05/03/14

Guerra all'ignoranza per costruire una società veramente democratica

Non vediamo altro tra i politici che la preoccupazione di costruire la propria immagine, no vediamo nessun interesse nel costruire una vera democrazia, eppure molta gente vorrebbe che ciò accadesse, ma sembra che tutto ciò che accade nei grandi palazzi, ma ahimè anche all'opposizione voglia, invece, allontanarci dalla democrazia.
Si parla sempre "in nome del popolo" e questo modo di appellarsi, può apparire come un modo "democratico" di parlare al paese, ma è molto lontano da quella "partecipazione cosciente e critica" sulle cui fondamenta dovrebbe poggiare un regime democratico. Senza partecipazione, senza giustizia sociale, senza lavoro non può esserci democrazia. Dice Zagrebelsky:

"Senza un popolo, c’è solo l’oligarchia. Senza democrazia, c’è solo la tecnocrazia. Non può reggere l’Ue senza una sorta di «patriottismo» europeo, legato alla nostra consapevolezza orgogliosa di quella parte della storia dell’Europa che ha generato tolleranza, diritti civili e sociali, uguale dignità degli esseri umani, amore per scienze e arte, protezione per i deboli, rifiuto di quel dar­wi­ni­smo sociale che, sotto forma di iperliberismo, sta invadendo il mondo". E continua:

“L’oligarchia è il potere monopolizzato, la democrazia è il potere diffuso fra tutti, o fra il maggior numero possibile di cittadini. La democrazia è un sistema sempre in crisi (su questo tema, c’è una quantità di libri e di convegni). Eppure non è un falso scopo. Non dobbiamo rassegnarci.
Nell’accusare la democrazia di essere una ideologia che copre la necessaria oligarchia, si incontrano reazionari e rivoluzionari.
La democrazia non è un sistema assestato. Dove c’è assestamento c’è oligarchia.
Si può dare questa definizione della democrazia: è quel regime in cui esistono le condizioni per la democrazia. È il regime della possibilità di democrazia.
L’ideale democratico dovrebbe essere l’ideale degli esclusi. La salvezza viene dagli esclusi. Sono loro che garantiscono – devono garantire – la democrazia. [Per questo, la massima falsificazione della democrazia si ha quando gli ultimi sono così tanto ingannati da ammirare e votare chi li inganna].
La democrazia è una cornice di possibilità, che deve essere riempita di un ethos”

Non posso che condividere quello che dice Zagrebelsky, condivido quello che propongono per l’Europa, ma una cosa mi preoccupa. “L’ideale democratico dovrebbe essere l’ideale degli esclusi”, ma mi chiedo quanto si faccia per renderli consapevoli di questo. Che lavoro di militanza attiva si fa per portare  gli ideali della democrazia fra la gente, cosa si fa perché l’ignoranza non permetta alla democrazia di avere la meglio, come si aiuta il popolo a discutere, a prendere coscienza e parte attiva nel mondo che abita.
Quando si prendono iniziative, si fanno convegni indirizzati a chi ha già una base culturale buona. Manca, invece, l’alfabetizzazione democratica là dove prevale la televisione come fonte di informazione, dove vince il populismo o il culto delle personalità, là dove c'è chi subisce e non ha parola. E  così  vincono le elezioni chi sa raccontare bugie, chi regala  promesse a buon mercato.
Allora, come dice, Marc Augé  si dovrebbe fare “guerra all'ignoranza”
Se questa guerra all'ignoranza non verrà dichiarata, per noi non ci saranno speranze: ci incammineremo inevitabilmente verso un mondo di diseguaglianze destinate sempre più ad acuirsi, di pari passo con i nuovi sviluppi della scienza. Proviamo a immaginarci fra cinquant'anni. Il rischio che corriamo è quello di vivere su un pianeta che non avrà più nulla di democratico, nel quale una vera e propria aristocrazia del potere e del sapere regnerà incontrastata su un mondo di consumatori ignari e di esclusi. E proprio in questa direzione che ci stiamo muovendo. Ed è assolutamente necessario reagire. In questo, credo che l'Europa sia investita di una responsabilità particolare, che le deriva dal fatto di aver colonizzato il mondo. La prima forma di globalizzazione è stata la colonizzazione: alla fine della seconda guerra mondiale, l'impero francese si estendeva ancora su tutti i continenti, come l'impero inglese, del resto. In pratica, l'Europa ha colonizzato il resto del mondo. Si tratta di un'effettiva responsabilità: se oggi qualcosa si sviluppa o non si sviluppa dipende da noi, dalle premesse che abbiamo posto. Per potersi sentire autorizzata a parlare davvero in nome della giustizia, del diritto, dell'educazione e della democrazia, l'Europa ha quindi non solo l'interesse, ma anche la responsabilità di compiere questa missione fondamentale”.
Sarà forse un lavoro lento,  ma l’unico che può creare un mondo in cui la democrazia non diventi una parola o un contenitore vuoto. E in questa guerra dovrebbero impegnarsi donne e uomini di cultura, studiosi democratici, ma anche la gente comune, quella più a contatto col mondo reale, in primis la scuola. Senza un lavoro di questo tipo si saranno spese belle parole, belle idee che purtroppo non troveranno mai un terreno dove affondare le loro radici. Il pericolo, invece, è che chi dissente e propone una società alternativa rimanga un èlite senza base che parla a se stessa e non alla gente che sta difendendo.

2 commenti:

  1. Il “ragazzo”, con il suo “imperattivismo”, ho la sensazione di vedermelo materializzare persino dentro il frigorifero. Dipenderà dal fatto che sono meridionale, levantino, anche se trapiantato altrove, e certe smanie velociste mi creano ansia. Per il resto, che piacere ho provato nel leggere questo post... ne sottoscriverei persino gli apostrofi, e trovo le tue conclusioni dirimenti. La questione credo sia proprio nel fare rete tra le donne e gli uomini di buona volontà, in un percorso lungo (forse anche lento, vivaddio) ma ineluttabile giacché non avrebbe buon esito se non passasse attraverso una condivisione vera, senza scorciatoie gerarchiche, che sono poi quelle che alimentano l'ignoranza, la subcultura e la subalternità delegante. Stamattina ho presieduto l'assemblea sindacale del mio istituto scolastico, e mi aspettavo, con una certa angoscia, la solita pletora di rivendicazioni personali e corporative (qualcuna c'è stata, ma tant'è), e invece, contro ogni mia aspettativa, si è parlato di democrazia, cultura, partecipazione, dignità del lavoro, formazione sociale, e si è persino stabilito di produrre un documento da far circolare con i contenuti salienti della discussione. Non era mai successo! Credo che sia un buon segnale, credo che tutti questi piccoli segnali vadano coltivati. Sono importanti per quel cammino di ricostruzione (non rinascita) democratica dal basso, cui dare un senso eversivo (nel senso che davano i latini a questo termine, e-vertere, cambiare direzione), sino alla “bellezza”. E non era forse così idiota quell'Idiota che diceva che “la bellezza salverà il mondo”. Grazie per questo post, è la seconda boccata d'ossigeno che respiro oggi e di questi tempi asfittici non era scontata!

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  2. Grazie a te. Sono anche io convinta che ci sia una maggiore sensibilità politica in molti dopo Bisognerebbe come dici riuscire a fare più rete e ritornare ad una sana quanto necessaria militanza in quelle zone a cui nessuno pensa, ma che sono la maggioranza.

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