere mete a volte impossibili e si pensa a cosa diventare e non a come essere. Saunders ci invita a cercare in noi la gentilezza a metterci tutto l’impegno possibile e ci sollecita:
“Fate presto. Iniziate subito. In ciascuno di noi c’è un equivoco di fondo, un vero malessere in verità. Si tratta dell’egoismo. Ma la cura esiste. Siate quindi gentili e proattivi e addirittura in un certo senso i pazienti di voi stessi – cercate le medicine più efficaci contro l’egoismo, cercatele con tutte le vostre energie, per tutto il resto della vostra vita. Fate tutte le altre cose, quelle ambiziose – viaggiare, diventare ricchi, acquistare fama, essere innovativi, essere leader, innamorarsi, fare fortuna e perderla, nuotare nudi nei fiumi in mezzo alla giungla (dopo aver controllato che non ci siano in giro scimmie che cagano) – ma qualsiasi cosa farete, nella misura del possibile eccedete in gentilezza. Fate ciò che vi può indirizzare verso le risposte a quelle grandi domande, cercando di tenervi alla larga dalle cose che possono sminuirvi e rendervi banali. Quella luminosa parte di voi che esiste al di là della vostra personalità – la vostra anima, se credete – è tanto luminosa e brillante quanto nessun’altra. Luminosa come quella di Shakespeare, luminosa come quella di Gandhi, luminosa come quella di Madre Teresa. Sbarazzatevi di tutto ciò che vi può tenere lontani da quella luminosità nascosta. Credete nella sua esistenza, cercate di conoscerla meglio, coltivatela, condividetene incessantemente i frutti.E un giorno, tra 80 anni, quando voi ne avrete 100 e io 134, quando saremo tutti così gentili e premurosi da risultare quasi insopportabili, scrivetemi due righe. Fatemi sapere come è stata la vostra vita. Spero tanto che mi scriviate: è stata meravigliosa.Congratulazioni, laureati del 2013. Vi auguro tanta felicità, tutta la fortuna del mondo e un’estate splendida.
Sono d'accordo con Saunders: imparare ad essere gentili può cambiare in meglio la nostra vita e può fare la differenza per chi vive a contato con noi. E attenzione, non pensiamo che per essere gentili noi, lo debbano essere anche gli altri. Essere gentili non è un dono da fare agli altri, ma è un dono da fare a se stessi.

1 commento:

  1. Grazie Giulia-Emilia per questo prezioso suggerimento di vita.
    Lo posto su face book - che io non apprezzo- sperando che lo leggano quelle pischelle ancora amebiche, tra cui le mie nipoti.
    Cristiana

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