15/02/14

Dedicato alla mia amica Marisa Sannia il giorno in cui è nata...


"Le persone non muoiono, restano incantate”, scrive Joao Guimaraes Rosa, lo scrittore brasiliano, autore de Il grande Sertao, dotate, cioè, di qualcosa di magico. Si rimane aggrappati al loro ricordo, si spera che ci continuino a parlare, li si chiama, li si interroga… ma di là risuona un silenzio assordante. E ti chiedi che senso ha tutto questo, che senso ha la vita…
La separazione duole troppo. Scava, lascia solchi profondi.

Marisa se n’è andata il 28 aprile 2008 lasciandomi parole dolci, di affetto che mi riaffiorano alla mente e che mi aiutano a sentirla ancora viva dentro di me.


L'avevo conosciuta quando entrambe avevamo 18 anni e facevamo parte della nazionale giovanile di basket. Poi ci eravamo rincontrate diverse volte, fino all'ultima volta, l'anno della sua morte.

Lei non c’è più, e non può più rispondermi al telefono, ma c’è la sua musica che è davvero magica e quando l'ascolto io so che mi parla.
Karen Blixen, nella Mia Africa, racconta una storia che le veniva narrata da bambina:
“una notte, un uomo che viveva nei pressi di uno stagno viene risvegliato da un terribile fragore: è l'argine che sta cedendo. Si precipita a tappare la falla correndo di qua e di là e, quando ha finito, se ne torna a letto. Al mattino, affacciandosi alla finestra, vede che i suoi passi disordinati hanno creato sul terreno il disegno di una cicogna. O per meglio dire la bellissima immagine di una cicogna tracciata sul terreno dal suo arrancare affannato e scomposto nel buio.
"Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno, una cicogna?" si chiede la Blixen.

Marisa ha terminato il suo disegno. Un disegno ricercato e perseguito con tenacia: il “suo disegno”, tracciato dalla sua musica, dalle sue ricerche, dal suo impegno con la vita e per chi amava che mai ha sacrificato alla carriera. “Io mi esprimo con la musica” diceva sempre…
“Non ho mai sacrificato niente al mio pubblico”, diceva, “e non lo faro’ mai”. Cosi’ quando le suggerirono di sposarsi in chiesa perchè il suo pubblico” non avrebbe gradito le nozze soltanto in municipio, Marisa Sannia dichiarò: “Ognuno vive come crede, segue la religione che gli piace”. “Io sono fatta cosi’ e chi mi vuol bene deve accettarmi come sono. Ho paura della morte perché mi dispiace che tutto finisca per sempre, ma la favola dell’inferno e del paradiso mi fa sorridere”.

La ricorderò per la sua semplicità e profondità, per aver sempre creduto fortemente in quello che faceva, per non avere mai amato successo e fama fine a se stessi, per non aver mai ceduto alla leggerezza e vacuità di questo tempo, per la sua grande onestà e umiltà.  “La vita mi ha dato tanto, non poteva darmi di più ed io so che tanta troppa gente non ha avuto neanche una minima parte di quello che ho avuto io” Questa era una delle sue solide consapevolezze.

Credo che lei oggi vorrebbe essere ricordata anche per ciò che non l’ha resa famosa e per ciò che i mass media hanno disdegnato: l'amore per la poesia, la maturità, lo studio continuo e la riscoperta delle radici linguistiche sarde. Questa ricerca l’ha portata agli inizi degli anni Novanta ad accostarsi ad alcuni poeti sardi come Antonio Casula, Francesco Masala e Antonio Canu, sui testi dei quali elaborò e compose melodie che diedero vita a lavori splendidi come Sa oghe de su entu e de su mare (1993), Melagranada (1997) e Nanas e janas (2003) caratterizzati anche dagli splendidi arrangiamenti di Marco Piras e dalla collaborazione artistica di Maria Lai.
……Questa lingua antica ma familiare, radicata nel profondo dell’anima, mi affascina e mi intimorisce, solo cantando riesco a vincere il pudore e a liberare emozioni…..“…Incantata da questi versi semplici, pieni di sentimento, di voglia di libertà, di solitudine, ho provato a musicarli per poterli cantare…”
E poi il suo grande amore per la poesia di Federico Garcia Lorca. Negli ultimi tre anni della sua vita Marisa ha dedicato tutto il suo tempo allo studio e alla metrica del grande autore andaluso lasciandoci in eredità un toccante lavoro di canzoni originali cantate in spagnolo pubblicate in Rosa de papel, un album postumo (curato graficamente da lei fino all'ultimo dettaglio), e che ha avuto un'anteprima la scorsa estate al Malborghetto Roma.
Ma il CD era solo una parte del progetto, perché su Garcia Lorca aveva preparato uno spettacolo teatrale. Ricordo la gioia dei suoi occhi quando me ne ha parlato e quando mi raccontava le prove che stava facendo e che solo la malattia ha interrotto. Ascoltatene una... E' bellissima.

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5 commenti:

  1. Ciao, non potevo di certo conoscere la storia di Marisa come ce la racconti tu. Allora grazie per queste pagine che dicono di vita piena e del coraggio di andare incontro ad ogni giorno e di saper ringraziare piuttosto che lamentarsi. Ascolto l'intensità di una voce che sento vera testimone della gioia di vivere.

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  2. Grazie per aver condiviso con noi i tuoi ricordi, quelli vissuti con questa grande cantautrice, forse troppo sottovalutata. Anche a seguito della sua scomparsa, non sono riuscito a trovare informazioni sulla sua vita e su ciò che amava e avrebbe voluto completare; soltanto biografie. Avrebbe meritato di più, era una grande e singolare cantautrice, raffinata, semplice e capace di appassionare e ascoltare. Vorrei fosse ancora qui.

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    1. Davvero è stata una grande artista poco incline al caos dei media, raffinata interprete di canzoni sarde: bellissime anche le poesie in musica di Garcia Lorca.

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    2. Proprio così, questo la rende speciale, in questo mondo dove successo ed apparenza sembrano essere così dominanti.

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