11/02/14

Il Jazz può cambiarti la vita...

"Non è facile trovare le parole per esprimere le emozioni trasmesse dai musicisti di jazz. Non esiste un nome per descrivere la luce che filtra oltre le tende nella tua stanza di bambino. O il dolore che ti provocano le derisioni dei compagni. Non c'è una parola che possa descrivere certi silenzi di un viaggio in macchina a tarda notte con tuo padre, o quanto adori il sorriso di tua moglie quando provi a canzonarla. Eppure sono sentimenti reali, ancora più reali proprio perché non si possono tradurre in parole. Il jazz concede al musicista di comunicare all'istante la precisa sensazione di un'esperienza di vita; di converso, la schiettezza della rivelazione induce l'ascoltatore a condividere la stessa esperienza.
La musica popolare risveglia la nostalgia. E il ricordo delle tue emozioni a dare un significato alle canzoni: "Ti ricordi questa, baby? Avevo quella vecchia Oldsmobile scassata e ti passavo a prendere; quest'altra era la nostra canzone al ballo della scuola di fine anno". Il jazz invece ti parla del potere di adesso. Non c'è sceneggiatura, è conversazione. L'emozione te la danno i musicisti quando devono prendere una decisione immediata per soddisfare quello che a loro avviso l'istante richiede. La spiegazione sembra complicata, ma la musica è diretta, essenziale. Coltrane pro­vava sentimenti forti per le cose, ecco perché il suo suono rimane potente e reale. Riusciamo ancora a intendere lui e Louis Armstrong e Thelonious Monk e tutti i grandi. E riusciamo a intendere e a metterci in connessione con molti altri musicisti, se permettiamo ai loro suoni di raggiungere e riempire degli spazi dentro di noi.
(...)
La componente più pregiata nella musica jazz è l’unicità del tuo suono. E’ con il suono che il jazz ti porta al nocciolo di te stesso e dice: "Esprimi proprio quello". Ogni mu­sicista ha i suoi punti di forza e le sue debolezze. Ci fa pia­cere ascoltare un musicista che fa fatica con la sua parte; se facciamo uno sforzo e impariamo ad accettare i lati for­ti e deboli di noi stessi e di chi ci circonda, la vita diventa molto più semplice. E un campo in cui è un errore dare giu­dizi netti e definitivi.
Miles Davis, per esempio, non possedeva il suono cor­poso di un Louis Armstrong, ma aveva trovato il suo tipo di intensità. A un volume più basso. Le imperfezioni pos­sono aggiungere fragranza e personalità alla musica. In un'epoca in cui il massimo per i giovani è tendere alla per­fezione e alla finezza degli spot televisivi, l'idea di "lavora­re con quello che hai" rappresenta un'utile alternativa.
Il jazz ti ricorda anche che devi far funzionare le cose insieme ad altri. È difficile, ma si può fare. Quando un grup­po di persone cerca di inventare qualcosa insieme è facile che nascano conflitti. Il jazz ti obbliga ad accettare le de­cisioni di altri: a volte ti tocca guidare, a volte seguire, ma non puoi rinunciare a nessuno dei due ruoli. È l'arte di ne­goziare le variazioni con stile. Lo scopo di ogni performance è di creare qualcosa a partire da circostanze definite: pro­durre insieme ed essere insieme.
All'epoca queste due rivelazioni - l'importanza di espri­mere l'essenza dei tuoi sentimenti e la disponibilità a condividere un progetto con altri - mi diedero più di quanto mi occorreva per impostare i rapporti interpersonali, la cui crescente complessità può rivelarsi insormontabile per un adolescente. Per prima cosa, la musica mi impose più rispetto per me stesso. Se volevo improvvisare qualcosa che avesse un senso, dovevo individuare ciò che dentro di me merita­va di essere condiviso con gli altri. Ma allo stesso tempo ar­rivai a una nuova consapevolezza degli altri, perché la mia libertà espressiva era direttamente legata a quella dei miei colleghi sul palco. Avevo qualcosa da dire, e pure loro. Più essi erano liberi, più lo ero anch'io, e viceversa. Per farci sen­tire dovevamo ascoltarci l'un l'altro. Con estrema attenzio­ne. E per suonare bene dovevamo fidarci gli uni degli altri.
Naturalmente sto parlando in special modo dalla pro­spettiva di chi suona, ma il discorso vale anche per chi ascol­ta. Il jazz ha lo stesso valore per i musicisti e per il pubbli­co perché la musica, legata com'è ai sentimenti, all'unicità dell'individuo e all'improvvisare insieme, fornisce risposte ai problemi fondamentali della vita. Più è alto il livello di attenzione, maggiori sono i benefici. Come in una conver­sazione, il musicista si accorge quando la gente ascolta: a un ascolto ispirato corrisponde un'esecuzione ispirata".
di Winton Marsalis da Come il Jazz può cambiarti la vita

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