06/09/14

Miniere di Coltan in Congo e la nostra teconologia

"Non so dirti che cosa fa l'arte e come lo faccia, ma so che spesso ha giudicato i giudici, chiesto vendetta per gli innocenti e mostrato al futuro quel che il passato ha sofferto, sì che non lo si è più dimenticato. So anche che quando l'arte, qualunque ne sia la forma, fa questo i potenti ne hanno paura, e a volte una simile arte circola tra la gente come una voce e la leggenda, perché dà senso a quel che le brutalità della vita non sanno spiegare, un senso che ci unisce, perché finalmente è separabile dalla giustizia. L'arte, quando funziona così, diventa punto d'incontro dell'invisibile, dell'irriducibile, del duraturo, del coraggio e dell'onore".
di John Berger da Presentarsi all'appuntamento

Alfredo Falvo è un fotografo toscano che si è formato all' International Centre of Photography di New York; successivamente ha partecipato a uno stage alla Magnum, scegliendo poi di dedicarsi, in particolare, al reportage sociale. Uno dei suoi reportage è dedicato alla storia di Kisegngo, un villaggio sperduto nel cuore del Katanga, regione a sud del Congo, dove non arrivano né acqua né elettricità; ma in questo villaggio è stato scoperto un importante giacimento di coltan, un composto di niobio e tantalio, estremamente importante per la realizzazione dei chip elettronici di nuova generazione. è il conduttore che serve a ottimizzare il consumo di corrente elettrica ed è utilizzato nelle playstation, per gli airbag delle auto, nei motori dei jet, nei radar. 
Racconta Alfredo Falvo Avevo sentito parlare di questo minerale, ma vedere questi luoghi è stato incredibile. I 160 chilometri che separano il villaggio dal posto più vicino si percorrono in otto ore di jeep, viste le condizioni. Tornerò in Congo a metà gennaio per proseguire il lavoro sulle miniere”. Il massimo della tecnologia deve tutto dunque a questo sperduto villaggio dove i viveri vengono spesso portati in bicicletta e arrivano dopo quattro giorni di viaggio. Il coltan, però, è una sostanza estremamente pericolosa e radioattiva e i minatori che lo estraggono e lo lavorano non hanno nessuna misura di protezione: lo trasportano, lo estraggono e lo lavorano a mani nude.
Ma non è l’unico pericolo mortale. I guerriglieri del Rdc, l’unione congolese per la democrazia, vorrebbero impadronirsi delle miniere e spesso si divertono uccidendo i minatori, per disincentivare l’estrazione e indurre le società straniere a lasciare il paese.

Pochi anni fa nei negozi occidentali si è verificato l’assalto alla playstation 2, introvabile per la mancanza di Coltan, in quanto l’estrazione era bloccata per effetto della guerra civile.


Non è stato facile scoprire i nomi delle società interessate al Coltan, decine di intermediari in Europa, soprattutto in Belgio, ne curano, anche illegalmente l’importazione e il trasporto, ma i principali conniventi di questo spregio dei diritti umani risultano i colossi dell’industria tecnologia, quali Sony, Eriksonn e Nokia, oltre ad un fiorente mercato nero.

Grazie a questo fotografo abbiamo potuto vedere questa realtà che interroga il mondo dei nostri consumi e dei nostri agi. Che costi umani hanno? Ma il dubbio che ultimamente mi viene è che la nostra abitudine a questa realtà stia diventando cronica e irreversibile, tanto da trasformarsi in diffusa indifferenza, aspettando il nuovo cellulare di ultima generazione. 
E allora anche l'arte in questo mondo dominato dal libero mercato, dall'economia e da un capitalismo selvaggio e cinico, forse l'arte può poco, quando non diventi anche questa oggetto di business. Perché il potere sa come appropriarsi della cultura e quindi anche dell'arte. Come sfuggire ai suoi tentacoli?

Eppure racconta Imre Kertész ne "Il secolo infelice" che il maggior terrore delle vittime dei tedeschi era "la paura dell'oblio", la paura di essere dimenticati, la paura che dalla Shoa non ne scaturisse nessun insegnamento.
Oggi ricordiamo in un rito annuale le vittime naziste, ma il nostro è solo cordoglio o il ricordo può diventare una spinta morale per contrastare ogni situazione dalla più piccola alla più grande lo sfruttamento dell'uomo sull'altro uomo fino a togliergli ogni dignità e ogni diritto? E allora come si spiega quello che ho raccontato oggi e quello che succede in altri tantissimi luoghi della Terra?

4 commenti:

  1. c'è un racconto famoso di Eça de Queiroz, suoni un campanello e diventi ricchissimo, però muore un cinese dall'altra parte del mondo (ne hanno tratto anche un musical con Gino Bramieri...).
    E' tutto vero, che fai, suoni?
    La risposta è in queste immagini, la storia di quel racconto è più vera del vero. Noi col telefonino e la playstation, quelli dell'altra parte del mondo che muoiono. E, a completare la storia, ondate di profughi dall'Africa che arrivano sulle nostre coste... Quanto durerà?

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  2. Niente di diverso dai nostri "carusi" delle solfatare siciliane di 80 anni fa...

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  3. Guglielmo, no: qui ci sono centinaia di migliaia di morti, una guerra terribile che dura da molti anni.

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  4. ROSSO MALPELO di Giovanni Verga - Lui alla fine esce per guardare le stelle ... nonostante tutto. E i 400 colpi di Truffaut. Continuare a vivere nonostante il mondo ti abbia relegato in fondo. Vedere sempre la possibilità di sognare. Loro lo insegnano in continuazione. Ieri, oggi, domani, sempre. Al di là di concetti di giustizia ed ingiustizia su cui concordiamo sempre. Grazie
    Ale55

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