14/02/14

Aprirsi al dialogo con l'altro

Viviamo in un tempo in si erigono muri, steccati, temiamo di uscire dai nostri confini e tanto più temiamo che li varchino gli stranieri. Siamo diffidenti, sempre in difesa perché temiamo che gli altri possano prendersi gioco di noi, imbrogliarci, tradirci. Ci aspettiamo molto dai nostri amici, ma se fanno qualche passo falso, non sempre sappiamo perdonare e andare oltre. Siamo, invece, bravi a perdonare noi stessi, a giustificarci, a pensare che la ragione sia sempre dalla nostra parte.
Questi siamo noi, nella nostra semplice vita quotidiana, ma così va anche il mondo. Un esempio ormai noto a tutti  è il rapporto tra israeliani e palestinesi che si fronteggiano ormai da sempre senza riuscire ad arrivare ad un accordo che dia dignità all'uno e all'altro. Utopia.
Ho visto tempo fa il film Il giardino dei limoni che racconta una storia di ordinaria quotidianità.  Salma Zidane, una vedova palestinese, vive sola nella sua vecchia casa situata a West Bank sulla sponda occidentale del fiume Giordano, al confine con lo Stato d'Israele. Per vivere, Salma vende i limoni del frutteto ereditato dal padre. I limoni sono tutto quello che le rimane, sono il frutto dell'amore per una terra, la sua terra, che in poche altre zone è fertile come in quel punto.
Ma a sconvolgere la sua vita, proprio vicino al suo limoneto va ad abitare il Ministro della Difesa israeliano e il Servizio di Sicurezza vede nel frutteto un potenziale nascondiglio per attentatori. Il frutteto va quindi abbattuto per ragioni di sicurezza nazionale. Salma non si arrende e decide di portare la causa in tribunale. In questo periodo accade un fatto importante: Salma riuscirà a far capire le sue ragioni alla moglie del ministro che sarà dalla sua parte. Il dialogo sembra possibile, là dove due cuori si incontrano e cercano di mettersi nei panni dell'altro uscendo dalle gabbie dei propri pregiudizi, abbattendo la gabbia che impedisce di guardare al di là del proprio ristretto orizzonte.
Il frutteto si abbatterà, ma a perdere sarà proprio chi sembra aver la ragione dalla sua parte a tutti i costi, il ministro:
Non era mia intenzione creare un finale d’effetto, la mia intenzione era più che altro rendere l’ultima sequenza rappresentativa del film. Il Ministro si affaccia alla finestra e vede solo un muro:come tutti noi, non può andare oltre con il suo sguardo a causa di una decisione che lui stesso ha preso. L’immagine che ne esce di quest’uomo è di una persona imprigionata nel suo pensiero che non si sforza di andare oltre, così come il suo sguardo non può vedere al di là della sua casa. È un’immagine triste, la pena che quest’uomo suscita in me è enorme come enorme è questo muro da abbattere, il vero problema di questa guerra. Ho comunque cercato di dare un messaggio di speranza facendo percepire la possibilità di una nuova crescita del frutteto.
Eran Riklis, il regista del film 

1 commento:

  1. Avevo già, da tempo, visto questo film..E' stata una vera emozione leggere il suo articolo,ho provato i suoi stessi sentimenti,come nella visione del film.

    RispondiElimina