02/04/14

La bontà senza ideologia...

Foto di Elliot Erwitt
Il bene non risiede nella natura, non sta neppure nella predicazione dei missionari e dei profeti, non sta negli insegnamenti dei grandi sociologi e dei capi popolo, non nell'etica dei filosofi...
Sono gli uomini comuni che portano nei loro cuori l'amore per quanto vive, naturalmente e spontaneamente amano e hanno cura della vita, si rallegrano del caldo del focolare dopo una faticosa giornata di lavoro, non accendono falò e roghi sulle piazze.
Ed ecco, a fianco del minaccioso, grande bene, esiste una bontà quotidiana.
E' la bontà della vecchia che porta un pezzo di pane a un prigioniero, del soldato che dà da bere dalla sua borraccia al nemico ferito, della gioventù che ha pietà della vecchiaia, è la bontà del contadino che nasconde nel fienile un vecchio ebreo.
E' la bontà dei guardiani che mettendo in pericolo la loro stessa libertà, consegnano le lettere dei prigionieri, non ai propri compagni di fede, ma alle madri e alle mogli.
Questa bontà privata di un singolo individuo nei confronti di un suo simile, è senza testimoni, una piccola bontà senza ideologia.
La si può chiamare bontà insensata.
La bontà degli uomini fuori dal bene religioso o sociale.
Ma se ci soffermiamo a riflettere, ci accorgiamo che la bontà fine a se stessa, privata, casuale, è eterna.
Essa si diffonde su tutto ciò che vive, perfino sul topo, su quel ramo spezzato che il passante, fermandosi un istante, accomoda perché gli sia più naturale e facile cicatrizzarsi e guarire.
In questi tempi terribili, quando la follia regna nel nome della gloria dei vari stati, delle nazioni, del bene universale, in un'epoca in cui gli uomini non sembrano più uomini, ma sono stroncati come i rami degli alberi, e come pietre che tirano giù le altre pietre riempiono burroni e fosse, in quest'epoca di orrore e d'insensata pazzia la bontà pietosa, sparsa nella vita come una particella di radio, non è svanita.

Essa, questa bontà stravagante, è anche quanto d'umano c'è nell'uomo, contraddistingue l'uomo, è il punto più alto a cui lo spirito sia pervenuto.
La vita non è male, ci dice.
Questa bontà è silenziosa, fine a se stessa.
Istintiva e cieca.
Nel momento in cui il cristianesimo le diede una forma nell'insegnamento dei Padri della Chiesa, ha cominciato ad offuscarsi, il seme s'è mutato in scorza.
Essa è forte finché è muta, inconsapevole, assurda, finché risiede nella tenebra viva del cuore, finché non è diventata l'arma e la merce dei predicatori, finché l'oro greggio non è stato forgiato in moneta di santità.
E' semplice come la vita.
Persino l'insegnamento di Cristo l'ha privata di forza: la sua forza è racchiusa nel silenzio del cuore umano.
Ma, perduta la fede nel bene, io ho dubitato anche della bontà.
Io soffro per la sua impotenza! A che serve, non è contagiosa! Ho pensato: 'E' impotente, bellissima e impotente come la rugiada'.
Come trasformarla in forza senza inaridirla, senza polverizzarla come l'ha inaridita e polverizzata la Chiesa? La bontà è forte finché è impotente! Appena l'uomo cerca di trasformarla in forza, essa perde se stessa, si oscura, si spegne, si dilegua.
Ora, io ho avuto modo di constatare l'autentica forza del male.
I cieli sono vuoti.
Sulla terra l'uomo è solo.
Con cosa, allora, soffocare il male? Con gocce di rugiada viva, di bontà umana? Questa fiamma non la si può spegnere con l'acqua di tutti i mari e oceani, non è possibile spegnerla con il povero pugno di rugiada raccolta dai tempi evangelici fino all'attuale nostro giorno di ferro...
Nell'impotenza della bontà fine a se stessa consiste il segreto della sua immortalità.
Essa è invincibile.
Quanto più è stupida, insensata, quanto più è impotente, tanto più è infinita.
Davanti ad essa il male non può nulla.
I profeti, i leaders, i riformatori, sono impotenti davanti a lei.
L'amore cieco e muto è il senso dell'uomo.
La storia dell'uomo non è dunque la battaglia del bene che cerca di sopraffare il male.
La storia dell'uomo è la battaglia del grande male che cerca di macinare il semino dell'umanità.

Ma se anche ora l'umanità nell'uomo non s'è spenta, significa che il male non può riportare la vittoria definitiva."
Da "Vita e destino" di Vasilij Semënovič Grossman

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