17/03/14

Stoner di John Williams

William Stoner è  la storia di un uomo comune, di un professore nato da una coppia di contadini che conducono una vita silenziosa dedita ad un lavoro che non regala né ricchezza né molte soddisfazioni: "Una famiglia solitaria tenuta insieme dalla necessità della fatica". La madre "sopportava la vita con pazienza, come una lunga disgrazia destinata a finire".
Ma il destino di William non sarà fare il contadino. Suo padre deciderà di mandarlo all'università alla facoltà di Agraria perché si sente sconfitto da una terra che non sembra ripagarlo della sua fatica e spera che con nuovi studi il figlio possa un giorno farla fruttare meglio.
Inizia così la vita di Stoner che seguirà una strada diversa da quella segnata dal padre e diventerà professore di letteratura. Sarà il suo professore, Sloane, a distoglierlo dal suo destino, a risvegliare in lui altre passioni: “Shakespeare le parla attraverso tre secoli di storia, Mr Stoner. Riesce a sentirlo?”. E Stoner li sente eccome quei versi struggenti, con un'intensità che lo stordisce e che cambierà la sua vita: “In me tu vedi il crepuscolo di un giorno che dopo il tramonto svanisce all'occidente...”
La sua storia da qui si dipanerà senza nessun evento eclatante. Una vita piatta e triste, la vita di un uomo che si adatta alla situazione senza mai sentirsi veramente protagonista. Vivrà senza mai allontanarsi dalla sua sua Università, tra casa e scuola, manterrà lo stesso lavoro per tutta la vita, si sposerà con Edith, "una giovane donna alta, sottile e bella", a cui rimarrà legato fino alla morte senza che l'amore coroni davvero il loro matrimonio. Anzi Edith si allontanerà da lui senza però lasciargli mai tregua in una lunga e a volte silenziosa quanto crudele lotta sotterranea. Avrà due soli amici e uno di questi morirà in guerra, una guerra a cui lui non parteciperà per rimanere al campo come insegnante: "Sempre,(..) aveva percepito l'abisso  tra i sentimenti che lo studio suscitava in lui e la sua capacità di esprimerli in classe. (..) Più conosceva un argomento, più profondamente lo tradiva parlandone a scuola. Ciò che prima pulsava di vita avvizziva subito nelle parole e ciò che si muoveva il lui appena pronunciato diventava gelido. E la percezione della usa inadeguatezza lo angustiava a tal punto che quel sentimento si fece costante, diventando parte di lui come la curvatura delle sue spalle".
Stoner sarà un bravo professore, senza però riuscire quasi mai ad esprimere fino in fondo la passione per ciò che insegna: ".
Qua e là cercherà di emergere da quella grigia vita quotidiana. Lo risveglierà l'amore per sua figlia  Grace "scoprendo un piacere inatteso nel prendersi cura di lei". Grace siederà spesso accanto a lui mentre lavora, ma  la madre troverà un modo per allontanargliela. Avrà momenti in cui la passione letteraria illuminerà la sua mente e renderà più appassionanti le sue lezione e l'incontro con i suoi studenti. 
L'amore per la letteratura, per il linguaggio, per il mistero della mente e del cuore che si rivelano in quella minuta, strana e imprevedibile combinazione di lettere e parole, di neri e gelidi caratteri stampati sulla carta, l'amore che aveva sempre nascosto come se fosse illecito e pericoloso, cominciò a esprimersi dapprima in modo incerto, poi con coraggio sempre maggiore. Infine con orgoglio. (…) Aveva il sospetto che, con dieci anni di ritardo, stesse scoprendo chi era; e la persona che vedeva era allo stesso tempo più simile e più diversa rispetto a quella che aveva immaginato. Sentiva che finalmente cominciava a essere un insegnante, ovvero un uomo che semplicemente dice quel che sa, traendo dalla sua professione una dignità che ha poco a che fare con la follia, o la debolezza, o l'inadeguatezza dei suoi comportamenti privati. Era una consapevolezza che non poteva esprimere ma che, una volta acquistata, faceva di lui un uomo diverso al punto che nessuno poteva più evitare di accorgersene.
Si innamorerà davvero di un amore passionale e forte di una sua allieva con cui raggiunse un'intesa profonda e Stoner "certe volte, nel torpore assonnato che seguiva l'amore, restava immerso in un flusso lento e delicato di pensieri e sensazioni (...) Sognava la perfezione, sognava mondi in cui lui e Katherine avrebbero potuto stare insieme per sempre, e quasi si convinceva che quei sogni potessero diventare realtà". 
Ma la sua vita tornerà ad essere quel susseguirsi di giorni senza luce e senza gioia.
Un libro che racconta la storia di un antieroe, di un uomo come tanti o meglio è una delle tante storie di uomini che mai vengono alla luce, che rimangono come sospese a metà tra un desiderio di realizzazione e la vita che ha ragione di loro. Un bel romanzo "perché - come dice Irene Bignardi su Repubblica -racconta una storia che non si muove dal suo baricentro. Perché registra una vicenda umana così simile a tante da non essere, all'apparenza, interessante. E da esserlo proprio perché nella gentilezza e nella non reattività del protagonista riconosciamo le mille vite non avventurose, modeste, sbagliate, moderatamente infelici, ma senza lasciare traccia, che abbiamo incrociato" (...) E il fascino del libro sta proprio nel metterci attraverso Stoner e la sua storia dalla parte dei dimenticati, degli umiliati e offesi della vita, di chi vive un profondo masochismo da gentilezza, di chi non sa reagire, offendere per difendersi, cambiare le carte in tavola".
Ed è molto vero quello che dice Peter Cameron: "La verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e gran cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria". A me viene da dire di più: nessuna vita è insignificante se cambiamo il nostro sguardo, se impariamo a vedere le pieghe più segrete dell'esistenza di ognuno di noi, se diamo voce a ciò che non ha voce, se impariamo a essere attenti al quotidiano e non sempre alla ricerca di qualcosa di eclatante per apprezzare la vita e le persone che ci circondano. E' quello che ha fatto John Williams in Stoner.
Davanti agli ostacoli, è vero, Stoner retrocede. L’ipocrisia del perbenismo dominante lo fanno sempre desistere. Non c’è posto per i non combattenti, i non eroi. “Ormai ricordava a malapena – riflette Stoner morente – di aver pensato al fallimento, come se avesse qualche importanza. Gli sembrava che quei pensieri fossero crudeli, ingiusti verso la sua vita”. E quei pensieri sono davvero ingiusti, perché alla fine c'è una virtù che non eccelle, perché poco riconosciuta e portata alla ribalta: l'onestà e la coerenza a cui Stoner non rinuncia. E di uomini onesti abbiamo bisogno, quelli sono i silenziosi eroi di qualsiasi tempo.

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