28/09/14

C’è nello scrivere un trattenere le parole...

Il parlare è quasi sempre dettato da una reazione a qualcosa che accade o a qualcuno che ci interpella, dall'urgenza di dire  qualcosa a qualcuno, di ribattere, di far sentire le nostre ragioni. Si è sollecitati a parlare, a dire cosa pensiamo, come stiamo. Parliamo perché vogliamo metterci in relazione, vogliamo far sentire la nostra presenza. Parliamo, parliamo e troppo spesso questo parlare sembra una corsa a chi dice di più e prima.  
Ma la parola non ci pone al riparo dalla dispersione, non sempre ci aiuta a riflettere, a ponderare e capita anzi che l'suo uso eccessivo produca una disgregazione; per mezzo della parola vinciamo il momento e subito dopo siamo vinti da esso, dalla successione di momenti anche il dialogo stenta a prendere forma. E' più facile che prevalga la prevaricazione, il desiderio di farsi sentire, piuttosto che quello di ascoltare, di mettersi a confronto. E la scrittura ultimamente sta imitando il parlare e rinunciare a quello che più gli era proprio. Pensiamo a tutti si social network. 

Io penso come dice Marìa Zambrano che:
C’è nello scrivere un trattenere le parole, come nel parlare c’è invece un liberarle, un distaccarsi da esse che può essere anche un distaccarsi da noi. Scrivendo si trattengono le parole, le si fanno proprie, soggette a ritmo, contrassegnate dal dominio umano di chi in questo modo le maneggia.…La volontà di trattenere si trova già al principio, alla radice dell’atto stesso di scrivere e l’accompagna permanentemente. Le parole vanno così cadendo precise, in un processo di riconciliazione dell’uomo che le libera trattenendole, di chi le pronuncia con cauta generosità.

2 commenti:

  1. Il socialnetwork forse una presente attuale cultura che non lascia all'accadere, padrone e fabbricante di accadere, di accadersi e lo fabbrica a zonzo in un voler apparire inventato di sé più che una voglia di dirsi curiosa e che cerchi di un interloquire comunicando

    Il cercare non appartiene alla cultura che ci sta correndo, assieme alla non voglia di conoscere

    Parola scritta poi s'è un digerire degli accadere accaduti che ti accorgi ti fanno, anche se son bugia e che s'è lo stesso perche sei sempre te

    Mi viene in mente quel che disse una volta George Grosz
    La mia accademia? La mia accademia sono le scritte che leggo sopra i muri dei cessi

    Un saluto

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  2. Ciao mia cara, non ci frequentiamo tanto ma non manco mai di leggere i tuoi post, tanto pacati quanto istruttivi.
    Mi tocca cambiare il mio indirizzo e mai vorrei perdere il contatto con te.
    Cristiana

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